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Roma, il 13 giugno la sfida delle piazze: ultradestra in corteo per la “remigrazione” e mobilitazione antifascista

Giornata campale per la sicurezza a Roma, quando si concentreranno in città ben quattro manifestazioni

by Luigi Capozzoli
9 Giugno 2026
in Cronaca
Una imamgine di una manifestazione a favore della remigrazione, con uno striscione davanti alla folla

A Roma, sabato 13 giugno 2026, la tensione politica passerà dalle parole alla piazza. Il comitato “Remigrazione e Riconquista” sfilerà a Prati con una manifestazione nazionale sull’immigrazione. Nello stesso pomeriggio, associazioni, sindacati e realtà antifasciste si muoveranno in direzione opposta, chiedendo lo stop al corteo e denunciando un’iniziativa ritenuta contraria ai valori della Costituzione. La giornata è già sotto osservazione di Prefettura e Campidoglio: percorsi vicini, piazze contrapposte, clima acceso da giorni di appelli e comunicati.

Una immagine di disordini durante una manifestazione ProPal

Il corteo di “Remigrazione e Riconquista”: appuntamento alle 15 a Prati

Il corteo promosso da “Remigrazione e Riconquista” è confermato, secondo gli organizzatori, per le 15 di sabato 13 giugno. Il punto di partenza sarà piazza della Libertà, nel quartiere Prati, a pochi passi dal Tevere e non lontano da piazza Cavour. Nel comunicato diffuso dal comitato, la manifestazione viene presentata come un appuntamento nazionale “trasversale e popolare”, aperto a sostenitori, famiglie, associazioni e rappresentanti istituzionali favorevoli a una linea più dura sulle politiche migratorie. Un solo simbolo ammesso, precisano i promotori: il Tricolore.

Nel comitato compaiono sigle e nomi dell’area dell’estrema destra. A partire da CasaPound, con la presenza di esponenti come Luca Marsella, insieme a figure legate ad altre reti militanti: Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti, Ivan Sogari del Veneto Fronte Skinheads e Jacopo Massetti di Brescia ai bresciani. Gli organizzatori respingono l’idea di una piazza aggressiva e insistono su un’immagine ordinata: “Sarà una piazza serena e determinata”, hanno scritto, accusando centri sociali e sinistra di voler creare “un clima di tensione”. Parole nette. E già finite nel mirino degli oppositori.

La scelta di Prati, quartiere istituzionale e residenziale, rende più delicata la gestione dell’ordine pubblico. Nelle prossime ore toccherà alle autorità decidere eventuali prescrizioni su percorso, orari, accessi e distanze di sicurezza rispetto alle altre iniziative previste in città. Per ora, il punto di raccolta indicato resta piazza della Libertà, alle 15.

La proposta di legge sull’immigrazione e le firme che il comitato rivendica

Al centro della mobilitazione c’è una proposta di legge di iniziativa popolare sull’immigrazione. Il comitato promotore sostiene di aver raccolto un numero di firme superiore alla soglia minima necessaria per il deposito in Parlamento. Gli organizzatori parlano di un risultato politico importante e annunciano l’intenzione di portare le sottoscrizioni alla Camera dei deputati nelle settimane successive al corteo. L’obiettivo dichiarato è ottenere in tempi rapidi l’esame del testo.

Il termine “remigrazione”, scelto dai promotori, resta però il nodo più controverso. Nel linguaggio delle destre radicali europee viene spesso collegato all’idea di ritorno o rimpatrio delle persone straniere, anche quando gli organizzatori parlano di una cornice legislativa e non di iniziative fuori dalle regole. È proprio questa ambiguità, secondo i critici, a rendere la manifestazione particolarmente problematica. “Non è una parola neutra”, spiegano dagli ambienti antifascisti romani, dove il concetto viene letto come una formula politica di esclusione, rivolta contro migranti, seconde generazioni e comunità straniere residenti in città.

Gli organizzatori, invece, rivendicano la piena legittimità della proposta e chiedono che il Parlamento la prenda in esame. Nel comunicato diffuso alla vigilia della mobilitazione, sostengono che una raccolta firme di queste dimensioni non possa restare senza risposta istituzionale. Il confronto, così, si sposta dalla piazza al piano legislativo. Ma la tensione non si abbassa. Anzi: chi contesta il corteo mette in discussione non solo le parole usate, ma l’intero impianto politico, giudicato discriminatorio.

