Botticelle, il Comune propone licenze taxi agli ultimi vetturini romani, ma la categoria resiste. Difende i cavalli, il lavoro e una tradizione che nel centro di Roma è ormai ridotta a pochi nomi. A piazza di Spagna, nelle ore più calde, le carrozze restano ferme all’ombra. I vetturini aspettano che il sole scenda. Il Campidoglio prova a chiudere una partita aperta da anni: lasciare la botticella e passare al taxi. Ma gli ultimi conducenti non ci stanno. Per loro non è solo una licenza. È un mestiere imparato giorno dopo giorno, tra animali da seguire, turni, soste, clienti e una città che guarda alle botticelle con occhi sempre più severi.

Licenza taxi al posto della botticella: il piano del Campidoglio
La linea del Comune di Roma è netta: accompagnare le botticelle verso l’uscita, offrendo ai vetturini la possibilità di trasformare la licenza in una licenza taxi. Un passaggio pensato per chiudere il servizio senza lasciare a piedi una categoria già ridotta all’osso.
Il tema è tornato al centro del confronto dopo l’intervento della garante per il benessere animale, Patrizia Prestipino, convinta che il trasporto turistico con i cavalli, nel traffico romano e con il caldo di oggi, non sia più sostenibile. Anche i numeri raccontano il declino: dalle 38 licenze del passato si è arrivati a 16. Una presenza ormai residuale.
Il Campidoglio punta su una soluzione pratica: meno scontro frontale, più via d’uscita professionale. Ma tra i vetturini la proposta non ha fatto breccia. Anzi, ha riacceso una difesa del mestiere che torna ogni volta che si parla di mandare in pensione le carrozze del centro.
“Vogliamo continuare con i cavalli”: il no degli ultimi vetturini
La risposta, tra chi lavora ancora nelle piazze turistiche, è secca: nessuno vuole cambiare mestiere. A piazza di Spagna, dove le carrozze si tengono lontane dal sole nelle ore più dure, i vetturini raccontano un lavoro che non si improvvisa. E che, dicono, non si può sostituire dall’oggi al domani con un volante.
C’è chi guida la botticella da 21 anni e dice di voler andare avanti finché avrà le forze. C’è anche chi ricorda casi opposti: persone passate dal taxi alla carrozza. Segno che, per alcuni, non è solo una questione di soldi.
Il punto su cui insistono è il rapporto con gli animali. I cavalli, ripetono, “sono fatti di carne e ossa, non sono un’auto”. Parlano di acqua, pause, ombra, turni. Qualcuno tiene due cavalli proprio per alternarli e farli riposare. È una versione che si scontra con quella degli animalisti, ma spiega perché la licenza taxi venga vista non come un’occasione, bensì come una spinta a chiudere.
Caldo, cavalli e regole: il nodo resta il centro di Roma
Il tema più delicato resta il benessere animale, soprattutto nelle estati romane, sempre più lunghe e pesanti. Nelle ore centrali, quando l’asfalto trattiene il calore e il traffico rallenta tutto, vedere i cavalli in centro continua a dividere.
I vetturini assicurano di rispettare le regole. Dicono di fermarsi quando serve e di rinviare le corse se la temperatura è troppo alta. Il caso di una turista invitata ad aspettare dopo le 17 racconta bene questa prudenza quotidiana, più di tante dichiarazioni.
Per il Campidoglio, però, il problema non riguarda solo il comportamento dei singoli. La città è cambiata. Il clima pure. E anche la sensibilità dei cittadini. Le botticelle non sono più soltanto una cartolina per turisti stranieri. Per qualcuno restano un’immagine romantica della Roma di una volta. Per altri sono una pratica da superare. In mezzo ci sono poche famiglie di lavoratori, costrette a difendere insieme i cavalli e l’esistenza stessa del servizio.
Meno turisti, golf cart e abusivi: così cambia il lavoro
La crisi delle botticelle non passa solo dal dibattito sugli animali. I vetturini raccontano un mercato molto diverso da quello di qualche anno fa. Meno clienti, meno corse, più diffidenza. Le campagne contro il servizio, secondo alcuni, hanno pesato sulle scelte dei turisti, oggi più prudenti o meno interessati a un giro che potrebbe essere giudicato male.
Poi c’è la concorrenza delle golf cart, sempre più presenti nel centro storico. Portano gruppi più numerosi, dividono meglio i costi e si muovono con una libertà che le carrozze non hanno. Ancora più pesante, per i vetturini, è il tema dell’abusivismo: chi lavora fuori dalle regole, dicono, cambia il mercato senza rispettare gli stessi vincoli.
Qui il confronto con il taxi diventa quasi un paradosso. Il Comune offre una licenza per entrare in un settore regolato e richiesto. Ma chi guida le botticelle teme di perdere un mestiere preciso proprio mentre altri operatori occupano il turismo urbano con mezzi più moderni e, secondo loro, meno controllati. La partita, allora, non riguarda solo il destino dei cavalli. Riguarda anche il modo in cui Roma decide quali mestieri tenere dentro la propria immagine e quali accompagnare verso l’uscita.





