Il Collegio, il programma cult per sadici e reazionari da tutta Italia

Ho fatto la maratona de Il Collegio per capire che in fondo sono un reazionario

Archiviata anche la terza edizione de Il Collegio, il docu-reality Rai che prende una ventina di ragazzi del 2019 e li porta indietro nel tempo fino agli anni ’60, per vivere un’esperienza immersiva in un collegio del tempo, tutto rigore, obbedienza e disciplina.

L’edizione di quest’anno ha visto abitare il Collegio Convitto di Celana di Caprino Bergamasco, il severo Preside Paolo Bosisio, l’affascinante professore d’italiano e latino Andrea Maggi, Maria Rosa Petolicchio, quella di matematica, la più presa di mira dagli studenti, il bell’Alessandro Carnevale di Arte e i sorveglianti, interpretati perfettamente da Lucia Gravante e la new entry Piero Maggiò.

Foto © Rai  Foto © Rai

Gli alunni, quelli sono un po’ un cliché: qualche ribelle espulso (Gambuzza, Nestola), chi si è parato le terga (De Chiara), quelli che sentono nostalgia di casa e abbandonano il Collegio (Pirola), la burbera bionda con gli occhi azzurri (Mannucci), il tamarro (Caviglia), la pasionaria per i diritti civili (Rossi) e, sopra tutti, le gemelle Cora e Marilù Fazzini, che prima di riuscire a farsi espellere a un passo dagli esami, hanno fatto venire gli infarti ai prof e la rabbia (malattia, non emozione) agli spettatori da casa.

Per chi non l’avesse mai visto, il programma si struttura sempre nello stesso modo: attraverso la voce narrante di Giancarlo Magalli che ci illustra gli anni ’60, i ragazzi entrano nel collegio e vengono introdotti all’edificio austero da due che sembrano la coppia di American Gothic. Ogni device tecnologico è vietato, quindi gli alunni vedono bene di nascondere tutto il possibile ma poi vengono sgamati. Anche piercing, trucchi e pettinature moderne sono vietati, quindi assisteremo sadicamente alla tonsura dei giovani e delle giovani, mentre mangiamo i pop corn inondati dalla loro inconsolabilità.

American Gothic di Grand Wood (1930)  American Gothic di Grand Wood (1930)

Iniziano le lezioni, qualcuno segue, altri fanno cazzate e vanno in punizione, chi ci va troppo spesso viene espulso e tutti piangono, mentre noi mangiamo le M&M’s sul divano, inondate dalle fontane lacrimali degli studenti che rimangono. Qualcuno sente un sacco la mancanza di casa e se ne va, ancora pianti, stavolta sui nostri snack salati.

A proposito di mangiare, alla mensa del convitto mangiano robe horror tipo la lingua lessa, quindi ci sta che la sera i ragazzi abbiano fame e rubino i biscotti, per poi venire trattati dal corpo docente peggio di quelli che rubano 49milioni di euro, ma è una cifra inventata, state calmi.

Le Convittiadi servono per farli sfogare, la gita per farli rilassare e di solito, prima o poi i ragazzi scriveranno temi sulla vita, la famiglia, la loro storia personale che ci faranno commuovere sopra la pastasciuttata aglio e olio delle 23. Alla fine c’è il ballo, ci sono gli esami e chi ce la fa, bene, chi non riesce si attacca al proverbiale tram. Alla fine i pianti, “Non vogliamo lasciare il collegio, qui abbiamo capito che l’amicizia vera è quella al di fuori degli smartphone” ma poi, quando rientrano in possesso dei cellulare, ciao a tutti.

Faccio il riassunto breve perché mi è capitato di fare la maratona delle 3 edizioni, una dopo l’altra, così, per puro caso. Io, progressista e sostenitore dei diritti di ogni minoranza, ho amato ogni punizione, adorato ogni strazio interiore, anelato più espulsioni, dato del mollaccione al Preside quandunque non si sia comportato da gerarca tedesco degli anni ’30. Un po’ per invidia della giovinezza perduta, ho vissuto per i momenti in cui i ragazzi e le ragazze venivano obbligati a tagliarsi i capelli alla moda di 50 anni fa, ho esclamato la frase “Ma che cazzo, a 15 anni coi tatuaggi e i piercing? Lo vedevi mia madre che ciabattate ti tirava ai miei tempi!” e altre amenità dovute all’affievolirsi del ricordo di quando, baldo e fiero, avevo la loro età e non me ne fregava un cazzo di niente che non fosse quello che mi piaceva.

Dunque la visione de Il Collegio ha forse reso me un sadico e un reazionario? Certo, ma non è sua la colpa, probabilmente in parte lo sono. Il Collegio tira fuori la parte più intransigente del pubblico, anche di chi crede di non averla mai avuta, perché vuoi non vuoi a 15 anni siamo gli alunni, dai 30 in poi diventiamo gli inflessibili professori che non si riconoscono nel metodo Montessori. Dopo quest’ammissione di colpevolezza per essere diventato un fascio di quelli che la ragazza hippie di Verdone gli avrebbe già sputato, ho provato a vedere a cosa serve davvero questo programma e ho avuto un’epifania: a diventare influencer. Giusto per dirne due, le gemelle Fazzini hanno 409mila follower e Giulia Mannucci 439mila. Gli anni ’60 fanno molto 2019, dopo tutto.

 

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