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Piazza Risorgimento, Roma ripensa il parcheggio: l’ipotesi hub logistico per ridurre traffico e doppie file

Si ipotizza una trasformazione radicale per alleggerire il traffico della zona

by Paola Lorusso
12 Giugno 2026
in Cronaca
Una immagine di Piazza Risorgimento a Roma, nella nuova strutturazione per il Giubileo 2025

Piazza Risorgimento può cambiare volto. Roma sta valutando l’ipotesi di trasformare il parcheggio interrato in un hub logistico urbano, pensato per alleggerire traffico, doppie file e consegne nel quadrante di Prati, a due passi dal Vaticano. L’idea è emersa in commissione capitolina Mobilità, durante il via libera all’aggiornamento del Piano urbano dei parcheggi.

Non si ragiona più soltanto su posti auto sotto terra, ma su uno spazio capace di raccogliere merci, pacchi e rifornimenti, per poi distribuirli con mezzi più piccoli e meno pesanti per la città. In una zona dove un furgone fermo male può bloccare una strada, la logistica urbana smette di essere un tema da addetti ai lavori e diventa una questione molto concreta: vivibilità, commercio, trasporto pubblico e spazio per chi cammina.

Il progetto di Piazza Risorgimento creato per il Giubileo 2025
Il progetto di Piazza Risorgimento creato per il Giubileo 2025. © Sito Comune di Roma

La nuova ipotesi: un hub per merci, mezzi elettrici e cargo bike

L’idea illustrata dall’assessore ai Trasporti Eugenio Patané cambia la prospettiva sul sottosuolo di Piazza Risorgimento. Il parcheggio interrato, rimasto per anni tra progetti, polemiche e passaggi amministrativi, potrebbe diventare un hub logistico urbano: un punto di raccolta e smistamento per le merci dirette ai negozi e alle attività della zona. Il funzionamento sarebbe semplice. I mezzi più grandi arrivano in un’area organizzata, scaricano le forniture e da lì partono, durante la giornata, veicoli elettrici leggeri e cargo bike per l’ultimo tratto della consegna.

A Roma se ne parla da tempo, spesso senza andare molto oltre le intenzioni. Qui, però, il tema tocca una piazza già al centro di cantieri, modifiche alla mobilità e attenzione pubblica. Patané ha parlato della possibilità di “fare una cosa moderna”, se ci saranno le condizioni politiche e amministrative. Dietro la formula c’è una domanda piuttosto chiara: ha ancora senso costruire parcheggi nel cuore di quartieri già saturi senza collegarli alla gestione delle merci, delle fermate brevi e dei flussi commerciali?

Nel caso di Prati, la risposta potrebbe passare da una struttura mista, utile non solo a ospitare auto, ma anche a togliere dalla strada una parte del caos legato alle consegne. Il punto non è cancellare la sosta, ma inserirla in un disegno più ampio. Perché meno furgoni in doppia fila significa anche bus meno rallentati, marciapiedi più liberi e attraversamenti meno complicati.

Il nodo politico: delocalizzazione di via della Giuliana e voto in Assemblea

Il passaggio, però, non è automatico. La partita di Piazza Risorgimento resta legata a una scelta politica precisa: la possibile delocalizzazione del parcheggio previsto in via della Giuliana. Patané ha chiarito che un vero ripensamento del progetto potrà prendere forma solo se l’Assemblea capitolina condividerà quella strada.

Ed è qui che la discussione lascia il piano tecnico e torna nel terreno, sempre delicato a Roma, della pianificazione urbana. Ogni parcheggio interrato porta con sé comitati, operatori, residenti, commercianti, vincoli, possibili ricorsi e attese rimaste sospese per anni. L’aggiornamento del Piano urbano dei parcheggi offre una cornice per rimettere mano alla questione, ma non elimina i passaggi necessari. Servono atti, coperture, verifiche e una linea politica chiara. La delocalizzazione di via della Giuliana non sarebbe un dettaglio, perché permetterebbe di concentrare o riorganizzare alcune funzioni in un quadrante già sotto pressione, evitando di sommare interventi senza una visione d’insieme. Il Campidoglio deve quindi decidere se trattare il parcheggio di Piazza Risorgimento come un’opera da completare secondo uno schema già impostato, oppure come l’occasione per aggiornare il modo in cui la città gestisce sosta e distribuzione delle merci.

