A Roma, dove ogni ondata di maltempo riporta a galla problemi che si conoscono da anni, la giornata di mercoledì scorso ha riaperto con forza il dossier sulla fragilità della Capitale. Strade bloccate, alberi caduti, allagamenti, frane e perfino i primi incendi di sterpaglie hanno mostrato ancora una volta, tra Roma nord, il Raccordo anulare e il centro, quanto la città faccia fatica a reggere pioggia, vento e ordinaria amministrazione. Stavolta non è accaduto tutto nello stesso momento. Ma il quadro resta quello di una metropoli esposta, dove le emergenze si sommano e finiscono per rincorrersi.
Viabilità sotto stress: dalle consolari al Foro Italico, dove il maltempo paralizza la città
La viabilità di Roma resta il primo vero nodo. Basta un temporale, o anche solo un imprevisto, per mandare all’aria equilibri già precari. Le strade più esposte sono sempre quelle: Tangenziale Est, via del Foro Italico, Grande Raccordo Anulare, la bretella dell’A24, poi via Cristoforo Colombo, via Salaria, via Aurelia, fino ai tratti di via Cipro e via dei Monti Tiburtini, dove le code sono una costante già nelle ore di punta. Quando arriva la pioggia, tutto peggiora in fretta. L’altro giorno la chiusura per ore della via Olimpica in entrambe le direzioni, per rami, alberi e detriti finiti in carreggiata a causa del vento, ha mandato in tilt tutta Roma nord fino al tardo pomeriggio. Un effetto domino, l’ennesimo.
Poi ci sono i problemi che con il meteo c’entrano solo fino a un certo punto. Il blocco del traffico attorno al Foro Italico, registrato di recente per la contemporanea presenza di più eventi sportivi nella stessa zona, ha confermato quanto poco basti per congestionare un quadrante già delicato. In casi come questi il lavoro della polizia locale diventa una corsa continua tra deviazioni, presidi e flussi da ridisegnare quasi minuto per minuto. L’estate, di solito, alleggerisce un po’ la pressione. Ma non risolve il problema.
Alberi instabili e manutenzioni mancate: perché ogni tempesta diventa un’emergenza sicurezza
Il secondo fronte è quello del verde urbano, che a Roma da tempo è diventato un tema di sicurezza pubblica. Durante la bufera di mercoledì mattina sono caduti, secondo i primi dati, circa 60 alberi in meno di un’ora. Non è un caso isolato. A metà aprile i vigili del fuoco hanno fatto oltre 100 interventi per rami e piante crollate a causa di pioggia e vento. Nell’arco dello scorso anno, invece, in città si sono abbattute 614 essenze. Numeri che da soli danno la misura del problema.

A preoccupare, più dei numeri, è il modo in cui questi crolli avvengono. Molti alberi, indeboliti da infiltrazioni d’acqua o da radici compromesse, vengono giù anche nei giorni successivi al maltempo, quando il sole è tornato e il peggio sembra passato. È successo più volte, con feriti, auto danneggiate e in alcuni casi anche vittime. Sotto osservazione ci sono soprattutto i pini marittimi, molto presenti in città e spesso con radici poco profonde, ma il nodo riguarda anche l’età avanzata di molte alberature, la manutenzione discontinua e i cantieri dei sottoservizi, che in diversi casi avrebbero inciso sulla stabilità. In Campidoglio il confronto resta aperto anche con i privati proprietari di terreni e giardini. Segno che la questione non riguarda solo il Comune.
Frane, allagamenti e sottopassi critici: i fronti più esposti da Roma nord all’hinterland
L’altro grande capitolo è quello del rischio idrogeologico a Roma, che tocca zone molto diverse tra loro. Secondo l’ultimo rapporto di Ispra, tra le aree più esposte agli smottamenti ci sono i quadranti di Monte Mario, Balduina e Monteverde, ma segnali arrivano anche da altri punti della città. A febbraio, dopo forti piogge, in viale Tirreno, a Montesacro, il crollo del muro di un palazzo vicino a piazza Sempione ha travolto i dehors di un ristorante, sfiorando i clienti. Poco prima era stato il caso di Isola Farnese, con il regista Tinto Brass rimasto isolato nella sua abitazione a causa di una frana, a riportare il tema al centro dell’attenzione.
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Le aree alluvionali restano sorvegliate speciali: la cosiddetta Tiburtina Valley, Piana del Sole, Ponte Galeria, l’Idroscalo di Ostia, l’Infernetto, poi la fascia tra Labaro e Prima Porta, oltre ad alcuni punti di Montesacro e Casal de’ Pazzi. Più di recente episodi di dissesto hanno riguardato anche corso Francia e la Magliana. Sul fronte degli allagamenti, invece, i punti critici sono noti da anni: tratti del Raccordo, la Tangenziale Est, la via Prenestina in pendenza dopo viale Palmiro Togliatti, i sottopassi dell’Appia, le rampe della Laurentina e la zona di via del Tintoretto. Il 16 aprile via di San Gregorio, a due passi dal Colosseo, si è trasformata in un canale d’acqua. A gennaio criticità e chiusure si erano già registrate tra via Appia, via Ardeatina, via Laurentina, Cassia Bis Veientana, via Salaria e via Pontina. I cittadini parlano spesso di caditoie ostruite e tombini intasati. Un dettaglio solo in apparenza.
Metro allagate e incendi di sterpaglie: l’altra faccia dell’emergenza tra trasporto pubblico e strade
Quando la pioggia insiste, i problemi entrano anche nel trasporto pubblico. Le stazioni della metropolitana allagate sono ormai una scena fin troppo nota ai romani: acqua sulle scale mobili, infiltrazioni dai soffitti, banchine chiuse, cancelli abbassati. Nel dicembre scorso è successo perfino nella nuova stazione-museo Colosseo della metro C, con i viaggiatori costretti a ripararsi mentre scendevano. Negli ultimi anni episodi simili sono stati segnalati a Cipro, Battistini, in alcune fermate del centro e soprattutto a Termini, una delle stazioni più colpite, finita ancora sotto pressione nel luglio scorso durante una forte bomba d’acqua. I video girati con i telefonini e finiti sui social, spesso, raccontano meglio di qualsiasi nota ufficiale il livello del disagio.
Con l’arrivo del caldo, poi, la fragilità cambia forma ma non sostanza. I primi incendi di sterpaglie sono già comparsi ai margini delle grandi arterie. Ieri pomeriggio, sul Grande Raccordo Anulare, tra le uscite per via Laurentina e via del Mare, è andata a fuoco una barriera antirumore, con una nube nera visibile da lontano e rallentamenti in entrambe le direzioni. Da giugno a settembre scene del genere si ripetono su Raccordo, bretelle autostradali e consolari come Aurelia e Pontina: vegetazione incolta, fumo sulla carreggiata, corsie chiuse o ristrette. Le cause, di volta in volta, vengono ricondotte a comportamenti imprudenti, roghi dolosi o scarsa manutenzione delle aree laterali. Il risultato, però, resta sempre lo stesso: una città che, sotto stress, si scopre esposta in tutti i suoi punti nevralgici.




