Due giorni fa, il 4 novembre, la Sala Borgna dell’Auditorium Parco della Musica di Roma ha accolto un appuntamento costruito attorno a uno dei lavori più ambiziosi del Novecento musicale europeo: Voices di Hans Werner Henze, eseguito dal New European Ensemble sotto la direzione di Carlo Boccadoro. L’occasione era precisa — il centenario della nascita del compositore — e il concerto ha portato nella capitale uno dei rari allestimenti italiani di un’opera che raramente circola nel repertorio delle stagioni ordinarie. Il legame tra Hans Werner Henze e il Parco della Musica, in questo contesto, ha assunto una valenza simbolica difficile da ignorare.
Un’opera costruita su testi poetici e politici
Voices è, nella produzione di Henze, un caso a sé. Secondo quanto riportato da Turismo Roma, l’opera è stata descritta come un intenso mosaico di testi poetici e politici, una definizione che restituisce bene la natura stratificata di un lavoro in cui musica e parola non si limitano a coesistere ma si interrogano a vicenda. Henze compose Voices attingendo a fonti letterarie diverse, costruendo un percorso che attraversa registri emotivi e ideologici distanti tra loro, tenuti insieme dalla coerenza di una scrittura musicale rigorosa e personale.
Il New European Ensemble, ensemble olandese specializzato nel repertorio contemporaneo, ha scelto questo lavoro per il proprio tour italiano di novembre, che prevede due tappe: Roma e Reggio Emilia. La scelta di portare Voices in Italia nel centenario henzeano non è casuale — è una dichiarazione di posizione su cosa significhi fare musica contemporanea in modo non museale, senza appiattire un compositore scomodo e complesso in una celebrazione agiografica.
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Carlo Boccadoro alla guida del New European Ensemble alla Sala Borgna
A dirigere l’ensemble è stato Carlo Boccadoro, figura ben radicata nel panorama della musica contemporanea italiana. La sua presenza alla testa del New European Ensemble per questo progetto dedicato a Henze ha conferito alla serata una dimensione che va oltre il semplice omaggio: si tratta di un dialogo tra un ensemble europeo con una lunga pratica sul repertorio del secondo Novecento e un direttore che opera stabilmente in Italia, capace di mediare tra la tradizione interpretativa nordeuropea e il contesto del pubblico romano.
La Sala Borgna dell’Auditorium Parco della Musica è una delle sale più adatte a Roma per questo tipo di repertorio: la sua dimensione raccolta e l’acustica favorevole alla musica da camera amplificata la rendono uno spazio in cui la complessità di Voices — i suoi cambi di registro, la sua densità testuale — può dispiegarsi senza disperdersi. Non è la grande sala per i grandi organici sinfonici, ma uno spazio dove l’ascolto può farsi più attento e diretto.
Il centenario di Henze e la ricezione italiana
Il 2026 segna il centenario della nascita di Hans Werner Henze, compositore tedesco morto nel 2012 e considerato tra le voci più originali e politicamente consapevoli della musica europea del dopoguerra. La sua produzione — vastissima, che spazia dall’opera lirica alla musica da camera, dalla sinfonia al teatro musicale — ha attraversato decenni di trasformazioni estetiche e politiche senza mai perdere una riconoscibilità stilistica forte.
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Nel panorama delle celebrazioni internazionali per questo anniversario, la tappa romana del New European Ensemble con Voices ha rappresentato uno dei momenti più significativi per la capitale. Non una retrospettiva, non un convegno: un’esecuzione dal vivo di un’opera difficile, portata in una sala che può contenere un pubblico numericamente limitato ma potenzialmente molto coinvolto. È esattamente il formato che un anniversario come questo richiede — non la commemorazione di facciata, ma il confronto diretto con la musica.
Il fatto che il tour del New European Ensemble abbia incluso l’Italia — e Roma in particolare — segnala anche qualcosa sullo stato della ricezione di Henze nel paese. La sua musica non è mai diventata repertorio corrente nelle stagioni dei grandi enti lirici italiani, eppure il suo rapporto con l’Italia è stato profondo e duraturo. Portare Voices all’Auditorium Parco della Musica significa inserire questo lavoro in un contesto dove può trovare nuovi ascoltatori, al di là del pubblico già convertito alla musica contemporanea.
Il concerto del 4 novembre alla Sala Borgna ha chiuso una serata che, nei termini più concreti, ha offerto a Roma qualcosa di raro: un’opera del Novecento maturo, eseguita da un ensemble di alto livello, in una sala adatta, nel contesto di un anniversario che meritava ben più che una semplice citazione nei programmi di stagione. La seconda tappa italiana del progetto, a Reggio Emilia, porterà Voices anche fuori dalla capitale, completando un percorso che ha scelto la qualità dell’esecuzione come forma più onesta di omaggio.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





