TV e Cinema
di Marco Villa 18 Luglio 2017

Game of Thrones è tornata e ha mandato tutti a casa un’altra volta

Donne al centro dell’azione e una conferma: come Game of Thrones non ce n’è

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ATTENZIONE: SPOILER SULLA PRIMA PUNTATA DELLA SETTIMA STAGIONE

 

Quattro minuti. È questo il tempo che passa tra l’effetto di disturbo visivo che anticipa l’ingresso del logo HBO e l’inizio della ormai leggendaria sigla di Game of Thrones. Quattro minuti che ricordano a tutti perché l’attesa per la settima stagione è stata così lunga e perché la giornata di ieri è iniziata con gente in piedi alle 3 di notte, per concludersi con altra gente che correva a casa per vedere la fatidica season premiere. Quattro minuti che mandano tutti a casa, perché questa potenza narrativa non ce l’ha nessun’altra serie. Non ancora, almeno.

 

 

Come sempre in Game of Thrones (in onda su Sky Atlantic HD), i momenti più forti e importanti coincidono con una strage: da ormai sette anni, la violenza è il modo in cui David Benioff e D.B. Weiss creano i punti nodali della loro serie tv capolavoro e anche questa volta non cambiano strategia. Arya continua nel suo percorso da vendicatrice mascherata, ammazzando in una volta decine di persone leali a Walder Fry, quel Walder Fry che aveva già accoppato nella stagione scorsa dopo avergli fatto mangiare i figli. Così, giusto per riassumere le ultime tappe della crescita della protagonista più piccola di Game of Thrones.

 

 

Tanta azione e morte in pochi minuti, seguita da quasi un’ora in cui all’apparenza sembra non succedere nulla, ma in realtà vengono portate avanti tutte le storyline aperte. Come spesso accade in Game of Thrones, gli avanzamenti di una storia coincidono con degli spostamenti fisici: se l’arrivo di Khaleesi sulla terra di Westeros, con tanto di impronta della mano nella sabbia, è la gran chiusura di puntata, non meno importante è l’arrivo di Bran alla barriera.

A naso, sarà lui, insieme a Sam Tarly a poter dare a Jon Snow e al suo esercito la botta necessaria per affrontare gli Estranei. A proposito: da applausi la sequenza che racconta la vita quotidiana di Sam Tarly in maniera nevrotica e potentissima. In mezzo c’è il Mastino sempre più umano (nei limiti del possibile), Sansa che non vuole più rinunciare a stare al centro della scena e Cersei per la prima volta ha davvero in mano il potere, senza più mariti o figli a farle da schermo.

 

 

Da questo piccolo excursus appare evidente quanto le donne siano diventate il centro della serie: tutta l’azione e la politica passa per le loro mani e per le loro decisioni e l’impressione è che saranno sempre più importanti e cruciali. Un cambio netto, per una serie iniziata a traino esclusivamente maschile e più volte attaccata per come trattava i personaggi femminili. Bene così.

Al primo episodio di Game of Thrones, insomma, non manca niente: c’è l’azione, c’è il sangue, soprattutto c’è un avanzamento di tutta la trama. E qui sta il vero cuore della serie, il motivo per cui la sua epica ha contagiato anche chi non è avvezzo a questi mondi. Game of Thrones è una serie in cui le cose si muovono anche quando sembrano ferme, è un processo di accerchiamento continuo e inarrestabile. E sì, manda tutti a casa.

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