A Ostia, dove la stagione balneare 2026 è scattata ufficialmente il 10 maggio su decisione del sindaco Roberto Gualtieri, il colpo d’occhio è quello di un lungomare a metà: stabilimenti chiusi, concessioni finite nel mirino, cantieri ancora aperti. Sullo sfondo ci sono attese, carte bollate, inchieste e una rabbia che in zona si sente eccome. Il punto è tutto qui: la rivoluzione delle concessioni demaniali avviata da Roma Capitale nel 2025, pensata per far partire le gare pubbliche e chiudere la stagione delle proroghe, si è scontrata con ricorsi al TAR, sentenze, sequestri e perfino incendi dolosi. Risultato: una fetta del mare di Roma è rimasta senza servizi proprio all’inizio dell’estate.
Bandi, ricorsi e sentenze: così è esploso lo scontro sulle concessioni
Tutto comincia il 14 febbraio 2025, quando Roma Capitale pubblica i bandi per 52 concessioni demaniali scadute sul litorale di Ostia, divise in più procedure. Nel primo avviso ci sono 31 lotti: 25 stabilimenti, 4 ristoranti e 2 spiagge libere con servizi. Le domande superano quota 100 e solo un lotto resta senza offerte. Poi arrivano un secondo bando per 9 spiagge libere attrezzate e un terzo per beni confiscati e altre strutture. Tra i criteri compare anche una royalty sul fatturato da versare al Comune, con un peso che può valere fino a 30 punti su 100.
I concessionari uscenti, però, impugnano tutto. Il TAR del Lazio, in sede cautelare, blocca più volte le assegnazioni e di fatto congela la consegna dei lidi ai nuovi vincitori. La svolta arriva il 21 aprile 2026: il Consiglio di Stato ribalta gli stop e ordina al Campidoglio di andare avanti, richiamando l’interesse pubblico urgente legato all’avvio della stagione. Pochi giorni dopo, l’11 maggio 2026, la Quinta Sezione Ter del TAR del Lazio deposita le sentenze n. 8656, 8657 e 8660: i bandi sono legittimi e i ricorsi contro l’avviso pubblico vengono respinti. Nelle stesse decisioni salta anche la proroga generalizzata fino al 30 settembre 2027 concessa dal Comune a 13 concessionari uscenti il 1° aprile 2025. In sostanza, il messaggio è netto: niente proroghe automatiche, le gare restano in piedi.
Stabilimenti chiusi, sequestri e cantieri: la vera mappa dei lidi fantasma
Sulla carta le gare hanno retto. Sul terreno, invece, il quadro resta a pezzi. Su 61 stabilimenti balneari, all’apertura della stagione ne risultavano operativi appena una ventina; a inizio giugno, secondo le ricostruzioni circolate tra operatori e associazioni locali, i lidi aperti erano circa 18. Tutti gli altri sono fermi, ma per ragioni diverse e spesso una si somma all’altra.

Ci sono almeno 10 stabilimenti sotto sequestro della Procura di Roma: tra questi Mariposa, Peppino a mare spiaggia, Arcobaleno Beach, Caletta, V-Lounge e Venezia, almeno in parte. Altri cinque — La Casetta, Hibiscus, Sporting Beach, Shilling e Kursaal — non dovrebbero riaprire per danni strutturali, erosione costiera o atti vandalici. Poi ci sono i lidi bloccati dalle demolizioni abusive e dai lavori preliminari al cambio di gestione, come Battistini, La Conchiglia, Bahia e Curvone. Il 30 maggio 2026 l’assessore al Patrimonio Tobia Zevi ha spiegato che sono state firmate 45 concessioni, comprese quelle di Nuova Pineta, Belsito e Marechiaro. Ma basta passare sul lungomare, la mattina presto o nel tardo pomeriggio, per vedere la situazione com’è davvero: cancelli abbassati, recinzioni, strutture svuotate. E una domanda che continua a girare tra residenti e operatori: quanto tempo ci vuole perché una gara vinta si trasformi in un lido davvero aperto?
I roghi di Toscanelli e il fascicolo in DDA: il fuoco che ha aggravato il caos
Nel caos delle concessioni di Ostia si è infilato anche il fuoco. Nella notte tra il 25 e il 26 marzo 2025, sul lungomare Toscanelli, sette stabilimenti — Belsito, Le Dune, Vittoria Beach, Arcobaleno, Salus, Capanno e Plinius — vengono colpiti da incendi dolosi lungo oltre due chilometri di costa. Un 24enne romano viene fermato vicino al Plinius insieme a una donna; agli investigatori avrebbe detto di voler “vedere il mare”.
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Ma il fascicolo finisce alla Direzione distrettuale antimafia. Un passaggio che dice molto: per gli inquirenti il quadro è apparso da subito più ampio e più delicato di un gesto isolato. Un altro episodio arriva il 12 aprile 2026, quando un incendio distrugge i resti dello stabilimento La Casetta. Sullo sfondo c’è anche un precedente mediatico: un servizio de Le Iene, andato in onda nel marzo 2025, aveva raccontato che gli incendi sul litorale fossero tutti di natura dolosa. In questo scenario, i roghi non sono solo un capitolo di cronaca nera. Pesano sulle riaperture, allungano i lavori, alimentano i contenziosi e rendono ancora più fragile un passaggio già complicato tra vecchi concessionari, nuovi assegnatari e amministrazione.
Il caso Corsaro e la protesta di OstiaWakeUp: il conto politico e sociale
Tra i dossier più discussi c’è quello del Corsaro, sul lungomare Amerigo Vespucci 164. Lo stabilimento è chiuso e la società storica ha scritto su Instagram che sono in corso “operazioni di ripristino richieste da Roma Capitale”. Dietro quella chiusura, però, c’è una vicenda ben più pesante. A maggio 2026 i vecchi titolari hanno presentato una querela per falsità ideologica in atto pubblico; il fascicolo, secondo quanto riferito, è seguito dal pm Stefano Pesci.
Al centro ci sono i 10 punti extra previsti dal bando per le imprese giovanili. La società vincitrice, Benic S.r.l., avrebbe dichiarato una partecipazione under 35 del 51%. Secondo la contestazione dei ricorrenti, sostenuta da visure camerali, quel requisito non ci sarebbe stato alla data utile per presentare la domanda. L’avvocato Sebastiano Russo, legale degli ex gestori, sostiene che la cessione di quote sarebbe stata formalizzata il 6 maggio 2025, con decorrenza retrodatata al 1° aprile: “La cessione di quote ricorre dall’iscrizione al Registro delle imprese, non da data retroattiva decisa tra le parti”, ha spiegato. Intanto il Corsaro resta senza una concessione definitiva e con un contenzioso ancora aperto.
Sul fronte pubblico, la protesta ha trovato una voce riconoscibile in Mauro Delicato di OstiaWakeUp, che sui social mostra lidi chiusi e strutture lasciate a metà. Il messaggio, ripetuto in questi giorni, è durissimo: “Ostia è morta. Ci avete ammazzato”. Per il 14 giugno 2026, alle 21, in piazza Anco Marzio è stata convocata una manifestazione dal titolo provocatorio, “Il funerale di Ostia”. Più che uno slogan, sembra la fotografia di un passaggio politico che va oltre il litorale romano: Ostia è il primo vero banco di prova italiano dell’applicazione concreta della direttiva Bolkestein alle spiagge. E quello che sta succedendo qui — tra gare, ricorsi e lidi fermi — può anticipare problemi destinati a riemergere altrove, da Rimini a Viareggio, da Napoli alle altre coste italiane.




