Il 2 novembre 2026, due delegazioni di esperti cinesi provenienti da Pechino e dalla provincia dello Shandong sono arrivate all’Acquario Romano, sede dell’Ordine degli Architetti di Roma, per studiare da vicino le tecniche e le metodologie del restauro architettonico romano. Un incontro che segnala qualcosa di preciso: quando si tratta di conservare il patrimonio costruito, Roma rimane un punto di riferimento difficile da ignorare, anche per un Paese che conta migliaia di anni di civiltà propria.
Un confronto tra i due più importanti istituti cinesi di tutela del patrimonio e l’OAR
La collaborazione coinvolge l’Ordine degli Architetti di Roma e i due più importanti istituti di tutela del patrimonio cinese: quello di Pechino e quello della provincia di Shandong. Non si tratta di una visita di cortesia istituzionale, ma di un confronto tecnico orientato allo scambio di competenze nel campo del restauro architettonico. La Cina, come confermato dalle fonti ANSA, si sta aprendo in modo strutturato al mondo del restauro e guarda agli architetti romani come riferimento metodologico.
L’incontro all’Acquario Romano apre nuove prospettive di cooperazione, formazione e scambio professionale nel campo del patrimonio culturale, rafforzando il dialogo tra Roma e Pechino su un terreno concreto: non la diplomazia generica, ma la pratica quotidiana della conservazione degli edifici storici.
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Sant’Angelo in Pescheria e San Giorgio al Velabro: i modelli del restauro architettonico a Roma
Al centro del confronto culturale ci sono due chiese romane che le delegazioni cinesi hanno studiato come casi esemplari: Sant’Angelo in Pescheria, nel Ghetto, e San Giorgio al Velabro. Entrambe rappresentano casi di studio significativi per chiunque voglia comprendere come si interviene su un tessuto edilizio stratificato, dove le epoche si sovrappongono e ogni scelta tecnica deve fare i conti con la storia materiale dell’edificio.
Sant’Angelo in Pescheria sorge sul Portico di Ottavia, nel cuore del rione ebraico: la chiesa incorpora strutture antiche di età augustea, il che rende qualsiasi intervento di restauro un esercizio di equilibrio tra conservazione, leggibilità e compatibilità dei materiali. San Giorgio al Velabro, nel Foro Boario, è nota anche per i danni subiti nel 1993 a causa di un attentato dinamitardo, che rese necessario un restauro complesso e documentato. Entrambi i casi offrono agli esperti cinesi una visione concreta di come si gestisce il restauro architettonico a Roma in contesti di eccezionale densità storica.
Un ponte tra competenze italiane e mercato cinese
Lo scambio non ha solo valore accademico. Secondo quanto riferito dall’ANSA, la collaborazione è descritta come un ponte strategico che valorizza il brand della produzione italiana attraverso le competenze degli architetti, integrate anche alle PMI. In altri termini, il saper fare romano nel restauro non è soltanto un patrimonio culturale da esibire, ma una competenza esportabile, capace di generare relazioni professionali e opportunità economiche concrete.
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Questo aspetto è rilevante perché posiziona l’Ordine degli Architetti di Roma non solo come custode di una tradizione disciplinare, ma come soggetto attivo in una rete internazionale di cooperazione tecnica. La Cina, con un patrimonio costruito di dimensioni enormi e un crescente interesse per la conservazione dei propri siti storici, rappresenta un interlocutore di peso. Il fatto che siano stati gli istituti cinesi a cercare il confronto con Roma — e non il contrario — dice qualcosa di preciso sul peso specifico che le competenze italiane continuano ad avere in questo settore.
Il ruolo dell’Acquario Romano come hub di dialogo internazionale
La scelta della sede non è neutra. L’Acquario Romano, in piazza Manfredo Fanti, ospita dal 1992 la sede dell’OAR ed è esso stesso un edificio di interesse storico, costruito alla fine dell’Ottocento su progetto di Ettore Bernich come primo acquario d’acqua dolce d’Italia. Accogliere le delegazioni cinesi in questo spazio significa anche mostrare, fisicamente, come un edificio storico possa essere restituito alla vita pubblica mantenendo la sua identità architettonica.
Il dialogo avviato il 2 novembre rafforza una tendenza già visibile negli ultimi anni: Roma come laboratorio di pratiche conservative che altri Paesi guardano con interesse crescente. Le fonti ANSA confermano che l’incontro ha aperto prospettive di cooperazione futura, con formazione e scambio professionale come assi principali. Resta da vedere in che forma si strutturerà questa collaborazione nei prossimi mesi, ma la direzione è chiara: il restauro architettonico romano ha trovato nuovi interlocutori a Oriente, e l’OAR sembra intenzionato a costruire su questo inizio qualcosa di più duraturo di una singola visita.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





