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Home Cronaca

Termovalorizzatore di Roma, l’antica strada romana ferma una parte del cantiere

Nella zona del cantiere di Santa Palomba è spuntato un tratto di strada romana

by Paola Lorusso
15 Giugno 2026
in Cronaca
Il rendering del termovalorizzatore di Roma

Il rendering del termovalorizzatore di Roma. ©Comune di Roma Capitale

Il Termovalorizzatore di Roma si è fermato davanti a un pezzo di storia. Nel cantiere di Santa Palomba, dove da meno di un mese sono partiti i lavori preparatori dell’impianto, è spuntato un tratto di basolato romano. Non un ritrovamento monumentale, almeno per ora. Ma abbastanza evidente da imporre cautela. La parte interessata è stata bloccata, in modo temporaneo e limitato, mentre il resto dell’area resta sotto controllo.

Dal Campidoglio spiegano che si tratta di una zona “molto limitata e perimetrale”. Una precisazione non casuale, vista la tensione che da tempo accompagna l’opera. Ora la parola passa alla Soprintendenza, che dovrà stabilire valore, dimensioni e destino del reperto.

Una immagine dell'inizio dei lavori del termovalorizzatore di Roma, alla presenza del sindaco Gualtieri
Una immagine dell’inizio dei lavori del termovalorizzatore di Roma, alla presenza del sindaco Gualtieri

Il basolato spunta ai margini del cantiere di Santa Palomba

Il ritrovamento è avvenuto durante gli scavi nell’area destinata al termovalorizzatore di Santa Palomba, a sud di Roma. Secondo quanto riferito dal Campidoglio, si tratta di una porzione di antica strada romana, riconoscibile dal basolato emerso in una zona laterale del cantiere. La scoperta è avvenuta alla presenza dell’archeologo incaricato della sorveglianza, figura prevista proprio per seguire lavori di questo tipo in aree dove il sottosuolo può restituire tracce storiche a ogni passaggio di ruspa.

Il fatto che l’area sia definita perimetrale conta. Nei cantieri significa che il reperto non sarebbe affiorato nel cuore dell’impianto né in una parte considerata centrale per l’opera. Ma questo non chiude la questione. Una strada antica può proseguire oltre il tratto visibile, cambiare direzione, incrociare altri resti. Al momento si parla di una porzione ridotta. Saranno però i rilievi archeologici a dire se il basolato romano sia un frammento isolato o il segnale di una presenza più estesa.

Santa Palomba, del resto, non è un punto qualunque sulla mappa della Capitale. L’area a sud di Roma conserva strati di storia legati alla campagna romana, alle antiche vie di collegamento, agli insediamenti sparsi tra la città, i Castelli e il litorale. Per gli addetti ai lavori, quindi, il ritrovamento non è una sorpresa assoluta. Arriva però nel momento più delicato: quello in cui il cantiere del Termovalorizzatore di Roma passa dalle carte, dai pareri e dai cronoprogrammi ai movimenti di terra veri.

Cantiere fermo solo in quel punto: si attende la Soprintendenza

Dopo l’emersione del basolato, l’area è stata ripulita per permettere una lettura più chiara del reperto. Poi è scattato il sopralluogo della Soprintendenza, chiamata a indicare le misure da seguire. Nel frattempo, in quel punto preciso del cantiere, i lavori sono stati sospesi. Lo stop è dunque parziale e temporaneo. Non riguarda l’intero intervento e, allo stato attuale, non equivale a un blocco dell’opera.

La procedura è quella normale nei cantieri sottoposti a controllo archeologico. Quando emerge un reperto, si fermano i lavori nella zona interessata. Si pulisce, si fotografa, si rileva, si valuta. Solo dopo arrivano le prescrizioni. Possono servire nuovi saggi, un allargamento dell’area di indagine, una protezione provvisoria o piccoli cambiamenti nelle lavorazioni. Il nodo è capire quanto il basolato interferisca con il progetto e quanto, invece, possa essere gestito senza cambiare la marcia del cantiere.

Il Campidoglio ha scelto toni prudenti, insistendo sulla dimensione circoscritta della scoperta. Una linea comprensibile, perché attorno al termovalorizzatore si gioca una parte importante della strategia romana sui rifiuti e ogni rallentamento diventa subito terreno di scontro politico. Ma la cautela vale in entrambe le direzioni. Sarebbe azzardato minimizzare prima delle valutazioni definitive, così come immaginare già uno stop generale. In mezzo ci sono tecnici, archeologi, ingegneri e un dossier che peserà sulle prossime decisioni.

