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Licenziata incinta e senza casa a Roma: la presa in carico del Comune dopo l’allarme delle volontarie

by Paola Lorusso
9 Giugno 2026
in Cronaca
Donna incinta seduta su un divano, triste.

Adriana, 30 anni, al settimo mese di gravidanza, è stata licenziata a Roma e rischiava di perdere la stanza in affitto domenica 14 giugno. Senza stipendio e senza accesso alla Naspi, non aveva più i soldi per pagare casa e bollette. A lanciare l’allarme è stata la ginecologa Elisabetta Canitano di Vita di Donna Onlus. Dopo la segnalazione, il caso è stato preso in carico dal Comune di Roma, che ora dovrà trovare una sistemazione adatta a lei e alla bambina in arrivo.

Licenziata al settimo mese: la corsa contro lo sfratto

La storia di Adriana, nome di fantasia scelto per proteggerne l’identità, è venuta fuori nelle ultime ore grazie all’intervento di Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente di Vita di Donna Onlus. Adriana vive e lavora da tempo nella Capitale. Poi è arrivato il licenziamento. Da un giorno all’altro si è ritrovata senza un reddito stabile. Ha provato a chiedere la Naspi, ha raccontato la dottoressa, ma avrebbe scoperto di non averne diritto. Da lì, tutto è scivolato in fretta: il lavoro perso, le bollette arretrate, l’affitto della stanza ormai impossibile da pagare.

«Domenica prossima la proprietaria passerà a chiedere l’affitto. Lei non ha soldi per pagarlo», ha detto Canitano a Fanpage.it, ripercorrendo le ore più difficili. Una frase semplice, durissima. Perché dietro c’era il rischio concreto di finire senza un tetto a poche settimane dal parto. Adriana era riuscita a prendere in affitto una stanza in un appartamento condiviso con due uomini: una sistemazione già precaria, e certo poco adatta all’arrivo di una neonata. Prima viveva con una famiglia per cui lavorava come badante. Perso quell’impiego, aveva perso anche la casa. Una dinamica purtroppo nota per molte donne impiegate nel lavoro domestico e di cura.

Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente di Vita di Donna Onlus
Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente di Vita di Donna Onlus

Parrocchia, volontarie e colletta: la rete che ha retto l’urto

In attesa che si muovessero le istituzioni, attorno ad Adriana si è stretta una piccola rete di aiuti. Una parrocchia vicino alla sua abitazione le sta garantendo pranzo e cena, due pasti al giorno, e si è data da fare anche per recuperare vestitini e beni di prima necessità per la bambina. Non basta a risolvere il problema, ma intanto le permette di andare avanti. «Riesce a mangiare grazie a loro», ha raccontato Canitano, che nello stesso momento cercava di raggiungere gli uffici competenti del Comune.

La ginecologa ha spiegato di essersi “attaccata al telefono”, chiamando più numeri possibili per trovare una soluzione prima che la donna finisse in strada. Tra i contatti anche l’Ufficio coordinamento circuito di accoglienza area della genitorialità. Secondo il suo racconto, la prima risposta sarebbe stata tutt’altro che rassicurante: l’intervento sarebbe stato possibile solo in caso di emergenza e, comunque, non ci sarebbero stati posti disponibili. Canitano ha riferito anche una frase che l’ha colpita: «Se non c’è posto, andrà in strada». Parole che la dottoressa ha definito inaccettabili, chiedendo che vengano fatte verifiche interne.

Nel frattempo le volontarie hanno raccolto denaro con una colletta, così da permettere ad Adriana di pagare almeno una parte delle bollette. Un aiuto provvisorio, certo. Ma quando i tempi sono così stretti, anche pochi giorni di respiro possono cambiare tutto.

Il caso in Campidoglio: si muovono consigliera, assessorato e Sala operativa sociale

La vicenda è arrivata poi alla consigliera capitolina del Partito democratico Nella Converti e all’assessora alle Politiche Sociali Barbara Funari. Una volta informate, entrambe si sono attivate per verificare la situazione e far partire il percorso istituzionale. Nel pomeriggio, secondo quanto riferito, Adriana è stata contattata dalla Sala operativa sociale del Comune di Roma, che ha mandato un’unità sul posto per incontrarla, ascoltarla e valutare una possibile accoglienza.

A spiegare come funziona il servizio è stata Gianna Zagaria, responsabile della Direzione Accoglienza e Inclusione. «Quando veniamo a conoscenza di una situazione di questo tipo facciamo sempre una verifica preliminare», ha chiarito. Il primo passo è capire se la persona sia già seguita dai servizi, se sia conosciuta e quali siano le sue condizioni reali. Solo dopo l’identificazione e il contatto diretto si può procedere con la presa in carico.

Zagaria ha parlato di un possibile fraintendimento nella fase iniziale. La Sala operativa sociale, ha precisato, non interviene solo quando una persona è già in strada: prova a muoversi prima, proprio per evitare che ci finisca. Il servizio ha una centrale aperta 24 ore su 24, un numero verde attivo tutto l’anno e unità di strada presenti in città: dodici durante il giorno e tre di notte. Sono squadre formate da assistenti sociali, psicologi ed educatori professionali. Vanno sul posto, parlano con le persone, osservano, fanno domande. Perché al telefono, spesso, non si capisce abbastanza.

Prima l’accoglienza, poi il dopo-parto: casa, lavoro e tutele

Per Adriana l’urgenza è una sola: non restare senza casa prima del parto. La Sala operativa sociale ha confermato di poterle offrire una possibilità di accoglienza, da valutare insieme a lei tenendo conto delle sue necessità e della gravidanza ormai avanzata. Ma non sarà la soluzione definitiva. La nascita della bambina apre un passaggio ancora più delicato: serviranno un alloggio stabile, aiuto nei primi mesi, un percorso per ritrovare autonomia economica e, più avanti, un nuovo lavoro.

Zagaria lo ha detto chiaramente: l’accoglienza è solo il primo passo. Il percorso sarà più lungo, perché riguarda casa, reddito e protezione sociale. A Roma, ha spiegato, situazioni simili sono frequenti: persone che in poco tempo perdono lavoro e abitazione, spesso senza una famiglia o una rete di amici su cui contare. Le priorità restano i casi più fragili: nuclei con minori, anziani, persone con disabilità o in altre condizioni di vulnerabilità.

Per segnalazioni di questo tipo, il canale indicato dal Comune è la Sala operativa sociale, raggiungibile al numero verde 800440022. È da lì, ha precisato Zagaria, che passa l’accesso al circuito dell’accoglienza. Nel caso di Adriana, dopo giorni di telefonate, paura e aiuti raccolti in fretta, la macchina pubblica si è messa in moto. Ora la verifica dovrà diventare una sistemazione concreta. Prima che nasca la bambina. Prima che un’emergenza annunciata diventi qualcosa di peggiore.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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