La decisione è arrivata subito dopo l’incidente, con le prime verifiche interne ancora in corso e una domanda che resta sul tavolo: come sia stato possibile far partire dei petardi con i reparti a cavallo già schierati, o comunque a ridosso dell’area operativa.
Via i quattro vigili dalla parata del 2 giugno
Dal comando generale è stato disposto un allontanamento in via precauzionale per i quattro vigili coinvolti, compreso l’agente che, da quanto filtra, avrebbe acceso materialmente i fuochi ed era in servizio nella logistica. Non prenderanno parte in alcun modo alle celebrazioni del 2 giugno e saranno sostituiti nel dispositivo previsto per la sfilata. Un segnale chiaro, anche perché il comandante generale Mario De Sclavis aveva parlato fin da subito di provvedimenti legati alle responsabilità accertate. Per chi sarà lungo il percorso della parata cambierà poco, perché l’evento si terrà regolarmente. Ma dentro la macchina organizzativa il contraccolpo si sente: un episodio del genere, alla vigilia dell’appuntamento più delicato dell’anno, rompe gli equilibri, alza l’attenzione e impone controlli ancora più stretti.
Quattro feriti e testimonianze choc: ora l’indagine punta sui petardi
Il bilancio, per ora, è di quattro feriti: tre militari dell’esercito e una poliziotta, tutti portati al San Giovanni. Due sono stati giudicati gravi, ma non sono in pericolo di vita. Le testimonianze raccontano bene la paura di quei minuti. Una militare, in un audio circolato nelle ultime ore, dice di aver pensato di morire quando il suo cavallo ha cominciato a impennarsi e a girare su se stesso. Un’agente ferita ha invece detto di ricordare solo lo spavento improvviso, la perdita di equilibrio e poi il risveglio in ospedale. È il quadro di una notte di caos: cavalli imbizzarriti, reparti colti di sorpresa, persone travolte, mezzi e auto danneggiati lungo il percorso. Su un punto, però, le versioni sembrano andare nella stessa direzione: i fuochi sarebbero partiti mentre la situazione non era ancora in sicurezza. Ed è proprio qui che si concentra l’indagine interna, perché capire chi ha deciso, chi ha dato l’ok e chi non ha fermato tutto in tempo conta più della sola esclusione dei quattro agenti.




