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di Mattia Nesto 14 Febbraio 2019

Dichiarazione d’amore in cinque atti a Final Fantasy VIII

A vent’anni di distanza dall’ottavo capitolo della serie di Squarenix (ex Square) vi diciamo i cinque motivi per cui lo amiamo ancora

Nonostante siano passati esattamente vent’anni Final Fantasy VIII è ancora oggi considerato uno dei migliori capitoli della serie, rivaleggiando con il mitico VII (ritenuto il più completo e struggente di tutti e di cui i fan sono in affannosa attesa dell’annunciato ma non ancora realizzato remake per le moderne console) e il dolcissimo IX (con i suoi personaggi solo apparentemente fanciulleschi, vero Vivi?). Ecco quindi che non potevamo non presentarvi i cinque motivi per cui FFVIII è un gioco assolutamente indimenticabile. E il fatto che il pezzo esca oggi, proprio a San Valentino, non è per niente casuale.

 

Il filmato d’apertura

No, cioè lo avete visto anche voi giusto? Ecco questo genere di intro, nel 1999 era, senza senza e senza ma, la cosa più epica, ricca di fomento e di concreta magia mai vista non solo nel mondo dei videogiochi ma anche per una buona fetta dell’intrattenimento di tutti i tempi. C’è praticamente tutto. Con la computer grafica che spinge, il più possibile sull’acceleratore del motore di gioco, con la musica di Nobuo Uematsu, lo storico compositore della serie (di cui torneremo a parlare) che aggiunge carica emotiva e pathos e con i personaggi di Seifer, di bianco vestito e di Squall, ovviamente in total-black, che se la danno di santa ragione a livello omerico mentre Rinoa (sola e unica ragazza del nostro cuore) guarda attonita i due duellanti. I colpi di spada che risuonano nel campo in un turbinio di piume e petali di fiore fa il resto: ancora adesso fa venire i brividi vero?

 

Il giubbotto di pelle di Squall

Diciamocelo chiaramente: Squall Leonhart non è esattamente il personaggio più carismatico della serie dei FF. Infatti, anche a causa di un retroterra biografico ricco di traumi e di abbandoni. non è proprio quello che si può definire un compagnone: manca infatti del coraggio biologica di Cloud di FF VII ma anche non è solare e commovente come Gidan del IX e neppure ridanciano come Tidus del X. Squall è ombroso, taciturno e introverso ma è anche un fottuto figo che si permette di fare il bello e il cattivo tempo nel mondo di gioco indossando un bomberissimo di pelle nera con con colletto di pelo bianco che sarebbe sembrato fuori luogo anche nel bel mezzo del Gods of Metal 2005. Nonostante questo gli vogliamo un bene a quel bambinone mai cresciuto: e quando attiviamo attiviamo il “raggio esplosivo” del suo Gunblade il ghigno di soddisfazione misto a ammirazione è lo stesso di vent’anni fa.

 

L’atmosfera del Garden

Nonostante sia una delle prime aree che il giocatore incontra, il Garden di Balamb, ovvero l’accademia dove studia Squall è anche una delle zone più iconiche dell’intera serie dei FF. Grazie ad un’ost che si è conficcata come una pallottola nella nostra testa (e che, una volta ascoltata anche per pochi secondi, ci fa scattare tutte le volte un attacco di nostalgia e commozione fulminante), gli ambienti ampi e ricchi di dialoghi tra studenti spesso buffi e teneri ma anche con quella sensazione di “disastro imminente” che aleggia nell’intera struttura scolastica, il Garden è davvero un capolavoro del level-design. I fondali pre-renderizzati di quella scuola, di fatti “fermi e immobili” ma che nella fantasia del giocatore erano più animati della stessa realtà, non smetteremo davvero mai di guardarli ammirati.

 

I G.F. (no, il Grande Fratello non c’entra)

Anche in questo caso si tocca uno dei vertici assoluti e della serie e della storia del gaming. Infatti mai come prima (e forse anche dopo) evocare i Guardian Force, ovvero quelle creature che i nostri personaggi sono in grado di richiamare in battaglia per darci una mano, è stato tanto spettacolare. Non solo sono tanti i G.F. dell’ottavo capitolo, più di venti se si considerano anche quelli segreti, ma sono, letteralmente, uno più bello dell’altro da vedere e da evocare. Tra la leggiadria assoluta di Shiva, la bestialità di Ifrit, la feroce crudeltà di Diablos  e la simpatia assoluta di Kyactus c’è un G.F. per ogni gusto e tutti hanno un’ispirazione artistica fuori dal comune. Ecco perché scovarli e averli in squadra è sempre stata un’emozione unica.

 

“Eyes on me”

Avevamo detto ad inizio del pezzo del geniale Uematsu vero? Beh in FF 8 Uematsu  ha realizzato una delle sue composizioni più famose di sempre, la celeberrima “Eyes on me”, che tanto ruolo riveste nella storia del gioco e che tanto successo ha mietuto in questi anni. Una canzone “fatta e finita”, nata ancora durante la fase di lavorazione di Final Fantasy VII ma giudicata “troppo romantica” per quel capitolo tanto ombroso e pieno di venature drammatiche. Non che l’ottavo sia leggero, anzi, tutt’altro però sicuramente la romance è maggiormente in evidenza. Beh sta di fatto che “Eyes on me” è diventato una hit di grandissimo successo sia in Oriente come nel resto del mondo ed è per questo motivo che quando abbiamo saputo che il prossimo 23 marzo al Teatro Ciak di Milano andrà in scena Distant Worlds, ovvero lo spettacolo con orchestra che dal vivo eseguirà le ost più importanti della saga di FF, non abbiamo non potuto acquistare i biglietti un secondo dopo. Perché così come l’ottavo capitolo, tutta la serie di Final Fantasy (nonostante i capitoli moderni come il XV affascinino ma convincano meno) fa parte ormai del nostro immaginario comune e della nostra, amatissima, cultura pop. Cento e cento ancora di questi vent’anni, Final Fantasy VIII!

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