Dal 15 ottobre 2026 le Uccelliere Farnesiane sul Palatino ospitano Saffo. Lo spirito della poesia, un’esposizione che porta per la prima volta all’interno del Parco archeologico del Colosseo un percorso dedicato interamente alla poetessa di Lesbo: 40 opere distribuite in due sezioni complementari, per raccontare come una voce nata oltre duemila anni fa continui a risuonare nell’immaginario artistico e culturale contemporaneo. La mostra saffo palatino diventa così un appuntamento che intreccia filologia, storia dell’arte e leggenda popolare in uno dei contesti archeologici più suggestivi di Roma.
Un allestimento in due anime, tra storia e mito
La struttura concettuale della mostra è il suo punto di forza più originale. La curatrice Silvia Romani ha costruito un percorso articolato in due sezioni complementari: la prima esplora la Saffo storica e poetica, quella che emerge dai frammenti lirici sopravvissuti, dalla tradizione filologica greca e dalle testimonianze antiche; la seconda si addentra nella Saffo leggendaria e popolare, quella che nei secoli ha alimentato interpretazioni, reinvenzioni e mitologie culturali spesso lontane dall’originale ma non per questo meno potenti.
Questa doppia prospettiva non è una scelta casuale. Saffo di Lesbo, vissuta tra il VII e il VI secolo a.C., è una delle figure più enigmatiche della letteratura antica: pochissimi versi autentici sono giunti fino a noi, eppure la sua influenza sulla poesia d’amore, sulla lirica personale e sull’immaginario romantico occidentale è stata enorme e duratura. Separare ciò che sappiamo con certezza da ciò che è stato costruito attorno al suo nome significa restituire al pubblico uno strumento critico raro, capace di leggere il presente attraverso il filtro del passato.
Le opere in mostra: da Alda Merini a Enrico Baj
Tra le 40 opere selezionate per Saffo. Lo spirito della poesia, spicca per valore simbolico e artistico L’uovo di Saffo, opera realizzata dalla poetessa Alda Merini insieme all’artista Enrico Baj. La presenza di questo lavoro è significativa su più livelli: Merini, voce lirica tra le più intense del Novecento italiano, e Baj, pittore e intellettuale legato al movimento del Patafisico e poi alla corrente nucleare, si incontrano attorno alla figura della poetessa greca in un dialogo che attraversa i secoli e i linguaggi espressivi.
L’uovo di Saffo rappresenta esattamente il tipo di opera che la mostra intende valorizzare: non una semplice illustrazione della figura storica, ma una reinterpretazione creativa che dimostra come il mito di Saffo abbia continuato a generare arte, poesia e pensiero ben oltre l’antichità. Il fatto che un’opera del genere trovi spazio all’interno di un parco archeologico come quello del Colosseo dice molto anche della direzione culturale che il Parco archeologico del Colosseo sta perseguendo: aprire i propri spazi a esposizioni che mettano in dialogo l’antico e il contemporaneo.
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Le Uccelliere Farnesiane: uno spazio che è già storia

La scelta della location non è accessoria. Le Uccelliere Farnesiane sul Palatino sono tra gli ambienti più affascinanti e meno frequentati del complesso del Parco archeologico del Colosseo: strutture cinquecentesche volute dai Farnese come parte dei loro giardini pensili sul colle, considerati tra i primi giardini botanici d’Europa. Ospitare qui una mostra sulla poetessa greca per eccellenza crea una stratificazione temporale densa e suggestiva — Roma imperiale, Rinascimento italiano, lirica greca arcaica — che amplifica il senso stesso dell’esposizione.
L’atmosfera di questi spazi è tutt’altro che neutra: le Uccelliere conservano un carattere sospeso, quasi senza tempo, che si presta naturalmente a una riflessione sulla persistenza della memoria culturale. Chi visita la mostra saffo palatino si trova immerso in un contesto in cui ogni pietra racconta secoli di storia sovrapposta, rendendo ancora più evidente quanto la figura di Saffo sia diventata un palinsesto su cui epoche diverse hanno scritto le proprie aspirazioni e i propri desideri.
Fondamenta e Parco del Colosseo: una collaborazione che guarda al pubblico
L’esposizione è promossa dal Parco archeologico del Colosseo in collaborazione con Fondamenta, organizzazione che si occupa di progettazione culturale. Questa partnership riflette una tendenza ormai consolidata nella gestione dei grandi siti archeologici italiani: affiancare alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio materiale una programmazione culturale capace di attrarre pubblici diversi, non solo appassionati di archeologia ma anche lettori, amanti della poesia, studenti e curiosi.
La mostra sarà aperta fino al 31 gennaio 2027, offrendo oltre tre mesi di programmazione che attraversano le festività natalizie — un periodo tradizionalmente favorevole per le visite culturali a Roma, quando la città accoglie flussi significativi di turisti italiani e stranieri. Presentare in questo arco temporale un percorso dedicato alla poetessa di Lesbo significa intercettare un pubblico ampio e variegato, ben oltre la cerchia degli specialisti.
Che si conosca già ogni frammento superstite di Saffo o che si stia scoprendo per la prima volta il suo nome, Saffo. Lo spirito della poesia offre qualcosa di raro nel panorama espositivo romano: la possibilità di stare di fronte a una figura che la storia ha tramandato in modo frammentario, e di capire come proprio quella frammentarietà abbia alimentato secoli di immaginazione, arte e poesia — fino a oggi, fino a queste sale sul colle Palatino dove tutto, in qualche modo, continua a risuonare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





