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Home Economia

Affitti a Roma, il canone concordato supera il 50% ma il mercato resta sotto pressione

by Paola Lorusso
21 Giugno 2026
in Economia
Affittasi2 20062026 dailybest

Affitti a Roma, il canone concordato supera il 50% dei contratti registrati. È il dato emerso dal confronto sul mercato immobiliare organizzato da Confedilizia il 18 giugno nella sede dell’associazione, in linea con le rilevazioni dell’Agenzia delle Entrate. Nella Capitale questa formula non è più una scelta marginale: riguarda ormai oltre un contratto su due. Un segnale forte, ma non basta a rassicurare. Perché il mercato resta teso: offerta scarsa, proprietari cauti, famiglie in difficoltà, tasse, morosità e sfratti continuano a pesare sugli affitti e sui redditi medi.

Cartello affittasi giallo su saracinesca metallica chiusa

Il sorpasso del canone concordato nei contratti registrati a Roma

Il dato più rilevante dell’analisi di Confedilizia è il peso raggiunto dal canone concordato nel mercato romano. La formula, basata sugli accordi territoriali e su valori più contenuti rispetto al libero mercato, ha superato la soglia del 50% dei contratti registrati. Non è una valutazione ricavata dagli annunci online o dalle impressioni degli operatori: il riscontro arriva dai dati dell’Agenzia delle Entrate, quindi dai contratti realmente depositati.

Roma diventa così uno dei principali osservatori italiani sulle nuove locazioni. Il vecchio contratto ordinario di lunga durata, per anni la forma più comune dell’affitto residenziale, perde terreno. Non sparisce, ma conta meno. Al suo posto avanzano formule più regolate, spesso più adatte a una domanda che cambia in fretta, è frammentata e guarda con attenzione al prezzo.

Il nodo è tutto qui: il canone concordato cresce perché prova a far incontrare due esigenze che oggi faticano a stare insieme. Gli inquilini cercano affitti meno pesanti rispetto ai valori di mercato. I proprietari, dall’altra parte, chiedono regole fiscali e contrattuali più chiare e meno rischiose. La cedolare secca ridotta, quando si può applicare, ha inciso molto. Per molti locatori è la leva che rende sostenibile accettare un canone più basso.

Questo sorpasso, però, dice anche altro. Il mercato romano non si sta semplicemente calmierando. Sta cercando di reggere una tensione ormai strutturale. I prezzi restano alti nelle zone centrali e semicentrali, la domanda non diminuisce e gli stipendi crescono poco. Il contratto concordato diventa quindi una valvola di sfogo. Utile, certo. Ma non una soluzione definitiva.

Perché proprietari e inquilini scelgono formule più flessibili

La crescita del canone concordato non dipende solo dal risparmio immediato. Racconta anche un modo diverso di abitare Roma. Studenti, lavoratori a tempo, famiglie separate, professionisti che si spostano, nuclei che non riescono a comprare casa: la domanda è molto meno stabile rispetto a vent’anni fa. E anche i proprietari, in questo quadro, tendono a scegliere formule più chiare e meno esposte agli imprevisti.

Per gli inquilini il vantaggio principale resta l’accesso a un affitto più sostenibile. A Roma, dove il costo della casa pesa sempre di più sui bilanci familiari, anche 100 o 150 euro al mese possono fare la differenza. Il canone concordato non rende automaticamente economico un appartamento, soprattutto nei quartieri più richiesti. Però introduce un riferimento e limita gli eccessi del libero mercato.

Per i proprietari il ragionamento è diverso, ma altrettanto concreto. Un contratto concordato può portare benefici fiscali, rendere l’immobile più appetibile e allargare la platea dei possibili inquilini. In una città dove la morosità fa paura e i tempi per recuperare una casa sono considerati lunghi, trovare una persona affidabile pesa quanto ottenere il canone più alto possibile.

La flessibilità, però, ha anche un rovescio. A Roma crescono contratti transitori, affitti per studenti, locazioni brevi e formule miste. Non tutte rispondono allo stesso bisogno sociale. Alcune servono davvero a chi si muove per studio o lavoro. Altre, invece, riducono l’offerta stabile per chi cerca una casa in cui vivere per anni. Dentro questo mosaico, il canone concordato prova a difendere la funzione residenziale dell’affitto. Ma da solo non può compensare la spinta del turismo, la scarsità di alloggi disponibili e la concorrenza tra usi diversi dello stesso patrimonio immobiliare.

