Society
di Simone Stefanini 14 Dicembre 2015

I 10 trend degli anni ’90 che non devono tornare di moda

La moda degli anni 90 è nella top 5 delle più brutte di tutti i tempi

beverly gds - Una carrellata di look immondi.

 

Bastano poche parole per descrivere gli anni ’90: Beverly Hills 90210, le Spice Girls, i Take That, le ragazze di Non è la Rai, Fiorello. Bene, solo con questo manipolo di persone abbiamo toccato picchi di fashion-orrore talmente alti da poter causare seri problemi di cuore a Carla Gozzi e Enzo Miccio.

 

NR4tmxO imgur - L’ha presa bene.

 

La nostalgia ci fa guardare a quegli anni come ai migliori della nostra vita, solo perché non ci ricordiamo di preciso come ci conciavamo. No, non stiamo dicendo che gli eccessi hipster contemporanei siano tanto meglio, ma stavolta il nostro è un grido d’allarme.

 

GIF_scream_queens_first_look_1-1432073570 widemovie - Paura.

 

Come sapete, dopo che la prima metà degli anni ’10 ha attinto tutto quello che poteva dagli anni ’80, in tema di musica, moda, trend, design e pure feste a tema, la seconda metà che va a iniziare riporterà sicuramente in auge le mostruosità degli anni ’90. Dal momento che siamo distratti e sempre di corsa, vi forniamo un breve dossier su ciò che mai e poi mai dovrà essere disseppellito dalla memoria sopita di quella decade visivamente immonda.

 

1) Le giacche color pastello tipo Fiorello

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Dovete solo provarci ad andare in giro con le giacche arancioni, celestine o rosso sangue con le spalline modello Grande Mazinga che portava Fiorello ai tempi del Karaoke. Magari portate coi pantaloni ascellari e coi capelli tirati all’indietro col codino. Meglio ancora: con la passata come facevano Nesta o Buffon da giovani. Provateci e ve al dovrete vedere con noi.

 

2) I braccialetti / collanine coi ciucci

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Ci piacerebbe sapere chi è il primo che ha avuto l’idea brillante di creare dei mini ciucci (o ciuccini) colorati da appendere al collo o al braccialetto. Cioè, si capisce anche senza essere fashion blogger che è un’idea del menga. Eppure 20 anni fa se non ce li avevi non eri nessuno. Oggi, fortunatamente, li usano solo i kandi ravers. Se non sapete chi sono andate a cercarvi le foto. La vostra faccia assumerà la tipica espressione Perché?

 

3) I pantaloni sotto la gonna

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È nato prima l’uovo o la gallina? In questo caso Bjork ha copiato da Gwen Stefani o viceversa? In ogni caso il look era molto simile: top che faceva fuoriuscire l’ombelico e/o reggiseno del costume, capelli coi codini, trucco creativo e gonna sopra i pantaloni. Andate a chiedere a un giovane degli anni ’90 se era facile finire in seconda base con una ragazza che indossava insieme gonna e pantaloni. La risposta è NO.

 

4) Il collarino di pizzo / velluto

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I Nineties sono anche simbolo di lolitismo. Di teenager che si vestivano con gonne cortissime stile liceo giapponese, magliettine che facevano fuoriuscire di tutto di più e l’immancabile collarino di pizzo o di velluto, col medaglione o senza, meglio se integrato con acconciatura a caschetto, con frangetta. Tutta colpa di Natalie Portman, che poi c’ha messo una vita per scusarsi di quell’outfit lì.

 

5) I pinocchietti

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Il look dell’adulto: orribili sandali tipo Giuda, maglietta aderente, zaino monospalla e dulcis in fundo, i pinocchietti. Quei pantaloni, chiamati tecnicamente Capri, che non erano né shorts né pantaloni lunghi. Lasciavano fuori parte del polpaccio e tutta la dignità. Tutta.

 

6) Le scarpe a zeppa

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Il must di tutti quelli che andavano in discoteca. Buffalo, Art, Fornarina, rendevano una ragazza alta 1.50 di colpo una vichinga (o una nana sui trampoli). Se prendevi una storta, dovevano abbatterti come si fa coi cavalli al Palio di Siena. Non sono mai passate di moda nel circuito dei dancefloor più oscuri e dei rimasti sotto.

 

7) Il doppio taglio di capelli

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Riga nel mezzo, assolutamente obbligatoria, caschetto di capelli a metà orecchie, rasati dietro. Tutti così. Guardate ad esempio com’era conciato Alessandro Cattelan. Dai, scherziamo, è Nick Carter ai bei tempi dei Backstreet Boys, quando era il bello della band. Ecco, ora immaginatevi quelli brutti.

 

8) I pantaloni da ciclista

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Nonostante Axl Rose nell’immagine qui sopra non voglia noie, era solito indossare il capo più orribile di tutti: i ciclisti. Se se li metteva un uomo, vedevi tutto, in modo particolareggiatissimo. Per intendersi, capivi se era circonciso o meno. Per le ragazze poi era la fiera del cameltoe. E vi lamentate di qualche barba, i risvoltini e un po’ di ciuffo?

 

9) Il pullover corto senza maniche

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Era il look di quella che non ti voleva vedere nemmeno dipinto. Borghesuccia, figlia di genitori abbienti, puzza sotto il naso, che guardava solo quelli più grandi e atletici, alla faccia tua che ti struggevi d’amore e le dedicavi sonetti. E badate bene, non era tanto il pulloverino, era la camicia bianca a righine modello ragazza per bene a farti uscire di senno.

 

10) I colori fluorescenti

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Amici, non cedete. Una cosa del genere non deve più accadere. Impariamo dagli errori, per una buona volta. Ci sarà un motivo perché oggi tutti portano gli occhiali da vista no? Perché si sono perforati le retine degli anni ’90 a causa di tutta quell’esagerazione di fluo, di colori sbagliati indossati insieme. Ripetete insieme a noi: mai più.

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Senza Titolo Serigrafia di Giò Pistone

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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