TV e Cinema
di Mattia Nesto 30 Maggio 2019

Godzilla II King of the Monster: mostri troppo umani, umani troppo mostruosamente cretini

Il nuovo capitolo del MonsterVerse prodotto dalla Warner Bros è tamarro e spettacolare ma con poca ciccia

Sì ok, visivamente ci siamo e pure tanto. Quando in Godzilla King of the Monster fa il suo trionfale ingresso Ghidorah , il colossale drago alato e dorato a tre teste, con le sembianze dell’angelo sterminatore della tradizione biblico-apocalittica è chiaro che l’appassionato di kaijū, ovvero i mostroni di matrice giapponese per intenderci, che è in noi non possa che fare festa, specie se si prospetta il più classico degli “uno vs uno” contro Godzilla, il nostro lucertolone atomico preferito.

Eppure da salvare di questo Godzilla II King of the Monster non è che ci siano gran che d’altro visto che il film diretto da Michael Dougherty si caratterizza per una coerenza delle scelte dei protagonisti a dir poco bizzarra se non al limite dell’ottusità. Già perché se i kaijū, ormai vera e propria realtà di fatto sulla Terra dopo la comparsa, nei precedenti due film del monsterverso, di, giustappunto, Godzilla e di King Kong, si comportano in modo più o meno “assennato”, con obiettivi chiari e specifici (cacciare, riprodursi e prosperare su un pianeta che, dopo milioni di anni, finalmente potranno rifare loro) sono gli esseri umani a comportarsi in modo del tutto (o quasi) irrazionale.

Tutto infatti ruota attorno alla famiglia Russel, formata dal padre Mark (interpretato da Kyle Chandler , dalla moglie Emma (che potremo definire “miss ambiguità e cambio idea come una banderuola” interpretata da Vera Farmiga) e dalla loro figlia Madison (Millie Bobby Brown di Stranger Things che quando grida e stringe i pugni pare essere in grado di scatenare i poteri di El, cosa che purtroppo non succede mai). I due genitori, ormai separati, hanno lavorato o collaborano ancora come con la Monarch, l’ex agenzia super-segreta, ormai alla conoscenza di tutti specialmente dopo i fatti di San Francisco in cui due bacarozzi dalle dimensioni di grattacieli e il “nostro” Godzilla hanno distrutto l’intera città. Il compito della Monarch è quello di studiare e cercare di neutralizzare pacificamente i kaijū sparsi nel mondo (“se ne contano diciassette ma forse di più”, stando a quanto si dice nel film).

Peccato che tra scienziati dalle menti geniali, agenzie internazionali guidate dalle menti più illuminate sulla Terra, politici, Presidenti di Stati e, ovviamente, generali e ammiragli delle forze armate, non ci sia uno che ragiona in modo sensato. O per lo meno senza cambiare idea ogni, fottuti, cinque minuti. Prima, come abbiamo detto, si vogliono “contenere” i mostri cercando di studiarli e analizzarli senza fare loro del male. E allora si inventa una macchina, chiamata “Orca” che, in qualche misura, riesce a mettersi in comunicazione con loro attraverso dei richiami/segnali acustici. Tuttavia c’è qualcuno che non pensa che la via pacifica sia la strada migliore: infatti, proprio nel momento in cui un bozzolone situato in Cina si schiude dando alla luce Mothra (il bruco/farfalla storico alleato di Godzilla) ecco arrivare un gruppo di ecoterroristi che, decisi a far sì che i mostri si riprendano la Terra perché gli umani hanno troppo sbagliato inquinando e deturpando il pianeta senza sosta (!), rubano il congegno e rapiscono Emma Russel, assieme alla figlia Madison, costringendo la scienziata a risvegliare gli altri mostri dormienti sulla Terra per scatenare l’apocalisse “che riporterà il vero equilibrio e monderò ogni peccato umano”.

Da qui, con una decisioni dissennata dopo l’altra, vedremo i protagonisti passare a volere eliminare i mostri con le classiche testate nucleari, poi a cooperare con Godzilla, poi di nuovo a volere ucciderlo in una continua ambivalenza delle scelte umane che, davvero, ben presto porterà parteggiare senza se e senza ma per uno dei tanti mostroni che affollano ormai la terra: che sia Ghidorah o Godzilla a prevalere poco importa, l’importante è che si dia un taglio a questa stupida razza umana.

Scherzi a parte (ma neppure troppo) il film, specie nella parte finale, riesce a riprendere quota grazie alla titanica battaglia che vede un buon numero di kaijū impegnati in una lotta senza esclusione di colpi con, ovviamente, gran mattatore il “nostro” Godzilla (qui in versione Super Sayan God Super Sayan). A conti fatti quindi, Godzilla II King of the Monster, anche se non aveva alcun tipo di ambizione di esserlo, è un film veramente troppo poco profondo anche per essere un monster-movie, al netto delle scene di combattimento veramente fighissime e epicissime.

E dire che sarebbe bastato, molto semplicemente, una sequenza di uno scontro dopo l’altro tra kaijū per rendere questo film molto meglio di quello che è. Meno umani, più mostri la prossima volta ok?

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