Tutelare, smontare o spostare: le strade possibili per il reperto

Le opzioni non sono molte, ma ognuna porta conseguenze diverse. La prima è la tutela in sito, cioè la conservazione del tratto di strada nel punto in cui è stato trovato, con eventuali accorgimenti per proteggerlo. È la soluzione più naturale quando il reperto è leggibile, si trova in una posizione compatibile e non interferisce con strutture, sottoservizi o opere stabili. Servono però spazio, accesso e un progetto capace di convivere con la presenza archeologica senza trasformarla in un ostacolo continuo.

La seconda possibilità è lo smontaggio controllato del basolato. In questo caso i singoli elementi vengono catalogati e poi rimontati nello stesso sito o in un’area vicina. Roma conosce bene pratiche del genere. Sono state usate in diversi cantieri complessi, quando lasciare il reperto dov’era non era possibile. La linea C della metropolitana, il tunnel sotto piazza Pia, la sistemazione di piazza Augusto Imperatore hanno mostrato quanto l’archeologia urbana non sia un incidente raro, ma una parte strutturale dei lavori pubblici nella Capitale.

Resta anche la ricollocazione altrove, soluzione più delicata dal punto di vista scientifico perché separa il reperto dal luogo in cui è stato trovato. Si prende in considerazione quando la tutela sul posto non è praticabile e quando conservare fisicamente il manufatto diventa la priorità. Sarà la Soprintendenza a orientare la scelta, dopo aver valutato lo stato di conservazione, l’eventuale continuità della strada, il rapporto con altri possibili ritrovamenti e le interferenze con l’opera. In casi come questo, l’archeologia non decide solo se salvare un reperto. Decide anche come raccontarlo senza svuotarlo di senso.

Per il progetto del Termovalorizzatore di Roma, la variabile più concreta riguarda i tempi. Un approfondimento limitato può richiedere giorni o settimane, soprattutto se il reperto resta confinato. Un’indagine più ampia, invece, potrebbe imporre una riorganizzazione dei lavori. Tutto dipende dai dettagli: metri quadrati coinvolti, profondità degli scavi, documentazione richiesta, misure di protezione. È qui che una scoperta definita piccola può diventare, sul piano amministrativo, molto ingombrante.

I comitati chiedono lo stop, il calendario dell’opera resta sotto pressione

I comitati contrari all’impianto hanno letto il ritrovamento come un nuovo argomento per chiedere lo stop al progetto. Da mesi contestano la scelta di Santa Palomba, indicando rischi ambientali, problemi di viabilità, consumo di suolo e impatto su un quadrante già segnato da infrastrutture e insediamenti produttivi. Ora l’emersione della strada romana apre un fronte in più: quello della tutela del patrimonio archeologico, tema capace di parlare anche oltre il perimetro degli oppositori storici al termovalorizzatore.

La richiesta dei comitati è netta: fermare definitivamente l’opera. Al momento, però, questa prospettiva non trova conferma negli elementi tecnici resi pubblici. Lo scenario più probabile resta quello di una gestione del ritrovamento dentro il percorso già avviato, sia sul piano autorizzativo sia su quello operativo. Questo non significa che la scoperta sia irrilevante. Significa che nei grandi cantieri romani l’incontro con il passato apre quasi sempre una trattativa tra tutela e trasformazione, più che un aut aut immediato.

Il Termovalorizzatore di Roma resta uno dei dossier simbolo dell’amministrazione capitolina. L’impianto viene presentato come uno strumento per ridurre la dipendenza da discariche e trasferimenti fuori regione, dentro un sistema dei rifiuti che per anni ha pagato carenze impiantistiche e decisioni rinviate. Proprio per questo ogni sospensione, anche locale, pesa più della sua reale estensione. Una fascia di cantiere bloccata diventa il segnale di quanto sia complicato costruire nella Capitale, dove ogni opera deve fare i conti con strati archeologici, conflitti sul territorio e scadenze politiche.

La prossima mossa spetta alla Soprintendenza. Poi toccherà ai progettisti tradurre le prescrizioni in soluzioni concrete di cantiere. Se il tratto di basolato romano resterà un episodio circoscritto, l’impatto sarà gestibile. Se invece i rilievi diranno che la strada prosegue in modo più ampio, il progetto dovrà assorbire un passaggio più complesso. La scoperta, per ora, non segna una svolta. Ricorda però una cosa molto romana: sotto un’infrastruttura del presente può riapparire, all’improvviso, la geometria di una città molto più antica.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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