Society
di Maria Laura Ramello 20 Dicembre 2018

Free the Nipples e fateci un po’ quello che vi pare

Rachel McAdams e il femminismo: una (bella) immagine vale più di mille parole

Non sono mamma e l’idea che una robetta si metta a succhiare il latte dai miei capezzoli, detto francamente, mi fa abbastanza orrore. Non sono nemmeno sicura che “Quando sarai madre sarà tutto così naturale e bellissimo”, conosco gente cui la cosa ha continuato a fare senso anche mentre la facevano, anche se avevano vergogna ad ammetterlo. Detto questo voglio subito mettere in chiaro che non ho mai avuto problemi nell’assistere all’allattamento al seno. Sarà che la mia, di madre, s’è portata appresso quella zavorra di mio fratello fino ai 3 anni, e quindi ero abituata al gesto togli la coppetta-slaccia il reggipetto-attacca-nutri-stacca-rivesti. Sarà anche che ho un sacco di amiche mamme che l’hanno sempre fatto come se niente fosse. Eppure mi rendo conto che per molti quella roba lì, cioè allattare, è accettabile solo nel buio di una cameretta, o dietro un fazzoletto alzato proprio per coprire le tette, una roba aberrante cui molte donne sono costrette al grido del «Pudore signora mia, pudore!» oppure «Intimità per un gesto così sacro!». Che uno non sa cos’è peggio, tanto poi che più che le tette, è la faccia di un bambino che viene coperta, ma vabè.

Il fatto però è che l’allattamento in pubblico non è l’unica cosa a infastidire. Allo stesso modo non si tollera chi dichiara (e mi viene in mente la polemica su Chiara Ferragni) di aver deciso di passare al latte artificiale per non dover ogni due ore correre a casa ad allattare il frugoletto. In quel caso si viene subito catalogate come “madri cattive”, che preferiscono la carriera ai figli, la propria indipendenza al benessere della prole. Ma non basta, ho conoscenti che hanno rischiato la terapia per superare il senso di colpa del “non avere il latte”. Non c’era, e loro non si sentivano abbastanza donne, abbastanza mamme. Anche questa mi sembra una cosa assurda, sarò che io, racconta mia mamma, di tirarle la tetta non avevo proprio voglia e a 2 mesi ho iniziato con Humana. Sono venuta su bene e mia mamma è una gran donna.

Ricapitolando, sembra non esserci nulla di accettabile e condivisibile che riguardi il latte materno a meno che non sia allattare per mesi di nascosto, lontano da occhi indiscreti, rinunciando di fatto al lavoro per farlo, ed essere felicissime della pratica.

Proprio oggi l’Internet s’è agitato per uno scatto della fotografa di moda Claire Rothstein che ha ritratto l’attrice Rachel McAdams, mentre, tutta truccata e s(vestita) utilizza il tiralatte. Apriti cielo. Per molti i pensieri che hanno attraversato la mente sono stati:

– Ma guarda che esibizionista

– Pensa quella povera creatura

– Questa foto è terrificante.

Per molti, incapaci di andare oltre lo scatto e di assaporane il messaggio politico, quella foto è brutta perché spettacolarizza qualcosa che non vorrebbero vedere. E che però è la cosa più naturale al mondo, che sempre s’è fatta e sempre si farà (la pratica del tiralatte è in uso dalla fine dell’Ottocento, quindi no, non è una roba demoniaca che rispecchia i terribili tempi in cui viviamo).

Il che la dice lunga su una questione importante: il latte diventa un po’ come le mestruazioni, uno strumento di controllo del corpo femminile. Non poter/voler parlare con disinvoltura del proprio corpo e dei propri liquidi corporei, latte o sangue che sia, vergognarsi di allattare o di dover usare un tiralatte, chiedere con un filo di voce – sia mai che qualcuno senta – se un’amica può prestarci un assorbente, è una forma d’oppressione. Una forma di oppressione sul corpo femminile che va avanti da millenni. Le cose sono cambiate negli anni, di certo migliorate, ma anche oggi, davanti a uno scatto di moda con un tiralatte, molti di noi hanno un sussulto, non l’accettano. Rachel McAdams, bocca rossa e capelli impomatati, mostra con orgoglio che lei è anche quello. Che quel seno, su cui milioni di persone fantasticano da decenni, è suo e non viene usato solo per sedurre, ma anche per nutrire. Lei è come tante, mamma lavoratrice cui tocca il tiralatte e non c’è in questo proprio nulla di strano. Ma per molti la stranezza c’è. E allora è importante riflettere, interrogarci sul quel sussulto capire cosa abbiamo ottenuto e cosa ancora possiamo ottenere. E foto come questa, con al centro testimonial così, sono un passo gigantesco in questa direzione.

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