Il gioco di Gerald, il matrimonio perfetto tra Netflix e Stephen King

Una storia claustrofobica che si svolge tutta nella camera da letto in cui è ammanettata una donna

Cinema
di Eva Cabras 3 ottobre 2017 10:54
Il gioco di Gerald, il matrimonio perfetto tra Netflix e Stephen King

Mentre in Italia stiamo ancora aspettando di vedere It, il film di Andres Muschietti basato sul capolavoro di Stephen King, arriva in sordina su Netflix un altro adattamento del multiverso di SK: Il gioco di Gerald. Dopo le cocenti delusioni avute con la serie tv The Mist e con il lungometraggio La Torre Nera, la versione filmica del libro datato 1992 costituisce una botta di vita niente male. Ottimi attori, ottimo script, ottima gestione della tensione, il tutto tenuto insieme dalla regia di Mike Flanagan. Se King sostiene di amarlo potete fidarvi, almeno stavolta.

Il film racconta della fuga romantica di Jesse e del marito Gerald, alla ricerca di un’intimità sessuale perduta. I due scelgono un cottage sul lago, appartato e silenzioso, ma sin dalle prime immagini, disseminate di strategici indizi, riusciamo a percepire che il romanticismo non avrà lunga vita. La coppia è alienata dall’impotenza di Gerald, curata a colpi di Viagra e, sorpresa, dalle fantasie di stupro che l’uomo ha in mente di concretizzare sulla moglie. Ammanettata al letto, Jesse si sente immediatamente a disagio e comincia a dissotterrare i segnali di un trauma sepolto nel passato. Quando Gerald sarà colto da un infarto, Jesse si ritroverà sola ad affrontare lo scorrere del tempo, la disidratazione e i mostri generati dalla sua mente sotto stress.

 

 

Il punto forte di Il gioco di Gerald sta proprio nel labirinto di proiezioni della mente che la protagonista creerà per non impazzire. Senso di colpa, istinto di sopravvivenza e paranoia prendono corpo, alternandosi in un mix tra sogni, allucinazioni e ricordi. Le interpretazioni di Carla Gugino e Bruce Greenwood mantengono la qualità della recitazione a livelli altissimi, aggiungendo valore a un thriller che gestisce la tensione in maniera eccellente. Non mancano momenti genuinamente ansiogeni con brevi attimi di paura, cortesemente concessi dal background horror di Flanagan, già regista di Oculus, Somnia, Il terrore del silenzio e Ouija – Le origini del male.

 

 

Come sta andando, quindi, la corsa all’adattamento kinghiano? Facciamo un riepilogo. Per il cinema abbiamo La Torre Nera (male malissimo), It (campione d’incassi record) e Il gioco di Gerald (benone), mentre per la tv abbiamo The Mist (abominio) e Mr. Mercedes (molto bene). In futuro su grande schermo ci aspettano il nuovo Children of the corn, 1922 e il secondo capitolo di It, più l’allettantissima serie Castle Rock, che promette di contenere tutto l’universo di SK. Poteva andarci peggio.

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