Il primo occhio bionico del mondo è realtà, e non si tratta di fantascienza: siamo già nella fase operativa di una tecnologia che restituisce la vista a chi l’aveva perduta per sempre. Nell’attesa dell’invisibilità e del volo, siamo a tanto così da uno dei superpoteri più invidiati di sempre — la vista bionica — e il dispositivo che lo rende possibile si chiama Argus II.

Cos’è l’Argus II: il primo occhio bionico approvato al mondo
L’Argus II è una protesi retinica sviluppata per restituire la vista parziale alle persone affette da retinite pigmentosa (RP), una malattia degenerativa che distrugge progressivamente le cellule sensibili alla luce nella retina, portando alla cecità totale. Nei soli Stati Uniti la patologia colpisce circa 100.000 persone; a livello globale i numeri sono ben più alti, rendendo la posta in gioco enorme.
«Dopo quindici anni di sviluppo possiamo finalmente entrare nella fase operativa», ha dichiarato Brian Mech, vice-presidente della società produttrice. «L’Europa ha già approvato l’Argus II, ora è arrivata l’approvazione anche dalla FDA americana: con questo, gli Stati Uniti hanno il loro primo occhio bionico.» Un traguardo che segna un prima e un dopo nella storia della medicina visiva.
Come funziona il primo occhio bionico del mondo
Il meccanismo alla base dell’Argus II è tanto elegante quanto rivoluzionario. Il sistema sostituisce le cellule fotosensibili danneggiate con una matrice di 60 elettrodi impiantata direttamente nella retina, nella parte posteriore dell’occhio. Questi elettrodi stimolano le cellule retiniche residue — ancora funzionanti nella RP — che a loro volta trasmettono il segnale al nervo ottico e, da lì, al cervello.
Il sistema completo si compone di tre elementi integrati:
- Una piccola videocamera montata su un paio di occhiali indossati dal paziente;
- Un processore visivo portatile, agganciato alla cintura, che elabora i dati in tempo reale;
- La matrice di elettrodi impiantata nella retina, che riceve i segnali via wireless dagli occhiali e li converte in impulsi elettrici.
Il sistema funziona proprio perché la retinite pigmentosa, pur distruggendo i fotorecettori, lascia intatto il resto del percorso visivo: nervo ottico e corteccia cerebrale rimangono operativi. L’Argus II si inserisce esattamente in quel vuoto, agendo da ponte tra il mondo esterno e il cervello del paziente.
Quanto vede chi indossa l’occhio bionico?
La domanda più immediata è anche la più onesta: quanto si vede davvero con 60 elettrodi? «Non è possibile ripristinare la visione ad alta risoluzione — spiega Brian Mech — è come guardare la TV su uno schermo con soli 60 pixel. Ma è comunque in grado di fornire informazioni sufficienti per permettere alle persone di spostarsi senza aiuti.» Una visione sorda, sgranata, lontana dalla nitidezza di un occhio sano — eppure infinitamente più ricca del buio totale della cecità.
Per chi non ha visto nulla per anni, distinguere una porta da un muro, percepire il movimento di una persona o orientarsi in uno spazio aperto rappresenta un cambiamento radicale nella qualità della vita. La strada verso la super-vista alla Superman è ancora lunga, ma la rotta è segnata.
Il futuro dell’occhio bionico: dove siamo oggi
Dalla prima approvazione regolatoria a oggi, la ricerca sull’occhio bionico non si è fermata. I laboratori di tutto il mondo — dall’Australia agli Stati Uniti, passando per i centri di eccellenza europei — stanno lavorando a protesi di nuova generazione con matrici da centinaia o migliaia di elettrodi, in grado di restituire una visione molto più dettagliata. Alcune sperimentazioni puntano a bypassare completamente la retina, stimolando direttamente la corteccia visiva del cervello: un approccio che potrebbe aiutare anche chi ha perso la vista per cause diverse dalla RP.
Il primo occhio bionico del mondo è già realtà. Quello che verrà potrebbe cambiare per sempre il significato stesso di «vedere».
FAQ sull’occhio bionico
Il primo occhio bionico del mondo è già disponibile per i pazienti?
Sì. L’Argus II ha ricevuto l’approvazione della FDA americana e il marchio CE europeo, ed è disponibile come dispositivo medico certificato per i pazienti affetti da retinite pigmentosa in stadio avanzato.
Chi può beneficiare dell’occhio bionico Argus II?
Il dispositivo è indicato per adulti con retinite pigmentosa grave che abbiano conservato una percezione residua della luce. Il nervo ottico deve essere integro, poiché l’Argus II si affida a quella via per trasmettere i segnali al cervello.
L’occhio bionico restituisce una vista normale?
No, almeno non nella generazione attuale. Con 60 elettrodi la risoluzione è molto bassa — paragonabile a un’immagine di 60 pixel — ma sufficiente per percepire forme, movimenti e contrasti, migliorando significativamente l’autonomia del paziente.
Esistono occhi bionici più avanzati dell’Argus II?
La ricerca è in rapida evoluzione. Nuovi prototipi con matrici ad alta densità e approcci che stimolano direttamente la corteccia visiva sono in fase di sperimentazione clinica, con risultati promettenti per gli anni a venire.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






