Polizia di Stato, a Roma giurano 275 nuovi commissari: è il corso più numeroso di sempre. L’età media è di 30 anni e oltre la metà dei nuovi funzionari arriva dalla società civile. La cerimonia si è svolta nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, davanti ai vertici del Viminale e del Dipartimento della pubblica sicurezza.
Per la Polizia di Stato non è solo un passaggio formale: questi commissari andranno presto nelle province italiane, dove li attendono ordine pubblico, prevenzione, sicurezza urbana, criminalità digitale, frontiere e gestione dei fenomeni migratori.

Il giuramento all’Auditorium davanti a Piantedosi e Pisani
La cornice è quella delle grandi cerimonie istituzionali: Roma, l’Auditorium Parco della Musica, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il capo della polizia Vittorio Pisani e più di 1.600 familiari riuniti attorno ai nuovi funzionari. Per i 275 commissari della Polizia di Stato, il giuramento chiude un anno di formazione e apre una fase nuova, quella del servizio nelle province. Il numero, da solo, dà la misura dell’appuntamento: mai un corso per commissari era stato così grande. Ma non è solo una questione di cifre.
L’ingresso di questi funzionari negli organici arriva in un momento in cui questure e uffici territoriali sono chiamati a tenere insieme fronti diversi: piazze, periferie, indagini digitali, emergenze improvvise. Davanti ai vertici del Viminale, il giuramento assume così un valore doppio: riconoscimento del percorso fatto e impegno immediato verso i cittadini. La divisa, in questo quadro, non è un traguardo da mostrare, ma una responsabilità da portare ogni giorno, anche lontano dalle luci dell’Auditorium.
L’emozione delle famiglie ha ricordato il lato più umano di un mestiere fatto di disciplina, presenza e continuità.
Il corso dei record nel centenario della Scuola superiore di polizia
Il corso appena concluso entra nella storia della Scuola superiore di polizia anche per una coincidenza dal forte valore simbolico: si è svolto nell’anno del centenario dell’istituto che forma la classe dirigente della Polizia di Stato. Cento anni non raccontano solo una tradizione amministrativa. Raccontano anche il cambiamento del modo in cui si prepara chi dovrà guidare uffici, reparti e servizi.
La Scuola, da tempo, non è più soltanto il luogo delle norme e delle procedure. È un percorso in cui si intrecciano diritto, lettura dei fenomeni sociali, addestramento operativo, etica pubblica e capacità di comando. Il direttore Mario Viola lo ha richiamato con una frase netta: «Indossare la divisa non è un modo di fare, è un modo di essere». Nei dodici mesi di corso, i commissari hanno seguito lezioni di livello post universitario, esercitazioni sul campo, attività tecnico-operative e incontri con docenti, dirigenti e rappresentanti delle istituzioni. L’obiettivo è formare funzionari capaci di decidere sotto pressione, capire situazioni complesse e mantenere un rapporto saldo con i cittadini. Il record numerico, quindi, non resta una statistica.
Dice che la Polizia di Stato punta su una nuova leva ampia, preparata e chiamata a rispondere a una domanda di sicurezza sempre più articolata.
Chi sono i nuovi funzionari: età media, provenienza civile e percorsi di servizio
Il profilo dei nuovi commissari spiega perché questo corso sia guardato con attenzione. L’età media è di 30 anni, ma dentro questo dato ci sono storie molto diverse. Il 56 per cento arriva dalla vita civile, quindi da percorsi universitari, professionali e personali maturati fuori dall’amministrazione. È una quota importante, perché porta nella carriera direttiva competenze e modi di guardare la realtà non sempre nati dentro le strutture di polizia. Accanto a loro ci sono funzionari con anni di servizio alle spalle, alcuni con famiglie già formate o in costruzione, che hanno scelto di rimettersi in gioco accettando mesi di studio, distanza e adattamento.
Le testimonianze raccolte durante il percorso raccontano bene questo passaggio. Gianmarco, intervenuto a Rai Radio 1, ha ricordato il primo giorno alla Scuola: borsoni, corridoi, aule e una consapevolezza cresciuta poco alla volta. Non una scelta vissuta come svolta improvvisa, ma come percorso. Altri, come Filippo e Luigi, hanno raccontato il peso di una decisione presa in età più matura, con affetti e responsabilità già presenti fuori dalla Scuola. Il punto è proprio l’incontro tra queste esperienze: giovani dalla società civile, personale già formato sul campo, aspirazioni individuali e senso del servizio pubblico.
La divisa diventa il punto comune, senza cancellare le provenienze. Le raccoglie dentro un’identità condivisa.
Dalla formazione al territorio: ordine pubblico, cybercrime, frontiere e nuove sfide
Ora la cerimonia lascia spazio agli incarichi. I 275 nuovi commissari saranno destinati alle province italiane, portando con sé una preparazione costruita su materie che raccontano bene la sicurezza di oggi: ordine pubblico, controllo del territorio, misure di prevenzione, scienze forensi, cybercrime, fenomeni migratori e frontiere. Non sono capitoli separati. Sono parti dello stesso lavoro. Una manifestazione sportiva può richiedere lettura dei gruppi, gestione della folla e dialogo con gli organizzatori. Un’indagine può cominciare in strada e spostarsi, nel giro di poche ore, su telefoni, profili social, tracce digitali e circuiti finanziari.
La gestione delle frontiere chiama in causa diritto, umanità, sicurezza e rapporti internazionali. Il corso ha previsto anche un Master di II livello in Organizzazione e politiche di pubblica sicurezza, con approfondimenti su gestione pubblica, etica, tecnologia, geopolitica e capacità relazionali. La parte pratica ha incluso osservazione di eventi, simulazioni e attività pensate per legare teoria e decisione sul campo. È lì che si misura davvero la formazione: non nelle nozioni accumulate, ma nella capacità di usarle quando la situazione cambia in fretta. I nuovi commissari entreranno in questure e uffici dove la richiesta di sicurezza si intreccia spesso con disagio sociale, conflitti urbani, fragilità personali e tensioni politiche.
Serviranno fermezza e misura, rapidità e prudenza, comando e responsabilità. Il giuramento di Roma consegna alla Polizia di Stato una leva numerosa, giovane e composita. Il banco di prova, però, non sarà l’applauso dell’Auditorium. Sarà la vita quotidiana delle città.





