Cari lettori, non condividete sui social ciò che non vi piace. Sembra un consiglio banale, eppure è forse il gesto più rivoluzionario che possiate compiere oggi nell’ecosistema digitale italiano. Ogni condivisione dettata dalla rabbia, ogni commento indignato, ogni clic furioso su un articolo che vi ha fatto salire la pressione: tutto questo alimenta esattamente il tipo di contenuto che vorreste non vedere più.
In Italia, il social deputato alla polemica è di sicuro Facebook. Su Twitter/X si litiga velocemente, su Instagram ci si fa belli, ma se c’è da imbastire un dissing di quelli seri, con un milione di commenti e condivisioni piene d’astio, allora Facebook è il luogo della tragedia annunciata.
È capitato a tutti di parlar male di qualcosa o qualcuno sul social più amato dagli italiani, magari postando un articolo che ci ha fatto arrabbiare o peggio, il quale viene poi condiviso dai nostri contatti anch’essi arrabbiati e alla fine la nostra bacheca risulta piena degli stessi contenuti che, nella realtà dei fatti, non ci piacciono.
Non è certo una novità che l’editoria web al momento sia alimentata dall’odio e che i contenuti altri, che tentano di imporsi nel mare magnum di guano che appesta le nostre letture quotidiane, non ce la facciano ad arrivare a un vasto pubblico. Come il dibattito politico sui social vive più di distruzione che di costruzione, così tutti gli argomenti trattati dalla vasta umanità che nutre e si serve dei social sono in gran parte notizie o opinioni create per fare polemica.
STOP MAKING STUPID PEOPLE FAMOUS recita un famoso murales attribuito a Plastic Jesus e diventato meme che gira in varie forme anche sui social e che potrebbe essere la chiosa dell’argomento in questione, perché di base sui social non importa che una condivisione sia data dalla stima o dal disgusto, è il numero che conta. Lo diceva un edonista come Oscar Wilde che bene o male, l’importante è che se ne parli, mentre a un visionario come Andy Warhol pare sia attribuita la paternità della profezia secondo cui nel futuro tutti avrebbero avuto 15 minuti di gloria. È ciò che sta accadendo ma spesso accade alle persone sbagliate, per le ragioni sbagliate.
Perché condividere ciò che non vi piace è controproducente
Gli algoritmi di Facebook, Instagram e X non distinguono tra una condivisione entusiasta e una indignata: registrano soltanto l’interazione. Ogni volta che rilanciate un articolo con un commento del tipo
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






