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Ostia, stabilimento Vecchia Pineta sotto sequestro: quanto costa la vigilanza armata del Campidoglio

Disposta una vigilanza armata h24 per evitare occupazioni, danneggiamenti e altri guai su un bene sotto sequestro

by Paola Lorusso
10 Giugno 2026
in Cronaca
Una immagine dell'ingresso del Vecchio Pineta. Lo storico stabilimento di Ostia è attualmente chiuso.

L'ingresso del Vecchio Pineta di Ostia

A Ostia, nello stabilimento Vecchia Pineta di piazzale dell’Aquilone 4, il Campidoglio corre ai ripari dopo il sequestro preventivo del 15 maggio 2026. Per evitare occupazioni, danneggiamenti e altri guai su un bene finito sotto sigilli per la presunta assenza della concessione demaniale, è stata disposta una vigilanza armata h24. Una scelta presa negli uffici di Roma Capitale a stagione balneare ormai alle porte, con un primo conto da 37.440 euro più Iva. Cifra che può salire fino a 44.928 euro se scatterà l’aumento del 20%.

Il sequestro del 15 maggio e il nodo della concessione demaniale

Il provvedimento è arrivato il 15 maggio, quando la polizia locale di Roma Capitale ha eseguito il sequestro preventivo dello stabilimento balneare Vecchia Pineta, a pochi passi dalla pineta di Castel Fusano e dal lungomare di Ostia. Secondo quanto riferito dagli stessi vigili dopo l’intervento, il concessionario sarebbe risultato privo della concessione demaniale necessaria per occupare e gestire l’area. Da qui i sigilli, disposti dalla Procura ed eseguiti dagli agenti sul posto. Nastri, ingressi chiusi, attività bloccata. Una scena già vista sul litorale romano, in una stagione segnata da controlli, vecchie pendenze e dal nodo ancora aperto delle concessioni balneari a Ostia.

Il caso della Vecchia Pineta arriva in un momento delicato per il mare di Roma. Il riordino delle concessioni e le verifiche sugli stabilimenti hanno portato, anche nel 2026, a chiusure e sequestri prima del pieno avvio dell’estate. Ma il problema, dopo i sigilli, non era solo fermare l’attività. C’era anche da evitare che lo stabilimento restasse abbandonato a se stesso, esposto a ingressi non autorizzati o danneggiamenti. Ed è qui che la vicenda amministrativa è diventata anche una questione di sicurezza del patrimonio pubblico.

Una immagine d'epoca del vecchio Pineta di Ostia, uno stabilmente molto noto e frequentato
Una immagine d’epoca del Vecchio Pineta di Ostia

La richiesta urgente del Campidoglio: guardiania armata giorno e notte

Subito dopo il sequestro della Vecchia Pineta, la direzione Rigenerazione del litorale del dipartimento Patrimonio di Roma Capitale ha segnalato la “necessità urgente” di attivare un servizio di guardiania armata 24 ore su 24. La richiesta è stata inviata a Risorse per Roma, la società partecipata che affianca l’amministrazione capitolina in diversi servizi tecnici e gestionali. Il senso era chiaro: presidiare l’area senza lasciare buchi, né di giorno né di notte. Negli atti si parla di intervento “con la massima sollecitudine”. Formula da ufficio, certo. Ma rende bene la fretta di mettere in sicurezza uno stabilimento già fermato dall’autorità giudiziaria.

La scelta della vigilanza armata h24 non è un dettaglio. Vuol dire avere un presidio continuo, con personale abilitato e presente sul posto, in una zona che d’estate attira bagnanti, passanti, curiosi e, a volte, anche tentativi di accesso abusivo. A Ostia, negli anni in cui stabilimenti e chioschi sono rimasti chiusi o in attesa di bando, il rischio degrado non è rimasto sulla carta. Lo sanno gli uffici comunali, lo sanno gli operatori del litorale. Un bene chiuso, davanti al mare, può diventare fragile in fretta. Anche nel giro di pochi giorni.

