Si chiama Passetto del Biscione ed è un corridoio coperto che collega Via di Grotta Pinta a Piazza del Biscione, a un paio di minuti da Campo de’ Fiori. Chi ci entra per la prima volta fatica a credere di trovarsi in pieno centro: le pareti conservano affreschi rinascimentali, colonne dipinte e decorazioni architettoniche, e il rumore dei vicoli si spegne di colpo appena varcata la soglia.
Il passaggio è ciò che resta, in superficie, di una delle costruzioni più imponenti dell’antichità romana. Sorge infatti sul perimetro del Teatro di Pompeo, il primo teatro stabile in pietra di Roma, inaugurato nel 55 a.C. La forma curva di Via di Grotta Pinta, che molti percorrono senza notarla, non è casuale: ricalca la cavea del teatro, cioè la gradinata semicircolare dove sedeva il pubblico. È lo stesso complesso monumentale in cui, pochi anni dopo, nella Curia annessa al teatro, fu assassinato Giulio Cesare.
Il passaggio segreto tra i vicoli di Roma
Il nome arriva invece dal Rinascimento. Il biscione è il serpente dello stemma della famiglia Orsini, che in questa zona aveva una delle sue residenze e il cui simbolo ricorre nelle decorazioni. Ma l’elemento che ha reso celebre il passetto è un’immagine sacra: la Madonna della Misericordia, un affresco del 1594 attribuito a Scipione Pulzone, un tempo collocato all’interno del passaggio.

Era talmente difficile da individuare, incassata com’era tra le mura, da dare origine a un modo di dire ancora vivo a Roma, “andà a cercà Maria pe’ Roma”, usato per indicare un’impresa quasi impossibile. L’affresco oggi non si trova più lì, ma è custodito in una chiesa poco distante.
Per gran parte del Novecento il passetto è scivolato nell’oblio: affreschi sbiaditi, accesso chiuso, nessuna targa a segnalarne il valore. La svolta è arrivata nel 2014, quando il Centro Studi Cappella Orsini ha promosso un intervento di restauro che ha riportato in luce colori e dettagli rimasti coperti per decenni. Da allora il corridoio è di nuovo percorribile, e l’accesso è libero tutti i giorni dalle 6 alle 20.
Resta il paradosso di un luogo che, pur essendo aperto e gratuito, continua a sfuggire alla maggior parte dei passanti. Si trova in uno dei tratti più frequentati del centro, tra Campo de’ Fiori, Largo Argentina e Piazza Farnese, eppure non compare quasi mai negli itinerari turistici, schiacciato dalla concorrenza dei monumenti vicini. Per trovarlo serve sapere che esiste e cercarlo di proposito, infilandosi in una laterale che a prima vista sembra un vicolo come tanti.
Chi ci capita racconta più o meno la stessa impressione: il passaggio brusco dal caos della città a un silenzio inatteso, in uno spazio largo pochi metri ma denso di stratificazioni. Un frammento di Roma antica e rinascimentale inglobato nel tessuto quotidiano, attraversato ogni giorno da chi non immagina cosa stia calpestando.





