È quanto accaduto a una donna romana di 57 anni, vicenda da cui è partita l’indagine dei carabinieri della stazione di piazza Bologna, arrivata a denunciare cinque persone già note per truffe dello stesso tipo in varie zone d’Italia.
I bonifici, il QR code su WhatsApp e la richiesta dei codici carta: la truffa passo dopo passo
Il meccanismo, stando a quanto ricostruito, era semplice solo in apparenza. In realtà funzionava proprio perché copiava il linguaggio e i modi delle assicurazioni vere. La donna si era rivolta a quelli che sembravano normali operatori di una compagnia assicurativa e aveva eseguito due bonifici istantanei, per un totale di circa 680 euro. Poi è scattato il passaggio che spesso manda in tilt le difese di chi sta dall’altra parte: il classico problema tecnico, la scusa usata per convincere la vittima a pagare di nuovo senza lasciarle il tempo di fermarsi a riflettere.
Così sono arrivati altri due versamenti, da 346 euro ciascuno, questa volta tramite un QR code inviato su WhatsApp. A far saltare tutto è stato però un altro dettaglio: i finti assicuratori hanno chiesto con insistenza i codici dispositivi delle carte, dicendo che servivano per un rimborso. Una richiesta che un operatore vero non farebbe in questi termini. A quel punto la donna si è fermata, ha bloccato i conti e si è rivolta ai carabinieri. Ed è qui il punto che riguarda chiunque acquisti o sottoscriva servizi online: la truffa non si ferma al primo pagamento, ma prova ad arrivare direttamente al conto, con una richiesta urgente e solo in apparenza plausibile.
Dalle carte prepagate ai prelievi in contante: così i carabinieri sono risaliti alla banda
Le verifiche bancarie hanno accertato che i soldi finivano su carte prepagate intestate a due degli indagati, per poi essere spostati rapidamente, in modo da rendere più difficile seguirne la traccia. L’ultimo passaggio era il più vecchio, ma anche il più efficace: trasformare tutto in contante. Secondo gli accertamenti, i prelievi venivano effettuati in diversi sportelli ATM postali della provincia di Crotone, tra Cirò Marina e Marina di Strongoli.
La svolta è arrivata dai filmati di videosorveglianza degli uffici postali: dal confronto dei fotogrammi, i militari sono riusciti a risalire agli altri tre complici, quelli che materialmente ritiravano il denaro. Poi, incrociando i dati con le banche dati delle forze dell’ordine, è emerso un quadro già noto: precedenti numerosi e uno schema ripetuto in tutto il territorio nazionale.
Per chi deve assicurare l’auto, il dato che emerge è chiaro: le false polizze non si presentano più come truffe grossolane, con errori evidenti o richieste assurde fin dall’inizio. Si infilano invece nelle abitudini di tutti i giorni, usano strumenti comuni come bonifici istantanei, chat e QR code e cercano di sembrare un servizio rapido e affidabile. È anche per questo che continuano a funzionare, perfino quando, sulla carta, dovrebbero essere facili da riconoscere.




