Lo sciopero taxi Roma arriva dopo settimane di tensione, rimasta sotto traccia solo all’apparenza. Le auto bianche si fermeranno sabato 27 giugno per 24 ore, trasformando una vertenza fatta di tavoli e richieste in un segnale diretto al Campidoglio. I tassisti contestano all’amministrazione capitolina di non aver dato seguito agli impegni presi dopo il presidio di maggio: controlli, concorrenza irregolare, tariffe, ristori e gestione del servizio pubblico. Non c’è un solo motivo dietro la protesta, ma una lista di questioni rimaste aperte. Il messaggio della categoria è chiaro: senza risposte concrete, la mobilitazione potrebbe non fermarsi al 27 giugno.

Taxi a Roma, lo stop di 24 ore fissato per sabato 27 giugno
La data è stata scelta con attenzione: sabato 27 giugno, sciopero di 24 ore dei taxi a Roma. Non un giorno qualunque. Il sabato significa turismo, spostamenti verso stazioni e aeroporti, uscite serali, arrivi e partenze del fine settimana. I sindacati spiegano di voler mandare un segnale forte, senza però colpire nel pieno della settimana lavorativa.
Una mossa calibrata: fermare il servizio in una giornata comunque pesante per la mobilità, presentandola come un primo avvertimento al Campidoglio. Dietro la scelta c’è anche la volontà di capire quale sarà la risposta dell’amministrazione prima di alzare il livello dello scontro. Tra le sigle firmatarie ci sono Filt Cgil Taxi, Fit Cisl Taxi, Ugl Taxi, Federtaxi Cisal, Uritaxi, Fast Confsal Taxi, Cna Taxi, Claai Atapl, Unione Tassisti d’Italia, Agci Taxi, Legacoop Lazio Taxi, Confcooperative Trasporto Persone Roma, Consultaxi, Sul Taxi, Atitaxi e Associazione Tutela Legale Taxi. Tutte parlano di una categoria stanca, dopo mesi di promesse considerate rimaste sulla carta.
Lo stop del 27 giugno viene quindi presentato come un passaggio obbligato, non come un gesto isolato. E l’avviso è rivolto al Comune: senza provvedimenti, i prossimi scioperi potrebbero cadere in giornate ancora più delicate per Roma.
Dal presidio del 5 maggio all’ultimatum: così si è rotta la trattativa
La frattura parte dal presidio del 5 maggio, quando centinaia di tassisti si erano radunati sotto il Campidoglio per chiedere risposte su problemi accumulati da tempo. Dopo la manifestazione, una delegazione era stata ricevuta in Comune e in Prefettura. Da quell’incontro, secondo le sigle, era arrivata la promessa di aprire entro 15 giorni un confronto con l’amministrazione capitolina, per trovare soluzioni sulle criticità denunciate dalle auto bianche. I sindacati avevano già tracciato una linea: senza risposte chiare, definitive e risolutive, sarebbe arrivata la proclamazione dello sciopero. Quel termine, secondo la categoria, è scaduto senza risultati visibili.
A inizio giugno è arrivato un nuovo ultimatum. Poi la decisione di fermarsi. La rottura, però, non riguarda solo i singoli provvedimenti. Riguarda anche il metodo. I tassisti accusano il Campidoglio di aver aperto tavoli, raccolto richieste, promesso interventi e poi lasciato tutto sospeso. Nella nota sindacale si parla di mesi di promesse, incontri e rassicurazioni, senza che l’amministrazione abbia mantenuto gli impegni presi. È questo, per la categoria, il punto che ha trasformato una trattativa ancora recuperabile in una mobilitazione vera e propria. Ora non chiedono un’altra convocazione, ma atti verificabili.
Abusivismo, Ncc fuori territorio e pochi controlli: le accuse delle sigle
Il capitolo più duro è quello della concorrenza considerata irregolare. I sindacati denunciano abusivismo diffuso, presenza di Ncc fuori territorio, mezzi non autorizzati e controlli ritenuti troppo deboli nelle zone più sensibili della città. Le auto bianche parlano di una pressione quotidiana su stazioni, aeroporti, aree turistiche e grandi eventi. Luoghi dove, secondo la categoria, il confine tra servizio autorizzato e trasporto improvvisato diventa sempre più sottile.
Nel mirino finiscono anche golf cart e mezzi elettrici che, nella ricostruzione delle sigle, svolgerebbero trasporto persone senza rispettare le stesse regole imposte ai taxi. Il tema, spiegano i sindacati, non riguarda solo la categoria. Tocca anche l’uso dello spazio pubblico, la sicurezza dei passeggeri e la trasparenza delle tariffe. Per questo i tassisti chiedono più verifiche, più presenza su strada e un coordinamento stabile tra amministrazione, polizia locale e soggetti competenti.
Nello stesso quadro rientra la denuncia sul degrado nelle principali stazioni: file disordinate, procacciatori abusivi, passeggeri intercettati fuori dai canali regolari, difficoltà nel far rispettare turni e aree di sosta. Per le sigle, senza controlli continui, le regole restano solo sulla carta. Il Campidoglio viene accusato di non aver dato seguito agli annunci e di aver lasciato i tassisti soli davanti a una concorrenza definita sleale e non controllata.
Tariffe, ristori e 060609: i dossier ancora sul tavolo
Accanto ai controlli restano aperte le questioni economiche e organizzative. La prima riguarda l’adeguamento Istat delle tariffe, atteso dalla categoria e indicato come uno dei punti su cui l’amministrazione non avrebbe dato risposte soddisfacenti. In una città dove carburante, manutenzione, assicurazioni e costi di gestione pesano sui bilanci dei singoli tassisti, il mancato aggiornamento viene letto come un altro segnale di immobilismo.
C’è poi il tema dei ristori, legato anche alle misure discusse nei mesi scorsi, con procedure giudicate lente e poco chiare. Altro nodo è il servizio 060609 Chiama Taxi, considerato dai sindacati uno strumento da rilanciare, non da lasciare indietro. Per le sigle, il numero unico potrebbe rendere il servizio più accessibile, soprattutto per residenti, anziani, turisti e utenti meno abituati alle applicazioni digitali. Il fatto che venga citato insieme a tariffe e ristori mostra quanto sia ampia la vertenza: non si parla solo di licenze o concorrenza, ma dell’intero sistema taxi a Roma.
Lo sciopero del 27 giugno diventa così una prova di forza e, insieme, un promemoria pubblico su una trattativa mai davvero chiusa. Se il Campidoglio deciderà di intervenire, dovrà farlo su più fronti. Se invece prevarrà l’attesa, la categoria ha già fatto capire che il calendario delle proteste potrebbe farsi più pesante, con effetti più visibili sulla città.