La risposta antifascista: cortei tra Colosseo, Piazza Vittorio e Verano

Nello stesso pomeriggio del 13 giugno, la Roma antifascista ha annunciato una mobilitazione ampia, divisa in più appuntamenti. Il principale è fissato alle 15 al Colosseo, da dove partirà un corteo diretto a Piazza Vittorio, nel rione Esquilino. Un luogo simbolico della convivenza tra comunità diverse e della Roma multiculturale. Alla manifestazione hanno aderito associazioni, sindacati, collettivi studenteschi, partiti e realtà civiche che si riconoscono nella difesa dei valori antifascisti e costituzionali.

La scelta di Piazza Vittorio non è casuale. Il quartiere, attraversato ogni giorno da residenti italiani e stranieri, commercianti, studenti e famiglie, è diventato negli anni uno dei luoghi più rappresentativi delle trasformazioni sociali della Capitale. Per i promotori della contro-mobilitazione, portare lì il corteo significa rispondere alla retorica della “remigrazione” con un’immagine concreta di città aperta. “Roma non si chiude, Roma vive delle sue differenze”, ha confidato uno degli attivisti coinvolti nell’organizzazione durante una riunione preparatoria.

Accanto al corteo dal Colosseo, è prevista anche una seconda iniziativa con partenza da piazzale del Verano, promossa da Potere al Popolo e da altre organizzazioni della sinistra radicale. L’arrivo indicato è davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Anche qui il messaggio politico è di netta opposizione alle narrazioni dell’estrema destra e alle proposte considerate discriminatorie verso le persone migranti. Due piazze, linguaggi in parte diversi, un obiettivo comune: contestare la manifestazione di “Remigrazione e Riconquista” e chiedere alle istituzioni di non sottovalutarne il peso pubblico.

L’appello a prefetto e sindaco: divieto, sicurezza e Costituzione

La protesta contro il corteo dell’ultradestra è arrivata anche sul tavolo delle istituzioni. Un appello è stato rivolto al prefetto di Roma, Lamberto Giannini, e al sindaco Roberto Gualtieri. Nel documento, firmato da associazioni, sindacati e forze politiche, si chiede di vietare la manifestazione del 13 giugno, definita “xenofoba” e ritenuta incompatibile con i principi della Costituzione. I firmatari parlano di rischi per l’ordine pubblico, ma anche di una questione civile più ampia: la concessione dello spazio pubblico a iniziative che, a loro giudizio, promuovono esclusione e discriminazione.

L’appello è nato dopo un’assemblea ospitata il 3 giugno nella sede della Cgil di Roma, dentro le attività del Comitato antifascista romano e con il coinvolgimento dell’Anpi. Nel testo si richiama la storia della Capitale, città Medaglia d’Oro per la Resistenza, e si sottolinea come Roma sia da sempre attraversata da popoli, culture e differenze. Per questo, sostengono i promotori, una manifestazione centrata sulla “remigrazione” avrebbe un valore provocatorio ancora più forte, fino a evocare, nella loro lettura, l’idea simbolica di una nuova marcia sulla città.

Ora la valutazione passa alle autorità: diritto di manifestare, sicurezza, percorsi, possibili prescrizioni e compatibilità tra iniziative nello stesso pomeriggio. La giornata del 13 giugno cade inoltre in un calendario già fitto per l’area della destra e dell’estrema destra, con altri appuntamenti previsti a Roma: dalla Manifestazione nazionale per la vita promossa da Pro Vita & Famiglia alla convention di Futuro Nazionale guidata dall’ex generale ed eurodeputato Roberto Vannacci. Sullo sfondo resta anche il festival musicale “La tana della tigre”, rassegna legata all’area del cosiddetto fascio rock.

Per il momento, le piazze restano confermate. Da una parte il corteo di “Remigrazione e Riconquista” a Prati. Dall’altra la risposta antifascista tra Colosseo, Piazza Vittorio e Verano. Sarà una prova per la gestione dell’ordine pubblico, ma anche un passaggio politico sulla presenza dell’ultradestra nello spazio pubblico romano. Una giornata tesa, ancora prima di cominciare.

Luigi Capozzoli

Luigi Capozzoli

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