Due vigilanti e un’auto fissa: così viene sorvegliata la Vecchia Pineta

Il servizio previsto per la Vecchia Pineta di Ostia comprende almeno due operatori fissi e un’automobile destinata al presidio dell’area. La durata stimata, nella prima impostazione del Campidoglio, è di 30 giorni, salvo proroghe o modifiche legate all’evoluzione della procedura. Il dispositivo serve a garantire una sorveglianza costante dello stabilimento, degli ingressi e delle strutture interne. Soprattutto nelle ore serali e notturne, quelle più delicate: meno passaggio, meno occhi sulla strada.

Il presidio, va chiarito, non significa riapertura dello stabilimento. La Vecchia Pineta resta sotto sequestro preventivo. La vigilanza serve a custodire il bene nella fase successiva ai sigilli, quando la gestione materiale dell’area diventa un problema concreto per l’amministrazione. A piazzale dell’Aquilone, dove lo stabilimento si affaccia su un tratto di litorale frequentato soprattutto nei fine settimana, la presenza di vigilanti e auto di servizio ha anche un effetto deterrente. Chi passa vede che l’area non è lasciata al caso. Può sembrare poco. Ma spesso basta per scoraggiare ingressi improvvisati, bivacchi o tentativi di forzare cancelli e recinzioni.

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Il contratto con Urbe Vigilanza: 37.440 euro più Iva, con possibile aumento del 20%

Per far partire il servizio, Roma Capitale ha scelto Urbe Vigilanza Spa, società già iscritta all’albo dei fornitori e già impegnata in un’altra struttura comunale, l’Urban center metropolitano di viale Manzoni. La scelta è stata motivata dall’urgenza: il presidio doveva partire senza lunghe attese dopo il sequestro dello stabilimento. L’amministrazione ha quindi firmato un contratto “a consumo”, con pagamento calcolato sulle ore effettivamente lavorate dagli operatori. In questo modo la spesa viene legata al servizio davvero svolto, almeno nella fase iniziale.

L’importo stanziato è di 37.440 euro più Iva, con la possibilità di aumentare la somma fino a un massimo del 20%. In quel caso, il costo autorizzabile arriverebbe a 44.928 euro, al netto di eventuali sviluppi successivi e di nuove esigenze. La cifra copre la guardiania armata per il periodo stimato e per il dispositivo indicato dagli uffici: due vigilanti, un mezzo e presenza continua. Non è una spesa da poco, soprattutto per un solo stabilimento. Ma il Campidoglio, stando agli atti, ha considerato più pesante il rischio contrario: lasciare senza presidio un bene sigillato, con strutture, accessi e pertinenze esposti a danni.

Occupazioni, incendi e vandalismi: perché il Campidoglio teme il dopo-sequestro

La decisione sulla vigilanza armata alla Vecchia Pineta si inserisce in una storia recente in cui gli stabilimenti chiusi o in attesa di una nuova destinazione sono stati talvolta colpiti da occupazioni, incendi e atti vandalici. Sul litorale romano non sono mancati episodi che hanno complicato la gestione dei beni pubblici, soprattutto quando il Comune puntava a rimetterli a bando o a recuperarli dopo contenziosi e irregolarità amministrative. Uno stabilimento vuoto, con arredi, cabine, impianti e strutture leggere, può deteriorarsi in fretta. Oppure diventare terreno di incursioni. Il ragionamento che filtra dagli uffici è semplice: meglio presidiare subito che dover intervenire dopo.

Il caso di Ostia, quindi, ha due piani. Da una parte c’è il tema giuridico e amministrativo della concessione demaniale. Dall’altra c’è la custodia, molto concreta, di un pezzo di litorale finito sotto sigilli nel pieno della stagione. La Vecchia Pineta non è l’unico stabilimento interessato dai controlli, ma il ricorso a una guardiania armata h24 mostra quanto il dopo-sequestro sia ormai parte della partita. Non basta chiudere. Bisogna conservare, proteggere, impedire che il bene perda valore o venga danneggiato prima delle decisioni successive. Per il Campidoglio, almeno per ora, il conto è già scritto: 37.440 euro più Iva, con possibile aumento. E una sorveglianza continua, giorno e notte, davanti al mare di Ostia.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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