Accanto al fronte già pesantissimo dell’incendio di Crans-Montana, infatti, riemerge una pista finanziaria che la procura del Vallese non considera affatto marginale. Al centro ci sarebbero un conto bancario non dichiarato attribuito a Jessika Moretti e una carta Revolut descritta come “senza limite di fondi”. Un elemento che ha spinto gli inquirenti a tornare a guardare da vicino i movimenti di denaro della coppia.
La pista che arriva dalla Francia: conto occulto e carta Revolut “senza limite di fondi”
A far riemergere questo filone, secondo la stampa svizzera, sarebbe stata una segnalazione partita dalla Francia. Un’informatrice si sarebbe rivolta direttamente alla procura del Vallese, parlando di un conto segreto riconducibile a Jessika Moretti e dell’uso di una carta Revolut con una disponibilità di denaro di fatto illimitata, o comunque non chiara nella sua origine.
Un dettaglio che pesa. In indagini di questo tipo, infatti, non conta solo quanto si spende, ma soprattutto da dove arrivano i soldi e attraverso quali passaggi vengono fatti circolare. Per chi indaga, una carta del genere può essere molto utile per far transitare somme difficili da ricostruire, specie se legate a rapporti bancari poco trasparenti o a soggetti terzi.
I soldi che si incrociano: trasferimenti tra società, debiti e “scatole vuote”
La segnalazione francese, da sola, non basterebbe a spiegare tutto. Il punto è che si inserisce in un quadro già segnato da altri sospetti. La MROS, l’unità svizzera che si occupa di antiriciclaggio, aveva già segnalato una serie di movimenti ritenuti anomali: passaggi regolari di fondi tra società riconducibili ai Moretti, trasferimenti interni di denaro, debiti che finivano per alimentarsi a vicenda.
Jessika Moretti gestiva tre locali del gruppo familiare e, secondo gli accertamenti, attorno a queste attività si sarebbe creata una rete finanziaria molto intricata. Tanto che alcune società vengono definite dagli investigatori “scatole vuote”: aziende solo in apparenza operative, ma che in realtà starebbero in piedi soprattutto grazie a flussi contabili incrociati. C’è poi un altro punto, più silenzioso ma altrettanto delicato: una parte dei redditi, sempre secondo i sospetti raccolti dagli inquirenti, potrebbe non essere stata dichiarata al fisco in modo corretto.
Sion, l’incendio e le uscite bloccate: i due fronti che ora si sfiorano
Il ritorno in aula a Sion nasce però dall’altro cuore dell’inchiesta: quello dell’incendio di Crans-Montana e delle responsabilità sulle uscite di emergenza che, nella notte della tragedia, sarebbero state chiuse o ostruite. Jessika e Jacques Moretti saranno ascoltati insieme, una scelta che fa capire quanto la magistratura voglia mettere alla prova la tenuta delle loro versioni ed evitare contraddizioni su un passaggio decisivo.
I due filoni, sulla carta, restano distinti: da una parte ci sono le cause del rogo e la gestione della sicurezza del locale, dall’altra i sospetti di riciclaggio e di opacità finanziaria. Nei fatti, però, i due piani finiscono per toccarsi. Perché quando un’inchiesta porta alla luce società fragili, conti nascosti e denaro che gira senza spiegazioni convincenti, anche tutto il resto viene guardato in modo diverso. Ed è spesso da lì che il quadro comincia davvero a cambiare.




