Che U.S. Agent sia il fanatico repubblicano per eccellenza del Marvel Universe nessuno ha dei dubbi, anzi: proprio questa ambiguità ideologica è stato uno degli aspetti di maggior successo della creatura di Mark Gruenwald, nata come nemesi speculare di Captain America. Da un lato Cap, libertario, democratico e profondamente antirazzista; dall’altro U.S. Agent — U.S. Agent: il fanatico repubblicano che non si scusa mai — sorta di «cane» del Governo, conservatore viscerale e manifestatamente wasp. Partendo da questi presupposti, che anche la serie Falcon & The Winter Soldier ha ripreso con forza, U.S. Agent: Il Fanatico Americano di Christopher Priest e Georges Jeanty, pubblicato da Marvel Panini, è una piccola gemma che vale la pena leggere — o rileggere oggi, in un clima politico globale che rende il personaggio ancora più urgente. Per scoprire l’altra faccia, scomoda e affascinante, dell’essere un conservatore in costume.

Chi è U.S. Agent: il fanatico repubblicano della Marvel
Per capire perché John F. Walker sia diventato l’archetipo del conservatore muscolare nei fumetti americani, bisogna partire dalla sua origine. Creato da Gruenwald nel 1986 come antagonista diretto di Steve Rogers, Walker incarna tutto ciò che Cap rifiuta: l’obbedienza cieca all’autorità governativa, il nazionalismo aggressivo, la convinzione che la forza bruta sia sinonimo di giustizia. Non è un villain, però — ed è proprio questo il punto più interessante. È un fanatico convinto, uno che crede davvero in quello che fa, e questa sincerità lo rende al tempo stesso pericoloso e tragicamente umano.
La run di Priest radicalizza questa lettura: U.S. Agent che vediamo in queste pagine ha il grandissimo fascino di essere non tanto un classico eroe caduto, quanto qualcuno che non è mai stato davvero un eroe. John F. Walker è, prima di ogni cosa, una persona irrisolta, un uomo che continua a sbagliare essendo convinto di essere nel giusto, che credeva ciecamente in un ideale — quel tanto fumoso e irraggiungibile concetto di America come «terra dei buoni e dei coraggiosi» — e che invece, a più riprese, si è dovuto scontrare con la dura realtà.
La psicologia del fanatico: perdite, solitudine e ideologia
Una realtà fatta, in primis, di perdite: quella dell’amato fratello maggiore, poi della sorella minore e quindi del suo alleato Lemar, più che un commilitone un vero amico, forse l’unico. Ed ecco allora che Walker, destituito dal ruolo di agente governativo, si trova senza arte né parte, in balia di cospirazioni, nemici vecchi e nuovi. Insomma: solo. Sarà un presunto nemico a farlo destare dal torpore — o meglio, un errore amico, una piccola vendetta consumata dietro a una scrivania farà partire l’avventura del patriota americano.
Priest costruisce questa solitudine con precisione chirurgica: Walker non è mai simpatico, eppure non riesci a smettere di seguirlo. Il suo conservatorismo non è una maschera narrativa ma una struttura psicologica coerente — e questo lo rende il fanatico repubblicano più credibile che i fumetti Marvel abbiano mai prodotto.

La sceneggiatura di Priest: nessuno è davvero buono
Ecco allora che questo «eroe» imperfetto si mette in marcia e finisce per scoprire la più classica delle cospirazioni, con quel pizzico di follia che personalmente ho davvero apprezzato. Anche se la fluttuazione qualitativa di alcune tavole lascia un po’ perplessi — ci sono momenti che a livello di impatto grafico non convincono del tutto — il tratto di Jeanty si combina bene con la sceneggiatura di Priest, che ha in pratica una e una sola regola: nessuno è buono, tutti sono più o meno corrotti, e ognuno degli attori in campo è convinto di stare perpetrando il bene.
È una visione del mondo sorda, nervosa, soffocante — e perfettamente adatta a raccontare un personaggio come Walker. Priest non assolve il suo protagonista, ma non lo condanna nemmeno: lo osserva con la stessa fredda curiosità di un entomologo davanti a un insetto raro.

Perché leggere U.S. Agent oggi: il fanatico americano è più attuale che mai
Nonostante un ritmo narrativo che nella prima parte fa un po’ fatica a ingranare, U.S. Agent: Il Fanatico Americano è un ottimo albo — soprattutto perché è un racconto a fumetti dell’America più profonda, dei suoi orridi abissi e di alcune, sparute ma concrete, ancore di salvezza. Nel panorama politico di questi anni, con le tensioni tra identità nazionale e pluralismo che non accennano a placarsi, la figura di U.S. Agent come fanatico repubblicano acquista una risonanza che va ben oltre la carta patinata.
U.S. Agent, la nemesi di Cap America, non è il personaggio più semplice da raccontare: senza un po’ di follia, un po’ di kitsch voluto e una solida riflessione sull’«America First» non si va lontano. E invece questo John Walker addirittura, a un certo punto, vola. Che sia una metafora o solo un ottimo momento d’azione, sta a voi deciderlo.
FAQ su U.S. Agent: il fanatico repubblicano
- Chi ha creato U.S. Agent?
- U.S. Agent è stato creato da Mark Gruenwald nel 1986 come antagonista e nemesi ideologica di Captain America, incarnando un conservatorismo nazionalista che Cap rifiuta.
- Perché U.S. Agent è definito «il fanatico repubblicano»?
- Perché John F. Walker rappresenta l’obbedienza cieca all’autorità governativa, il nazionalismo muscolare e la convinzione che la forza sia sinonimo di giustizia — valori associati all’ala più dura del conservatorismo americano, in netto contrasto con il libertarismo democratico di Steve Rogers.
- Cosa racconta l’albo «U.S. Agent: Il Fanatico Americano» di Priest e Jeanty?
- La miniserie segue John Walker dopo la sua destituzione dal ruolo di agente governativo: solo, in balia di cospirazioni e nemici, è costretto a fare i conti con le proprie perdite e con la distanza tra l’ideale americano in cui crede e la realtà corrotta che lo circonda.
- U.S. Agent appare in Falcon & The Winter Soldier?
- Sì. La serie Marvel Studios ha ripreso e ampliato il personaggio, portando la sua ambiguità ideologica a un pubblico globale e rendendo la run di Priest ancora più rilevante come testo di riferimento.
- Vale la pena leggere questo albo oggi?
- Assolutamente sì. Nel clima politico attuale, la figura di U.S. Agent come fanatico convinto — né villain puro né eroe — offre una delle riflessioni più lucide che i fumetti Marvel abbiano prodotto sull’identità americana e sui suoi cortocircuiti ideologici.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






