Il punto non è il tracciato in sé, quanto come è stato pensato in uno dei passaggi più delicati, quello di piazzale Ardeatino. Associazioni e comitati contestano la scelta di far deviare il percorso invece di lasciarlo correre lungo le Mura. E da qui rilanciano una richiesta che a Roma torna puntuale ogni volta che si parla di spazio pubblico: togliere spazio alle auto dove la strada non riesce più a reggere tutto.
A piazzale Ardeatino è lì che la ciclabile divide il quartiere
La contestazione parte da una deviazione che, per chi vive e attraversa la zona, ha poco senso. Nel tratto di piazzale Ardeatino, la ciclabile non continua sotto le Mura ma gira attorno al complesso del Tata Giovanni, per ricongiungersi solo più avanti, all’altezza di largo Chiarini. I comitati la definiscono una curva “incongrua” rispetto all’idea di parco lineare.
Ed è proprio questo il nodo: se il progetto nasce per dare valore al corridoio monumentale e urbano delle Mura, quel cambio di traiettoria viene letto come un passo indietro. Non è solo una questione estetica o simbolica. In quartieri come San Saba e Aventino, dove gli spazi sono stretti e l’equilibrio tra traffico, residenti e visitatori è già fragile, ogni deviazione pesa. E può voler dire perdere, o restituire, un pezzo di città.
La richiesta al Campidoglio: pedonalizzare il viale e togliere i bus turistici
La proposta più chiara è la pedonalizzazione del tratto di viale di Porta Ardeatina tra piazzale Ardeatino e largo Chiarini. Per la rete di associazioni è questa la soluzione che permetterebbe alla ciclabile di correre davvero sotto le Mura, senza forzature. Sullo sfondo c’è anche un problema pratico, già riconosciuto in municipio: quel tratto è a senso unico nella direzione opposta e, soprattutto, ha una carreggiata troppo stretta per far convivere auto e biciclette senza creare altri punti critici.
A questo si aggiunge la richiesta di eliminare gli stalli dei bus turistici lungo il viale, una questione che i residenti sollevano da tempo perché quei mezzi, sostengono, pesano sulla vivibilità del quartiere. Poi ci sono gli interventi più concreti: cordoli di protezione per la pista, attraversamenti pedonali luminosi e anche l’ipotesi di un’isola ambientale per abbassare velocità e traffico di passaggio.
Il 6 giugno l’assemblea pubblica sulla viabilità sotto le Mura
Il prossimo passaggio è l’assemblea pubblica annunciata per sabato 6 giugno a piazzale Ardeatino, promossa dalla rete inquilini Ater di San Saba, dal movimento urbano Rete Attiva, da Salvaiciclisti Roma e da altre realtà locali, tra cui Fiab, Legambiente Lazio, Cittadini per l’Aria e Polo Civico Esquilino. Più che sulla ciclabile in sé, il confronto si giocherà sulla nuova viabilità da costruire attorno a quel tratto di Mura.
È spesso qui che i progetti romani si bloccano: tutti d’accordo sull’idea generale, molto meno quando si tratta di decidere chi deve arretrare di qualche metro, chi perde parcheggi, chi deve cambiare abitudini. Ma la questione sollevata dai comitati è tutt’altro che teorica. Se quella strada continuerà a funzionare come un corridoio per auto veloci, la pista rischia di nascere già zoppa. Se invece il Campidoglio sceglierà di ridisegnare davvero quel tratto di Porta Ardeatina, allora la ciclabile potrà diventare qualcosa di più di una semplice striscia d’asfalto accanto a un monumento.




