A Roma e nella Sabina laziale, nelle cucine di casa e nelle trattorie che custodiscono la pasta fatta a mano, le fregnacce alla Sabinese tornano in tavola oggi come piatto povero della tradizione, preparato con farina, uova, pomodoro, funghi e olive nere per raccontare, senza troppi artifici, una cucina contadina nata dalla necessità e rimasta nella memoria familiare.
Fregnacce alla Sabinese, la pasta ruvida della cucina contadina
Le fregnacce alla Sabinese sono una pasta fresca semplice, irregolare, tirata a sfoglia e tagliata in strisce larghe, spesso senza la precisione geometrica delle fettuccine. Il nome, curioso e molto locale, richiama proprio questa dimensione domestica: una pasta “di casa”, fatta in fretta ma con mano esperta, quando in dispensa c’erano farina, uova, pomodoro e poco altro. In Sabina, tra borghi come Poggio Mirteto, Casperia, Roccantica e Fara in Sabina, il piatto conserva ancora quel carattere diretto, quasi familiare.
La base è quella della pasta all’uovo, lavorata fino a ottenere un panetto compatto, poi lasciata riposare quel tanto che basta per stenderla meglio. Non serve una forma precisa. Anzi, una certa irregolarità è parte del piatto: bordi non uguali, sfoglia porosa, taglio rustico. “Devono prendere bene il sugo”, ripetono spesso le cuoche più anziane, e in quella frase c’è già metà della ricetta.
Ingredienti semplici: farina, uova, funghi e olive nere
Per preparare le fregnacce alla Sabinese servono circa 400 grammi di farina, 4 uova, un pizzico di sale, 100 grammi di funghi, una bottiglia di passata di pomodoro, olive nere, olio extravergine d’oliva, aglio, peperoncino e prezzemolo. Sono ingredienti comuni, facili da trovare, ma il risultato dipende molto dalla qualità dell’olio e dalla consistenza della sfoglia. In Sabina, dove l’olio extravergine è una presenza centrale nella cucina locale, il condimento parte quasi sempre da lì.
Il sugo nasce da un soffritto essenziale: aglio, olio e peperoncino, lasciati andare in padella senza bruciare l’aglio, poi arrivano i funghi e le olive. Solo dopo si aggiunge il pomodoro, che deve cuocere per circa 15 minuti, il tempo necessario perché perda l’acidità e raccolga il sapore del fondo. Il profumo, a quel punto, è quello delle cucine di paese: pomodoro caldo, olive, un filo piccante. Niente di costruito.
La preparazione passo dopo passo, dalla sfoglia al sugo
La lavorazione comincia impastando farina e uova con un po’ di sale, fino a ottenere un panetto sodo e liscio. Se l’impasto risulta troppo duro, si può lavorare con le mani leggermente umide; se invece è morbido, basta aggiungere poca farina sul piano. Dopo il riposo, la sfoglia viene stesa non troppo sottile e tagliata in strisce larghe, le fregnacce appunto, che dovranno reggere un condimento corposo.
Nel frattempo si prepara il sugo. In una padella ampia si scalda l’olio extravergine d’oliva con uno spicchio d’aglio e un pezzetto di peperoncino, poi si uniscono i funghi tagliati e le olive nere. Dopo qualche minuto entra il pomodoro, che deve sobbollire dolcemente. La pasta fresca cuoce in acqua salata in pochi minuti: appena risale e mantiene una consistenza tenace, va scolata e trasferita nel condimento. Un passaggio rapido in padella, poi il prezzemolo tritato a chiudere. Poco, ma al momento giusto.
Un piatto sabino da servire caldo, con olio buono e pane a tavola
Le fregnacce alla Sabinese vanno servite calde, possibilmente in piatti fondi, perché il sugo di pomodoro, funghi e olive tende a raccogliersi sul fondo e invita alla scarpetta. Il pane, in effetti, difficilmente manca. È un primo piatto sostanzioso, adatto a un pranzo domenicale ma anche a una cena informale, soprattutto nelle stagioni più fresche, quando la pasta fatta in casa torna volentieri sulla spianatoia.
La ricetta attribuita a Carmelo Scuderi, nella sua versione essenziale, mantiene intatta l’anima della preparazione: pochi passaggi, ingredienti riconoscibili, nessuna complicazione. Le calorie non sono indicate in modo attendibile nella scheda originale, mentre il giudizio disponibile riporta un rating di 4 su 5 basato su una sola recensione. Più che un dato gastronomico, però, qui conta la continuità: le fregnacce alla Sabinese restano un piatto di territorio, ruvido e concreto, fatto per saziare e per tenere insieme memoria, tavola e cucina quotidiana.





