25 cose che facevamo prima che inventassero gli smartphone

Nel giorno dell’anniversario del primo smartphone, ecco una lista di cose che facevi prima del suo avvento

Cellulari
di Simone Stefanini facebook 23 novembre 2016 16:21
25 cose che facevamo prima che inventassero gli smartphone

omnitel fanpage

 

Oggi è l’anniversario del primo smartphone, un IBM chiamato Simon Personal Communicator uscito nel 1992, quindici anni prima del primo iPhone e della rivoluzione della connetività.

 

ibm_simon mondi.it - Il primo smartphone della storia

 

Prima dello smartphone infatti il nostro paese era un piccolo mondo antico fatto di cellulari di plastica che facevano due cose sole e coi quali paradossalmente potevi fare di tutto, anche gesti dei quali oggi non ti ricordi più.

Fortuna che ci siamo noi, che da bravi archeologi della nostalgia ti riportiamo alla mente la tua vita senza il wi-fi, senza le app e senza il touch screen.

 

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1) Fare gli squillini che volevano dire qualsiasi cosa. La pensavi? Avevi finito il credito? C’erano i carabinieri che fermavano le macchine? Volevi essere richiamato? La prof interrogava? Eri sotto casa sua ma non volevi usare il citofono? Lo squillo serviva per risolvere ogni tipo di problema.

 

2) Andare in paranoia per aver sforato i 160 caratteri dell’SMS. Facile oggi scrivere poemi, note, longform, saggi per poi condividerli con uno dei tanti servizi di messaggeria tipo WhatsApp. Fino a pochi anni fa le parole erano importanti e contate, perché gli SMS si pagavano.

 

3) Inventare acronimi assurdi per risparmiare caratteri. Per il motivo di cui sopra, il periodo dei telefonini ha creato una generazione di analfabeti che scriveva con la k al posto della ch per risparmiare, o che faceva diventare tutto un acronimo. T.V.U.M.D.B. docet.

 

4) Essere dei maghi col T9. Volare sui tasti più veloce della luce, componendo frasi senza senso che al quinto o sesto tentativo diventavano la parola desiderata. La notte, da ubriachi era tutto un mandare frasi a caso da dover spiegare la mattina seguente. Ok, il risultato finale non è cambiato molto, in effetti.

 

5) Giocare a Snake, sempre e comunque. Un giochino per tutti, democratico, fracassa maroni. Quanti esaurimenti nervosi ha provocato Snake, col suo serpente sempre più lungo da far passare tra gli ostacoli.

 

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6) Comporre la suoneria. Diventare maestri con l’editor per suonerie monofoniche e involarsi in riproduzioni coraggiosissime di classici della canzone italiana, ma anche di complicate melodie di Aphex Twin, degli Area o del tema di Profondo Rosso,

 

7) Scrivere senza guardare lo schermo. Entrare in modalità ninja e riuscire a scrivere frasi complicatissime senza mai guardare il cellulare o addirittura tenendolo in tasca, per i più truffaldini che dovevano rispondere all’amante mentre facevano finta di niente. Tutte cose rese possibili dalla tastiera fisica.

 

8) Ricevere SMS lunghi di cui arrivava solo un pezzo. Un dramma di proporzioni bibliche. Quando l’innamorato scriveva uno spiegone lunghissimo, occupava più di un SMS. Purtroppo la tecnologia non era quella di oggi e arrivavano periodi sconnessi o pieni di suspense tipo: “e quindi tutto questo per dirti che [mancano parti di testo]”, lasciandoti nel dubbio infame.

 

9) Dimenticarsi di ricaricarlo per giorni e non avere problemi. La batteria durava anche 15 giorni, a seconda di quanto lo usavi. L’ultimo dei problemi era quello di controllare la percentuale di carica coi sudori freddi.

 

10) Comprare mille cover colorate. Alcuni modelli tipo il mitico 3310 Nokia, si potevano smontare del tutto per cambiare la cover e personalizzarlo del tutto. Quelli che mettevano la cover con foglia di marijuana, venivano schedati tempo zero dalle locali forze dell’ordine, ma che divertimento ricostruire il proprio telefono.

 

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11) Scambiarsi immagini create in codice ASCII, formate da pixel neri. “Hai visto che ti ho inviato una renna di Babbo Natale?” – “Ah sì? Pensavo fosse lo skyline di Bari.” Effettivamente non si capiva molto dai disegni fatti coi pixel.

