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Caldo negli ambulatori Asl di Roma, medici in protesta: «Senza aria condizionata cure a rischio»

La denuncia arriva dall’Ordine dei Medici chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Roma

by Paola Lorusso
22 Giugno 2026
in Cronaca
Ingresso della sede ASL Roma 4 con insegna del Sistema Sanitario Regionale

Ingresso della sede ASL Roma 4

Il caldo negli ambulatori Asl di Roma non è più solo un fastidio estivo. Sta diventando un problema per chi cura e per chi deve essere curato. La denuncia arriva dall’Ordine dei Medici chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Roma, dopo le segnalazioni raccolte in alcune strutture specialistiche pubbliche della Capitale. In piena ondata di calore, mentre le Asl cercano di tenere il passo e di ridurre le liste d’attesa, medici, infermieri, personale amministrativo e pazienti fanno i conti con stanze senza aria condizionata adeguata, o con impianti fermi. Il presidente Antonio Magi avverte: così le prestazioni rischiano di perdere sicurezza, soprattutto quando in ambulatorio arrivano anziani, malati cronici e persone fragili.

Mano che punta il telecomando verso un climatizzatore a soffitto in un ambiente luminoso

Sette ambulatori Asl senza aria condizionata: la denuncia dell’Ordine

Secondo l’Ordine romano, le segnalazioni riguardano sette ambulatori specialistici delle Asl della Capitale dove la climatizzazione sarebbe assente, insufficiente o guasta. Non è il quadro di un blocco generale, ma il campanello d’allarme arriva in un momento già complicato per la sanità sul territorio. In quelle sedi, ogni settimana, vengono garantite migliaia di prestazioni: visite cardiologiche, endocrinologiche, diabetologiche, pneumologiche, neurologiche e di altre specialità.

Il punto sollevato da Antonio Magi è chiaro: chiedere agli ambulatori pubblici di lavorare di più per recuperare gli arretrati e accorciare le attese, senza assicurare condizioni minime negli ambienti di lavoro, crea un corto circuito. Non è un disagio secondario, sostiene l’Ordine, ma un problema che può pesare sul lavoro clinico di tutti i giorni. Nel 2026, viene ricordato, non dovrebbe più succedere che strutture sanitarie pubbliche restino per ore a temperature difficili da sopportare, mentre continuano visite e controlli.

Visite e follow-up al caldo: pazienti fragili più esposti

Il problema pesa ancora di più se si guarda a chi frequenta questi ambulatori. Molti pazienti arrivano per controlli programmati, follow-up, visite specialistiche e monitoraggi legati a malattie croniche. Spesso sono anziani, cardiopatici, diabetici, pazienti con problemi respiratori o persone già provate da condizioni cliniche complesse. In una sala d’attesa calda, poco ventilata, magari con tempi che si allungano, il disagio può diventare un rischio vero. Le temperature alte aumentano la fatica, favoriscono disidratazione, cali di pressione, affanno e perdita di lucidità nei soggetti più vulnerabili.

Per chi deve fare una visita cardiologica o pneumologica, una stanza surriscaldata non è un dettaglio. La cura comincia anche dallo spazio in cui viene data: dalla possibilità di aspettare senza stare peggio, dalla dignità delle condizioni, dalla sicurezza minima garantita a chi entra in una struttura pubblica.

Medici e personale sotto pressione tra liste d’attesa, stress e sicurezza

Per gli operatori sanitari, il caldo si aggiunge a una pressione già forte. Da mesi medici e personale lavorano in un sistema che chiede più visite, più turni, più continuità, con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa. Se a tutto questo si sommano stanze torride, computer accesi, camici, mascherine quando servono e un flusso continuo di pazienti, la tenuta diventa più fragile. Magi richiama un punto spesso trascurato: ambienti non adatti incidono sul benessere psicofisico, aumentano lo stress, abbassano la concentrazione e possono avere effetti sulla sicurezza delle prestazioni.

Un ambulatorio specialistico non è un ufficio qualunque. Qui si raccolgono anamnesi, si leggono referti, si decidono terapie, si comunicano diagnosi e indicazioni delicate. Lavorare per ore con temperature troppo alte significa consumare energie fisiche e mentali che dovrebbero restare al servizio del paziente. E la normativa su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ricorda l’Ordine, vale anche nelle strutture sanitarie pubbliche.

L’appello alle Asl: impianti da riparare e manutenzione prima dell’emergenza

La richiesta dell’Ordine dei medici alle aziende sanitarie è semplice: intervenire subito sugli impianti guasti e programmare una manutenzione preventiva seria, così da non ritrovarsi punto e a capo a ogni ondata di calore. Non si parla solo di riaccendere l’aria condizionata nei sette ambulatori segnalati, ma di trattare gli spazi sanitari come parte della cura. Le ondate di caldo sono sempre più frequenti e intense, e gli edifici pubblici, soprattutto quelli dove si assiste la popolazione, devono reggere meglio.

Investire nel personale resta fondamentale, ma non basta se poi medici e infermieri lavorano in stanze inadatte, con pazienti fragili in attesa e impianti fermi. Gli ambienti di cura fanno parte della qualità del servizio. Una visita fatta bene richiede competenza, tempo e strumenti, ma anche una stanza vivibile, una sala d’attesa sicura e un’organizzazione che non metta in alternativa il recupero delle prestazioni e la tutela della salute. La protesta dei medici romani porta al centro proprio questo nodo: la sanità territoriale non si rafforza solo con gli annunci, ma anche con manutenzioni fatte prima che scoppi l’emergenza.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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