La Dolce Vita Orient Express riparte dall’Italia e punta dritto a Istanbul. Cinque giorni in treno da Roma, passando per Venezia, Budapest, i Carpazi, Brașov e Sinaia, con interni firmati Dimorestudio e cucina affidata a Heinz Beck. Non è un semplice trasferimento, ma un viaggio costruito sul fascino dell’Orient Express: lentezza, paesaggi, servizio di alto livello e quel gusto un po’ perduto del guardare l’Europa scorrere dal finestrino.

Partenza il 22 ottobre: cinque giorni e quattro notti da Roma a Istanbul
Il viaggio comincia il 22 ottobre, quando La Dolce Vita Orient Express lascerà Roma per arrivare a Istanbul dopo cinque giorni e quattro notti sui binari. La partenza dalla capitale non è casuale: sposta il racconto verso il Mediterraneo e mette in fila due città simbolo della storia romana e bizantina. Da una parte Roma, dall’altra Istanbul, l’antica Costantinopoli. In mezzo, un’Europa da attraversare senza fretta.
Qui la velocità non è il punto. Anzi, viene lasciata fuori dalla carrozza. Il valore del viaggio sta nel tempo, nel ritmo lento, nella possibilità di stare dentro il percorso invece di pensare solo all’arrivo. Il lusso, in questo caso, non è fatto soltanto di suite e servizio a bordo. È anche il silenzio di una notte in treno, il cambio di luce sui paesaggi, la sensazione di muoversi senza correre. In un turismo spesso abituato a vendere mete già confezionate, La Dolce Vita Orient Express rimette al centro il tragitto. E lo fa con un nome che, da solo, porta con sé un pezzo di immaginario europeo.
Le tappe del percorso: Venezia, Budapest, Brașov e Sinaia prima del Bosforo
Dopo Roma, la prima grande tappa italiana sarà Venezia. Una scelta quasi naturale: per secoli la città è stata una porta tra Europa e Oriente, tra commerci, mare, palazzi e rotte lontane. È uno di quei luoghi che sembrano fatti apposta per dialogare con il mito dell’Orient Express.
Il treno proseguirà poi verso Budapest, città legata allo splendore dell’Impero austro-ungarico e a una geografia che guarda insieme a Vienna, ai Balcani e all’Europa centrale. Da lì il paesaggio cambierà ancora, con il passaggio attraverso i Carpazi e le soste in Romania, a Brașov e Sinaia. Brașov porta con sé l’impronta medievale della Transilvania. Sinaia richiama castelli, residenze reali e architetture d’epoca incastonate tra le montagne.
L’arrivo in Turchia chiuderà il percorso con Istanbul, capolinea storico dell’Oriente europeo. Resta da capire quale ruolo avrà la stazione di Sirkeci, leggendario terminal dell’Orient Express, oggi interessata da lavori di restauro. Se fosse pronta ad accogliere il convoglio, la scena avrebbe un peso speciale: il treno che torna nella sua memoria, con Sultanahmet poco distante e il Bosforo sullo sfondo. A pochi passi, Santa Sofia e la Moschea Blu continuano a raccontare quella stratificazione di imperi, fedi e poteri che rende Istanbul una città difficile da esaurire in una sola visita.
A bordo del treno: interni anni Sessanta firmati Dimorestudio e cucina di Heinz Beck
La vera prova, per un progetto come La Dolce Vita Orient Express, si gioca a bordo. Perché un nome così non regge scenografie deboli. Gli interni sono firmati da Dimorestudio e guardano agli anni Sessanta, ma senza l’effetto cartolina. L’idea è richiamare un’eleganza italiana fatta di materiali, colori, curve, superfici lucide e atmosfere da grande viaggio.
Le cabine e gli spazi comuni devono tenere insieme memoria e comfort di oggi. Non un museo su rotaia, dunque, ma un treno capace di far respirare un’epoca in cui il vagone poteva essere salotto, ristorante, camera e osservatorio mobile sul paesaggio.
Anche la cucina ha un ruolo centrale. A firmarla è Heinz Beck, tre stelle Michelin con La Pergola a Roma. La scelta dice molto sull’ambizione del progetto: non basta servire bene, bisogna costruire un’esperienza coerente con il viaggio. Pranzo e cena diventano parte del racconto, come le città attraversate e i panorami fuori dal finestrino. Cambiano le luci, cambiano i paesaggi, cambia il ritmo delle conversazioni. Restano il servizio, i piatti, il vagone ristorante, quella ritualità ferroviaria che negli ultimi anni sembrava quasi sparita dal turismo europeo.
Il ritorno del mito Orient Express tra memoria del 1883 e turismo ferroviario di lusso
Il richiamo storico è inevitabile: il 1883, quando l’Orient Express collegò Parigi a Costantinopoli e trasformò un treno in un capitolo della cultura europea. Da allora quel nome è uscito dai binari ed è entrato nei romanzi, nel cinema, nella moda, nella pubblicità. Agatha Christie più di tutti contribuì a fissarlo nell’immaginario con Assassinio sull’Orient Express, scritto dopo i suoi soggiorni a Istanbul. Al Pera Palace Hotel, la stanza 411 resta ancora oggi parte della leggenda.
Il nuovo itinerario da Roma a Istanbul lavora proprio su questa memoria. Non copia il passato, lo riprende e lo porta dentro un’idea di viaggio ferroviario di alta gamma. In Europa, il treno di lusso sta tornando a occupare uno spazio preciso: meno fretta, più racconto, più attenzione all’esperienza. Non è solo nostalgia. È una proposta pensata per viaggiatori disposti a pagare per attraversare i confini senza ridurre tutto a uno spostamento.
La collaborazione tra Arsenale e Accor, proprietario del brand Orient Express, va in questa direzione. Il nome viene trattato insieme come patrimonio culturale e come marchio di grande forza. La sfida sarà tenere in equilibrio mito e autenticità, evitando che il treno diventi soltanto un set fotografico in movimento. Se riuscirà a far sentire davvero il peso dei luoghi attraversati, da Roma ai Carpazi fino al Bosforo, La Dolce Vita Orient Express potrà essere più di un viaggio esclusivo: un modo molto attuale di rispondere alla domanda più antica di ogni partenza, cioè non solo dove si arriva, ma come ci si arriva.