La seconda strada è più complicata, ma guarda a ciò che molte città europee stanno già facendo con depositi di prossimità e micro hub, pensati per ridurre l’ingresso dei mezzi pesanti nelle aree più dense. Roma arriva tardi su questo terreno. Proprio per questo non può permettersi soluzioni nate già vecchie.

Dalla sosta al rifornimento dei negozi: cosa cambierebbe per Prati

Per capire perché l’ipotesi dell’hub pesi così tanto, basta guardare una mattina qualunque nelle strade commerciali attorno a via Cola di Rienzo, via Ottaviano, via Crescenzio e lungo gli assi che portano verso il Vaticano. Furgoni accostati dove capita, corrieri costretti a fermarsi per pochi minuti in punti impossibili, autobus rallentati, auto incolonnate, pedoni stretti tra marciapiedi pieni e attraversamenti difficili.

La doppia fila non è solo una cattiva abitudine. Spesso è il segnale di un sistema che non offre alternative davvero praticabili. Un hub logistico a Piazza Risorgimento potrebbe agire proprio lì, intercettando le consegne prima che entrino nella parte più fragile del quartiere. I negozi riceverebbero rifornimenti con mezzi più piccoli, organizzati e meno invasivi, magari con fasce orarie più ordinate. Non sparirebbero tutti i problemi, certo. Prati resta un quartiere ad alta densità commerciale, turistica e residenziale.

Cambierebbe però il modo di gestire il flusso: non più ogni operatore costretto a cercare un varco lungo il marciapiede, ma una distribuzione coordinata da un punto dedicato. Per i commercianti conteranno tempi affidabili e costi sostenibili. Per i residenti, la riduzione del traffico inutile e della sosta selvaggia. Per il trasporto pubblico, anche pochi minuti recuperati nelle ore più difficili possono fare la differenza. La vera sfida sarà evitare un progetto bello sulla carta e debole nella pratica. Serviranno regole chiare, controlli, accordi con gli operatori della logistica e strumenti in grado di seguire flussi e prenotazioni. Senza questa parte, il rischio è costruire un contenitore nuovo per problemi vecchi.

Piazza Risorgimento tra Giubileo, semipedonalizzazione e riqualificazione

Il ragionamento su Piazza Risorgimento arriva dopo una fase segnata dai cantieri legati al Giubileo 2025, dalla riapertura della piazza e da un ridisegno orientato alla semipedonalizzazione. È un elemento decisivo, perché questa non è una piazza qualunque. È una porta urbana verso San Pietro, un nodo del trasporto pubblico, un luogo attraversato ogni giorno da residenti, pellegrini, turisti e lavoratori.

Ogni scelta sulla sosta o sulle consegne produce effetti immediati sulle strade vicine. Se andrà avanti, l’ipotesi dell’hub entrerà dentro una riqualificazione più ampia, nella quale lo spazio liberato dalle auto non può diventare soltanto arredo urbano, ma deve accompagnarsi a un’organizzazione diversa dei servizi. Roma ha già visto quanto sia difficile cambiare abitudini radicate senza creare contraccolpi sulla viabilità.

Le proteste per le nuove circolazioni, i disagi dei lavori e le attese legate al Giubileo hanno mostrato una cosa: Piazza Risorgimento è un punto sensibile, dove anche una modifica piccola viene percepita subito. Proprio per questo l’eventuale trasformazione del parcheggio in piattaforma logistica avrà bisogno di una comunicazione chiara e di un progetto comprensibile, non di un annuncio lasciato a metà.

Roma potrebbe usare questa vicenda per misurarsi con una domanda che riguarda tutta la città storica: come si consegnano le merci, si garantisce l’accesso e si riduce il traffico senza scaricare il peso del cambiamento su chi vive e lavora nei quartieri? Se Piazza Risorgimento riuscirà a tenere insieme sosta, distribuzione e qualità dello spazio pubblico, diventerà un precedente. Se resterà bloccata tra rinvii e compromessi, sarà un’altra occasione mancata in una città che non può più trattare la logistica come un problema secondario.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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