Art
di Simone Stefanini 4 ottobre 2018

La strana storia di Augusto De Luca, il cacciatore di graffiti

Augusto De Luca stacca e colleziona i graffiti attaccati ai muri delle città. La sua performance controversa ha sensibilizzato l’attenzione sulla street art in Italia

Il percorso di Augusto De Luca, fotografo e performer nato a Napoli nel 1955, è singolare e molto interessante. Laureato in giurisprudenza, diventa fotografo professionista nella metà degli anni ’70 e in carriera ha ritratto personaggi come Renato Carosone, Rick Wakeman, Carla Fracci, Giorgio Napolitano e Hermann Nitsch. Le sue fotografie compaiono in collezioni pubbliche e private come quelle della International Polaroid Collection (USA), della Biblioteca Nazionale di Parigi, dell’Archivio Fotografico Comunale di Roma, della Galleria Nazionale delle Arti Estetiche della Cina (Pechino), del Museo de la Photographie di Charleroi (Belgio). Insomma, avrete capito che si tratta di una carriera importante.

La storia si complica e prende un binario inaspettato quando Augusto, intorno al 2005, torna a Napoli dopo aver vissuto a Roma e si accorge che in città ci sono un sacco di disegni su carta che ricordano le opere di Keith Haring, Ronnie Cutrone e Kenny Scharf. Al tempo non conosceva la street art e immaginava che i lavori fossero opera di ragazzi, non una specifica corrente artistica, così iniziò a raccoglierli, per piacere e per preservarli dalle intemperie. Quando li staccava dai muri stava ben attento a non distruggerli e se non venivano via facilmente, li riattaccava per non sciuparli.

 

Con la moglie Nataliya prese l’abitudine di andare a caccia di sticker e graffiti su carta in giro per la città, munito di scaletta. Alcuni pezzi li ha persino restaurati, usando la stessa vernice. In questo modo ha raccolto un buon numero di lavori a testimonianza della street art italiana di quel determinato periodo. La sua operazione non passò inosservata e attirò l’attenzione di Luca Borriello dell’Osservatorio Nazionale su Writing, che riferì l’inusuale collezione a un giornalista che s’innamorò della performance, dedicandogli un articolo di 5 colonne su Il Mattino.

In seguito, Augusto De Luca ha iniziato una collaborazione col writer Iabo, che ha pubblicato il video Iabo cattura il cacciatore di graffiti. Resosi conto di aver accumulato un sacco di materiale, De Luca pubblicò il suo bottino su pagine, siti, blog e passò alla seconda parte dell’operazione, chiamata The world of Street Art revealed to everybody. L’idea era quella di portare la street art alla gente tramite internet, per sensibilizzare l’attenzione su questa forma d’arte troppo spesso vituperata.

 

Il suo lavoro è stato controverso e sulle prime, molti writer lo hanno accusato del furto delle loro opere. Man mano che l’attenzione saliva, tanti detrattori sono diventati sostenitori perché hanno capito lo spirito e la bontà della performance, che era tutta a favore della divulgazione e conoscenza della street art. Durante il suo lavoro, si è accorto che lo Stato si stava mettendo sempre con più veemenza contro i writer, appesantendo le pene per chi “imbrattava i muri”. In più, l’opinione pubblica spesso catalogava le opere su carta attaccate ai muri come spazzatura e De Luca ha contribuito a invertire la tendenza.

Da Ladro di graffiti a Paladino dei writer il passo è stato breve e nonostante la sua performance sia controversa, il dissenso iniziale è stato più importante del consenso perché ha fatto discutere e ha attirato l’attenzione della gente sulla street art.

Per saperne di più sul suo lavoro: Edueda, Wikipedia, Instagram

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