Geek
di Mattia Nesto 25 Novembre 2020

Noise è il miglior thriller del 2020 e, sì, è un fumetto

Il volume di Tetsuya Tsutsui pubblicato da J-Pop Manga è un must have istantaneo

Al termine della lettura di Noise, il manga in tre volumi di Tetsuya Tsutsui, edito da J-Pop Manga in un’elegante collection box, si rimane a lungo a pensare. Già perché siamo di fronte a uno dei dei migliori thriller di quest’anno se non il migliore del 2020. Poche storie ci hanno così tanto fatto riflettere come quella costruita da Tetsuya Tsutsui, perché si muove su pochi elementi, quasi scontati ma che hanno una forza colossale nelle pagine del manga. Ma andiamo con ordine.

L’ambientazione gioca un ruolo da protagonista. Infatti ci troviamo in un piccolo paesino del Giappone più rurale, circondati da alte montagne innevate, fitti boschi e numerose piantagioni, soprattutto di fichi neri, vero e proprio fiore all’occhiello della zona. Grazie all’intraprendenza di Keita, un agricoltore venuto dalla città ma con le idee chiare, questi prelibati fichi neri si impongono e diventano una sorta di brand distintivo per tutta la comunità di abitanti. Tutto pare scorrere con le caratteristiche di un idillio: il paese si sviluppa, iniziano a presentarsi i primi investitori e il lavoro aumenta. Eppure, un giorno, sorta di deus ex machina al contrario, alla porta dell’azienda agricola di Keita fa capolino un misterioso figuro.

In questo tempo sospeso, ecco che un uomo inquietante e dai modi violenti chiede di poter lavorare nell’azienda agricola. Questo “corpo estraneo” (non usiamo i termini a caso, visto che ci sarà proprio un capitolo con questo nome) rompe di fatto l’equilibrio di ogni cosa. Tutti gli abitanti del paesino, a partire da Keita, passando per l’amico cacciatore Jun, l’agente Moriya e l’ispettore Hatakeyama verranno coinvolti in un’artigliata vicenda fatta di sangue, interessi e segreti da mantenere tale per il benessere e la prosperità della vallata.

Se state pensando a una sorta di Twin Peaks in chiave manga siete, al tempo stesso, vicini e lontani dal cuore del racconto. Infatti se da un lato la geografia è molto simile, con quel senso di isolamento e lontananza dalla civiltà del capolavoro di Lynch, qui la storia ci dona anche degli squarci molto interessanti e profondi sulla società giapponese e sul suo sistema giuridico e carcerario. Un po’ come è capitato con 17 anni (ve ne abbiamo parlato qui), leggere un fumetto può davvero fare conoscere costumi e usanze così diverse dalle nostre. Si scopre così come il senso di colpa, in Giappone, non solo sia un’onta ma una macchia che è quasi impossibile da eliminare: accompagnerà per sempre l’individuo che ha sbagliato fino a quando, in circostanze del tutto eccezionali, riuscirà in un certo senso a redimersi. Ed è proprio quanto avviene in Noise.

Grazie a un raffinatissimo ma mai forzato gioco di rimandi con i tempi della natura e soprattutto della maturazione/coltivazione dei fichi, l’autore ci racconta “la maturazione dei sensi umani”, sia quelli negativi che quelli positivi. Non ci sono eroi propriamente tali in questa storia, ma ci sono persone vere, in carne e ossa, che possiamo capire e, quasi, comprendere anche nelle decisioni più folli e estreme che saranno chiamate a prendere nel prosieguo. Ve lo assicuriamo: il thriller c’è anche se, dopo circa trenta pagine, sappiamo esattamente come sono andate le cose. Eppure rimaniamo attaccati alla storia, presi da un vortice di emozioni fortissime, colti in pieno nella nostra intima voglia di scandagliare i segreti di una piccola comunità.

Grazie a un bianco e nero rigoroso e a un disegno preciso, che esplode nella descrizione di dettagli minuscoli come l’interno dei fichi neri o gli insetti che si posano sulle foglie, Tetsuya Tsutsui ci dona un racconto notevolissimo, scritto con cura e grazia che non fa sconti in fatto di temi trattati ma che mai e poi mai, al contrario di tanti suoi colleghi, non marcia sul senso dell’orrore o del gore fine a se stesso. Come abbiamo detto prima a ogni azione corrispondenza una reazione che, seppur nel suo essere estrema, è perfettamente “ragionevole”. Ecco perché, una volta terminati i tre volumi pubblicati da J-Pop, siamo rimasti a pensare a lungo. E la domanda era una e una sola: e noi, a loro posto, al posto di Keita cosa avremmo fatto? E perché, d’ora in avanti, tutte le volte che arrotoleremo una foglia e ci fischieremo dentro non potremo non trattenere una lacrima?

 

NOISE  – Tetsuya Tsutsui

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