Pressione fiscale, morosità e sfratti: i nodi che frenano l’offerta

L’analisi di Confedilizia insiste su un punto spesso lasciato sullo sfondo: l’offerta non dipende soltanto da quante case esistono, ma da quanti proprietari sono disposti a metterle sul mercato regolare. A Roma il patrimonio immobiliare è ampio, ma non tutto arriva all’affitto ordinario. Una parte resta vuota, una parte prende altre strade, una parte viene tenuta ferma per paura di cause, mancati pagamenti o perdite economiche.

La pressione fiscale è uno dei problemi più citati dai proprietari. Tra imposte, manutenzioni, spese condominiali e rendimenti netti spesso più bassi del previsto, molti locatori vedono l’affitto come un investimento meno conveniente di quanto possa sembrare dall’esterno. Il canone concordato attenua il problema, ma non lo cancella. Nei quartieri dove i valori immobiliari sono alti, la distanza tra il possibile prezzo di mercato e il canone calmierato resta significativa.

La morosità pesa ancora di più sul piano della fiducia. Il timore che un inquilino smetta di pagare, insieme ai tempi necessari per rientrare in possesso dell’immobile, condiziona le scelte di migliaia di piccoli proprietari. Non si parla solo di grandi patrimoni o società immobiliari. A Roma una parte importante dell’offerta privata è in mano a famiglie con uno o due appartamenti, spesso ricevuti in eredità o acquistati con risparmi accumulati negli anni.

Il tema degli sfratti e dei procedimenti di rilascio resta quindi decisivo. Secondo Confedilizia, tempi giudiziari troppo lunghi riducono la fiducia e spingono molti proprietari a non affittare, oppure a scegliere formule considerate più gestibili. Il risultato è un paradosso: meno offerta regolare significa più concorrenza tra inquilini e più pressione sui canoni. E così la città finisce per allontanare progressivamente chi ha redditi normali, non solo chi vive situazioni di fragilità evidente.

Piano Casa e agenzia sociale: le misure attese sul mercato romano

Il confronto promosso da Confedilizia arriva mentre la questione abitativa è tornata al centro dell’agenda nazionale e locale. Il presidente Giorgio Spaziani Testa ha richiamato le iniziative legate al Piano Casa e al disegno di legge sul rilascio degli immobili, indicandole come passaggi destinati a incidere su un mercato già sotto pressione. Roma, da questo punto di vista, è un banco di prova complicato: domanda alta, offerta insufficiente, differenze fortissime tra quartieri e redditi spesso lontani dai valori delle case.

Sul fronte comunale, l’avvio dell’agenzia sociale per l’abitare viene seguito con attenzione. L’obiettivo dichiarato è facilitare l’incontro tra proprietari e inquilini, offrendo garanzie, orientamento e strumenti di mediazione. Se funzionerà, potrà intercettare proprio quella fascia grigia che non rientra nell’edilizia popolare, ma non riesce più a reggere il mercato libero. È la fascia dei lavoratori, delle giovani coppie, delle famiglie monoreddito, dei separati, degli studenti fuori sede senza patrimoni alle spalle.

La sfida sarà trasformare le misure in fiducia vera. Ai proprietari servono tempi certi, incentivi chiari e tutele in caso di morosità. Agli inquilini servono affitti compatibili con gli stipendi reali, non con medie statistiche spesso lontane dalla vita quotidiana. Al mercato serve più offerta, ma un’offerta che resti dentro il circuito residenziale e non venga assorbita da usi più redditizi.

Il dato sul canone concordato oltre il 50% non è un punto d’arrivo. È piuttosto il segnale che il mercato romano sta cercando un equilibrio meno doloroso. La Capitale ha già preso una strada diversa dal solo libero mercato, ma l’equilibrio resta fragile. Senza nuove case accessibili, regole applicabili e una riduzione del rischio percepito dai proprietari, anche la formula oggi più usata rischia di restare un argine provvisorio davanti a una domanda abitativa che continua a crescere.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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