A Roma volontari Retake e dipendenti McDonald’s hanno raccolto oltre 80 chili di rifiuti vicino all’Happio, in via Cesare Baronio. Guanti, pinze e sacchi alla mano, il gruppo si è mosso nell’area attorno al ristorante McDonald’s Happio per una nuova tappa di “Insieme a te per l’ambiente”, il progetto promosso dall’azienda contro il littering. Il bilancio, riportato dal Corriere della Sera, è chiaro: 15 sacchi riempiti in una mattinata. Non una grande bonifica, ma uno di quegli interventi di quartiere che raccontano bene quanto il decoro urbano si giochi, spesso, metro dopo metro.

Via Cesare Baronio, raccolti 15 sacchi e oltre 80 chili di rifiuti
La pulizia si è svolta la mattina del 3 giugno attorno al McDonald’s Happio, lungo via Cesare Baronio, nel quadrante Appio. Una zona molto frequentata, tra traffico, negozi, fermate e passaggio continuo di pedoni. A partecipare sono stati 10 volontari, tra attivisti di Retake e dipendenti del ristorante, impegnati a raccogliere rifiuti abbandonati su marciapiedi, aiuole e punti di passaggio.
Alla fine sono stati contati 15 sacchi, per un peso complessivo di oltre 80 chili. Dentro, come accade spesso in queste giornate, non solo cartacce: bottiglie, confezioni, mozziconi, plastica e materiali lasciati dove capita. Il dato colpisce proprio perché arriva da un intervento breve e in un’area limitata. L’iniziativa rientra in “Insieme a te per l’ambiente”, arrivato alla sesta edizione, con il patrocinio gratuito del Municipio Roma VII.
La scelta dell’Happio non è casuale: portare queste campagne vicino ai ristoranti significa intervenire dove l’azienda è più visibile, ma anche dove il consumo veloce può trasformarsi facilmente in rifiuto lasciato per strada.
Retake, McDonald’s e Municipio VII: la rete che ha ripulito l’area
Dietro una mattinata di raccolta c’è una rete più larga, fatta di associazioni, aziende, amministrazioni locali e cittadini disposti a sporcarsi le mani, nel senso più concreto del termine. Retake, fondazione non profit nata per la cura dei beni comuni e dell’ambiente urbano, collabora da due anni con McDonald’s in alcune tappe del progetto. Il Municipio Roma VII ha concesso il patrocinio gratuito, riconoscendo il valore pubblico dell’iniziativa senza trasformarla in un sostituto dei servizi ordinari. È un punto importante: i volontari non sono operatori ecologici e non possono diventare la risposta stabile alle difficoltà del sistema.
Possono però riportare attenzione su aree trascurate e chiamare il quartiere a una responsabilità condivisa. In via Cesare Baronio, la presenza dei dipendenti McDonald’s porta il messaggio anche dentro l’azienda: non solo sostenere una campagna, ma partecipare a un gesto pubblico, visibile e misurabile. Il progetto, nato con Assoambiente e Utilitalia, negli anni è cresciuto a livello nazionale.
Secondo i dati diffusi, nelle ultime cinque edizioni ha coinvolto più di 25 mila persone e 500 associazioni locali, con oltre 600 tappe, circa la metà patrocinate. I sacchi raccolti sono stati più di 17 mila, pari a oltre 60 tonnellate di rifiuti. Numeri importanti, che però dicono anche altro: se servono centinaia di giornate per togliere rifiuti dalle strade, l’abbandono resta un’abitudine diffusa e ancora troppo tollerata.
Littering e decoro urbano: perché queste pulizie servono ancora
La parola inglese littering indica l’abbandono dei rifiuti nell’ambiente. In città, però, ha un volto molto concreto: la bottiglietta lasciata su un muretto, il sacchetto infilato nell’aiuola, il cartone appoggiato accanto al cestino pieno, il mozzicone schiacciato sul marciapiede. A Roma, dove la gestione dei rifiuti è da anni un tema sensibile, questi gesti pesano più di quanto sembri. Non rovinano solo l’immagine di una strada: cambiano la percezione di sicurezza, favoriscono altro abbandono e rendono più fragili gli spazi comuni. Le pulizie volontarie hanno quindi un doppio effetto. Tolgono materiale che altrimenti resterebbe a terra e ricordano che il decoro non è una parola da comunicato, ma una pratica fatta di tempo, fatica e continuità. Il rischio, certo, è ridurre tutto alla foto finale con i sacchi allineati. Per questo il dato dei 15 sacchi raccolti vicino all’Happio va letto senza enfasi eccessiva, ma con attenzione.
In una mattina, 10 persone hanno rimosso oltre 80 chili di rifiuti da un’area di passaggio. Il punto, allora, non è solo chi pulisce. È anche chi sporca, chi controlla, chi svuota i cestini, chi organizza gli spazi e chi educa a buttare i rifiuti nel modo corretto. Campagne come quella di Retake e McDonald’s funzionano se non pretendono di risolvere tutto, ma costringono il quartiere a guardare ciò che spesso finisce per sembrare normale. Un marciapiede ripulito dura poco se resta un episodio isolato. Può durare di più se diventa presenza, memoria, abitudine diversa.
Packaging, differenziata e oli esausti: le misure indicate da McDonald’s
La tappa romana rientra nel percorso ambientale che McDonald’s collega al programma I’m Lovin’ It Italy, presentato come insieme di iniziative sul territorio e azioni legate alla transizione ecologica dei ristoranti. L’azienda richiama diversi interventi: dall’eliminazione della plastica monouso a favore di materiali considerati più sostenibili, fino all’installazione di contenitori per la raccolta differenziata nelle sale e nei dehors.
C’è poi la collaborazione con Comieco, il consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica, con l’obiettivo di migliorare la riciclabilità del packaging in carta. Nei ristoranti sono state avviate anche campagne rivolte ai clienti per spiegare come conferire correttamente i rifiuti, un passaggio non secondario per una catena che serve grandi numeri e produce molti imballaggi da asporto.
Un altro punto riguarda gli oli di frittura esausti, recuperati in larga parte dalle cucine e destinati alla produzione di biocarburante per alimentare la flotta delle consegne. Sono misure da valutare nei fatti, senza slogan. Una multinazionale della ristorazione veloce ha un impatto ambientale inevitabile, dalla logistica al packaging, dai consumi energetici ai rifiuti prodotti dai clienti. Proprio per questo ogni intervento misurabile conta, ma non cancella la necessità di verificare risultati, filiere e comportamenti reali.
La raccolta in via Cesare Baronio tiene insieme due piani spesso separati: la responsabilità aziendale e la cura quotidiana del quartiere. Oltre 80 chili di rifiuti non cambiano da soli il volto di Roma, ma ricordano una cosa semplice: l’ambiente urbano comincia anche dal primo sacco riempito sotto casa.





