Manuel Bortuzzo, rientrato a Roma da un viaggio tra Zanzibar e Tanzania con la fidanzata, ha denunciato sui social il danneggiamento della sua sedia a rotelle durante il trasporto in aereo, spiegando di voler richiamare l’attenzione su un problema che riguarda molte persone con disabilità e che, nel 2026, continua a ripetersi negli scali aeroportuali.
Manuel Bortuzzo e la carrozzina danneggiata al rientro a Roma
La sorpresa è arrivata al momento della riconsegna dei bagagli speciali, quando Manuel Bortuzzo ha trovato la propria carrozzina in condizioni tali da non poterla usare. Non un graffio, non un piccolo danno da viaggio. Dalle immagini pubblicate dal nuotatore sui social, tra foto e video, si vede un ausilio compromesso in parti essenziali, con la conseguenza più immediata: restare senza lo strumento che gli consente di muoversi.
Bortuzzo era appena tornato in Italia dopo alcuni giorni trascorsi in Africa orientale, tra mare, spostamenti e momenti condivisi con la fidanzata. Poi, all’arrivo a Roma, la scena che molti passeggeri con disabilità raccontano da tempo: attesa, controlli, la carrozzina che arriva separata dagli altri bagagli e, solo allora, la scoperta del danno. “Le carrozzine sono le nostre gambe, la nostra libertà”, ha scritto il nuotatore, scegliendo parole nette ma senza cercare lo scontro fine a se stesso.
La denuncia sui social: “Sono le nostre gambe, la nostra libertà”
In un primo momento Bortuzzo ha affidato il racconto alle Stories, mostrando quanto accaduto e spiegando il disagio vissuto al rientro. Poi ha deciso di pubblicare anche un post stabile, visibile sul suo profilo, perché — ha spiegato — molte persone gli avevano scritto in privato raccontando episodi simili. Non casi isolati, almeno secondo le testimonianze raccolte in quelle ore dal nuotatore.
Il punto, nel suo messaggio, non riguarda soltanto il danno materiale alla sedia a rotelle. Riguarda l’autonomia. Una carrozzina non è un oggetto qualunque da imbarcare, ha lasciato intendere Bortuzzo, ma un presidio essenziale, costruito spesso su misura, regolato sulle necessità fisiche di chi la usa ogni giorno. “Io posso trovare una soluzione in fretta”, ha ammesso, riconoscendo una condizione di relativo vantaggio. E subito dopo ha chiesto di pensare a chi possiede una sola carrozzina e, se la perde o la riceve rotta, non può andare al lavoro, uscire di casa, spostarsi da solo.
La denuncia ha raccolto in poche ore commenti, messaggi di solidarietà e racconti analoghi. Alcuni utenti hanno parlato di ruote piegate, telai rovinati, sedute consegnate con parti mancanti. Altri hanno ricordato attese lunghe negli aeroporti, procedure poco chiare, personale non sempre formato. Bortuzzo, in quel momento, ha trasformato un disagio personale in una richiesta più ampia: maggiore cura nel trattamento degli ausili per disabili durante i viaggi aerei.
Un problema che riguarda molti passeggeri con disabilità
Il trasporto delle sedie a rotelle in aereo è da anni uno dei nodi più delicati per chi viaggia con una disabilità motoria. Le compagnie e gli aeroporti prevedono procedure dedicate, dall’assistenza al check-in fino alla riconsegna all’arrivo, ma nella pratica i passaggi sono molti e il rischio di danni resta concreto. Basta una movimentazione sbagliata, un carico effettuato in fretta, un fissaggio non adeguato nella stiva.
Per chi utilizza una carrozzina personalizzata, il problema non si risolve con un semplice rimborso. Spesso servono giorni, a volte settimane, per riparare o sostituire un componente, soprattutto quando l’ausilio è adattato alla postura, alla forza residua o alle esigenze quotidiane della persona. Nel frattempo, la vita si ferma o si complica. Una commissione, una seduta di fisioterapia, un impegno di lavoro diventano difficili. Banale, forse, per chi guarda da fuori. Non per chi ci vive.
Nel suo intervento, Manuel Bortuzzo ha insistito proprio su questo aspetto: nel 2026 non dovrebbe più accadere che strumenti indispensabili vengano trattati come bagagli comuni. Il richiamo non è rivolto solo a una singola compagnia o a un singolo scalo, almeno per quanto emerge dal racconto pubblicato, ma a un sistema che deve garantire standard più alti. Più attenzione, più formazione, più responsabilità nei passaggi tra banco, pista e stiva.
Dalla sparatoria dell’Axa alla nuova vita nello sport
La vicenda ha colpito anche perché Bortuzzo è un volto conosciuto ben oltre il mondo del nuoto. Nel febbraio del 2019, quando aveva 19 anni ed era considerato una promessa del nuoto italiano, venne raggiunto alla schiena da un proiettile durante una sparatoria nella zona dell’Axa, a Roma. La lesione midollare lo rese paraplegico e cambiò in modo radicale la sua vita.
Da allora il nuotatore ha raccontato più volte il percorso di riabilitazione, il ritorno all’acqua, la fatica di ricostruire abitudini e prospettive. Non con retorica, ma con la franchezza di chi conosce il peso delle cose pratiche: una rampa, un ascensore, una carrozzina funzionante. Anche per questo la denuncia sul danno subito in aeroporto ha avuto una risonanza immediata. Non era solo la disavventura di un personaggio noto, ma il racconto concreto di una fragilità logistica che può trasformarsi in perdita di autonomia.
Il messaggio lasciato da Manuel Bortuzzo resta semplice: una sedia a rotelle non è un bagaglio accessorio. È libertà di movimento, indipendenza, quotidianità. E quando viene danneggiata, il problema non finisce con una pratica da aprire allo sportello. Comincia lì, davanti al nastro o nell’area dei bagagli speciali, quando una persona capisce di non poter più muoversi come prima.





