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Home Art

Robert Capa in mostra al Mudec di Milano

by Chiara Dell'Oro
31 Gennaio 2023
in Art

In occasione dei 110 anni dalla nascita di Robert Capa, il Mudec di Milano ospita “Robert Capa nella storia”, una bellissima mostra dedicata al fotografo di guerra più importante del 20° secolo, ripercorrendo e raccontando i reportage più significativi della sua vita.
Ammirare le fotografie di Robert Capa in mostra al Mudec di Milano sarà come viaggiare nella storia attraverso le guerre e le disgrazie che hanno devastato il 20° secolo e di cui Robert Capa è stato uno dei principali narratori.

Il viaggio nella storia è raccontato attraverso la potenza espressiva dei volti di uomini, donne e bambini, i veri protagonisti che hanno vissuto in prima persona la drammaticità dei conflitti.
Le fotografie  sono organizzare in sette sezioni e raccontano i più importanti reportage in bianco e nero realizzati da Robert Capa: 80 stampe originali, alcune delle quali mai esposte prima in una mostra italiana.
L’intensità degli sguardi dei pochi ritratti presenti e la dinamicità e l’azione racchiuse negli scatti realizzati durante lo sbarco in Normandia, trasmetteranno le emozioni più forti e consentiranno a questa mostra di entrare nel cuore di ogni visitatore.

Se avete in programma di visitare la mostra “Robert Capa nella storia” (aperta fino al 19 marzo) il nostro suggerimento è di ripassare brevemente la vita del fotografo per evitare di arrivare impreparati.

 

La vita di Robert Capa

Se pensi di non conoscere nulla in merito alla vita di Robert Capa e al suo lavoro ti sbagli. Sicuramente ti sarà capitato di sentire o leggere questa sua celebre frase:

“Come fotografo di guerra, Spero di restare disoccupato fino alla fine della mia vita”

Oppure di vedere su un libro di storia questa sua stupenda fotografia, scattata durante lo sbarco degli Alleati in Sicilia nella seconda guerra mondiale.

Ma chi era Robert Capa e quali sono stati i reportage e le foto che lo hanno reso così celebre in tutto il mondo?

Il vero nome di Robert Capa è Endre Ernö Friedmann.
Nasce a Budapest il 22 ottobre 1913 da una famiglia borghese di origini ebree.
Nel maggio 1931, dopo essere arrestato per aver manifestato contro il regime protofascista dell’ammiraglio Horthy, è costretto ad abbandonare il paese e a raggiungere Berlino. Qui inizia gli studi di giornalismo e a svolgere i primi lavori da fotografo, ma nel 1933, con l’ascesa di Hitler, si trova costretto a fuggire anche dalla Germania.
Raggiunge così Parigi, dove inizia a frequentare i caffè di Montparnasse e dove conosce Gerta Pohorylle, profuga ebrea tedesca come lui, che diventa sua compagna di vita e di lavoro.

È grazie al contributo di Gerda che Endre Ernö Friedmann diventa Robert Capa, nome fittizio con cui inizia a firmare i propri scatti.
Nell’agosto 1936 parte per documentare la sua prima guerra, la guerra civile spagnola, durante la quale Gerda purtroppo perderà la vita.

Devastato dalla morte della compagna, nel 1938 Capa raggiunge la Cina, dove ci resterà per 8 mesi lavorando come aiuto cameraman e come fotografo. Life ha chiesto di documentare la seconda guerra sino giapponese ritraendo i leader del fronte Unito, i soldati nazionalisti, ma anche frammenti di vita quotidiana. Capa testimonia i bombardamenti giapponesi su Hankou,  capitale provvisoria, concentrandosi sugli effetti per i civili.
All’inizio di settembre, un mese prima che i giapponesi conquistino la città, torna in Spagna.
Ormai è un fotografo di fama internazionale. Non a caso il picture post lo definisce il più grande fotografo di guerra del mondo.

Il primo Aprile 1939 Franco instaura la sua dittatura e Capa si ritrova sul fronte per documentare la fine del fronte Popolare spagnolo.

Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lascia l’Europa per trasferirsi a New York, dove si riunisce alla famiglia e lavora per Life.
Nel 1943 riparte per l’Europa devastata dalla Seconda Guerra Mondiale e per seguire gli alleati nella campagna in Nord Africa, nello sbarco in Sicilia e durante la successiva avanzata attraverso l’Italia fino a Napoli.

Nel 1944 partecipa al D-Day per sbarcare con la prima Ondata delle truppe americane e documentare lo sbarco in Normandia. Nonostante la pericolosità del momento, realizza alcune delle sue foto più celebri (purtroppo le oltre 100 foto scattate quel giorno vengono danneggiate in fase di sviluppo e se ne salvano solo 11).

Il suo “viaggio” in Europa prosegue con le forze di liberazione fino a Parigi, testimoniando non solo le manifestazioni di gioia, ma anche gli ultimi scontri con i cecchini tedeschi.
A fine anno segue in Belgio l’offensiva delle Ardenne e nel 1945 si fa paracadutare in Germania per seguirne l’occupazione per mano degli alleati.

Diventato cittadino statunitense, nel 1946 Capa si reca in Turchia per dirigere un documentario della serie The March of Time e inizia a lavorare a Slightly Out of Focus, il suo memoir di guerra pubblicato nel 1947.
Nello stesso anno fonda Magnum photos, una cooperativa di fotografi con lo scopo di proteggere Il diritto d’autore.

Tra la fine degli anni ‘40 e i primi anni ‘50 Capa compie alcuni viaggi (tra cui il viaggio in Unione Sovietica con l’amico John Steinbeck), partecipa a progetti in collaborazione con amici intellettuali e compare spesso con reportage (meno conosciuti rispetto alle sue fotografie di guerra) su diverse riviste come Illustrated.

Nel 1954 viene invitato in Giappone dalla casa editrice Mainichi Press, ma mentre si trova in Giappone,  Life gli chiede di sostituire un collega americano in Indocina. 
Il 25 maggio, dopo aver trascorso un’intera vita a raccontare e testimoniare la sofferenza dei conflitti, Capa muore calpestando una mina antiuomo. Ha portato con se una Nikon con pellicola a colori e una contax a pellicola in bianco e nero, che dopo l’esplosione è ancora nella sua mano sinistra.
Si spengono in Indocina gli intensi vent’anni di carriera di Robert Capa, che fino all’ultimo ha raccontato la storia rimanendo sempre fedele al suo celebre aforisma: “se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino”.

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Chiara Dell'Oro

Chiara Dell'Oro

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