 

12) Andare in giro tranquilli senza tracciare il numero dei passi. Ah, che relax, nessuna app contapassi, nessuna app che ti dice cosa devi mangiare per dimagrire o quanto devi andare veloce per bruciare calorie. Solo la vita davanti a te.

 

13) Non aver paura di essere sempre rintracciati dal GPS. “Perché mi hai scritto da Bolzano quando sapevo che eri a Modena?” Il GPS ti aiuta in tante situazioni, ma è anche un incubo degno di Black Mirror, che ti controlla e crea situazioni spiacevolissime ai bugiardi matricolati.

 

14) Non chiedere come prima cosa quando si entra in una casa o in un negozio la password del wi-fi. Al ristorante guardavi il menù, nel museo le opere e in casa dei tuoi amici, parlavi con loro. Sembrano cose scontate, ma guarda qual è la prima cosa che fai oggi in queste situazioni.

 

15) Inviare SMS collettivi spendendo cifre folli. Per Natale non vuoi mandare a tutti i numeri in rubrica lo stesso messaggio di auguri? Nell’epoca pre social, si spendevano anche 10mila lire solo per questa operazione.

 

16) Avere un debole per la Omnitel grazie a Megan Gale. Già parlare di Omnitel sembra di rivivere gli anni ’60, e invece è durata fino al 2002 ed era la compagnia giovane, la più amata dai ragazzi grazie alle pubblicità con quel pezzo di gnocca di Megan Gale in costume da bagno.

 

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17) Chiudere amicizie decennali a causa del gestore telefonico diverso. Quando un amico veniva convinto a passare a Wind e tu avevi con lui lo You & Me con la Omnitel, finiva l’amicizia, senza e e senza ma. Un tradimento in piena regola che non ammetteva perdono.

 

18) Godere della sensazione tattile dei tasti in gomma del telefono. Oh che gaudio quando andavi a smontarlo e toccavi quei tastini in gomma nascosti sotto la tastiera, che sembrano i cuscinetti delle zampine dei gatti.

 

19) Scambiarsi le foto con gli MMS che costavano tantissimo. I primi telefonini con la macchina fotografica incorporata facevano foto tutte pixel, che sembravano comunque miracoli. Il guaio era condividerli tramite MMS, con prezzi tipo un euro a messaggio.

 

20) Abbonarsi ai servizi di loghi e suonerie, perdendo tutti i soldi. La fine degli anni ’90 ha segnato introiti record per quei servizi in abbonamento che ti facevano spendere milioni per scaricare suonerie dei peggiori successi e loghi fatti coi pixel. In molti sono andati in bancarotta.

 

21) Usare la battuta “Ti piego come uno Star Tac”. Anche il bullismo non è più quello di una volta. Oggi in pochi ricordano i telefoni a conchiglia tipo lo Star Tac Motorola, che per usarlo dovevi letteralmente aprirlo e chiuderlo. La battuta era sempre condita da un pugno nello stomaco che ti faceva simulare l’utilizzo del telefonino.

 

 

22) Dover tirare fuori l’antenna per poi rimetterla dentro. Amarcord, i primi modelli avevano l’antenna lunga tipo quella dell’autoradio, che dovevi tirare fuori per chiamare e rimettere dentro per non rischiare di venirne accecato.

 

23) Inviare messaggi a caso per colpa della Xmas Card e della Summer Card. Le card speciali ti davano talmente tanti SMS gratis che alla fine li finivi a caso, scrivendo anche a persone che non conoscevi oppure stalkerando qualche povero contatto per tutte le ore del giorno e della notte. E poi la corsa dal tabaccaio per trovarne una, perché erano carte fisiche, non dimentichiamolo.

 

24) I pantaloni sformati dal tenerlo in tasca. Scusate il titolo, stiamo sempre parlando di telefonini. Ricordiamo che il peso specifico di tali oggetti era tipo 5 smartphone attuali e anche l’ingombro era serio, al punta da far esclamare “Sei contento di vedermi o hai il cellulare nuovo?”

 

25) La leggenda del Nokia 3310, il Chuck Norris dei telefonini. Indistruttibile, oggi è il re dei meme sui telefonini dell’epoca pre smartphone.

4aa  La differenza tra un iPhone e il Nokia 3310

 

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