A Roma l’estate porta con sé anche l’allarme furti in casa. La città si svuota, tra ferie, seconde case e appartamenti lasciati chiusi per giorni, e le bande ne approfittano. Il dato che circola negli ambienti investigativi, parla di 34 denunce al giorno e di circa 12.400 episodi nell’anno. Numeri già pesanti, ai quali va aggiunta una quota difficile da calcolare: chi non denuncia, chi lascia perdere per piccoli ammanchi, chi preferisce evitare accertamenti. Intanto, nei quartieri della Capitale cresce la corsa ad allarmi, sensori, videocamere e vigilanza privata.

Roma, 34 denunce al giorno: il peso dei furti e quello che resta fuori dai numeri
La media di 34 furti denunciati ogni giorno racconta solo una parte del fenomeno. Il resto passa dai portoni, dalle chat di condominio, dalle telefonate ai vicini rientrati prima del previsto. In una città grande e diversa come Roma, tra palazzi storici, comprensori residenziali, villini e attici con terrazzi raggiungibili, le situazioni cambiano da quartiere a quartiere. Ma la sensazione è la stessa: sentirsi più esposti.
Secondo i dati, nel 2025 si arriva a circa 12.400 episodi, senza contare le intrusioni mai segnalate. Il sommerso pesa, e non poco. C’è chi scopre che manca poco e decide di non perdere tempo, chi teme pratiche lunghe, chi non vuole spiegare la presenza in casa di beni o contanti. Le forze dell’ordine si muovono così dentro un quadro incompleto, dove i casi più clamorosi, magari nelle abitazioni di personaggi noti, finiscono solo per accendere i riflettori su un problema molto più largo.
Estate e case vuote: così ville e appartamenti finiscono nel mirino
L’estate offre ai ladri la combinazione giusta: assenze lunghe, abitudini facili da leggere, palazzi meno controllati e portieri in ferie. Non servono scene da film. A volte basta osservare per qualche giorno un citofono, una cassetta della posta piena, una tapparella abbassata sempre allo stesso modo.
Le ville e gli appartamenti ai piani bassi restano obiettivi naturali, ma anche gli attici non sono al sicuro quando terrazzi e facciate offrono appigli. Nei quartieri centrali, da Monti a Prati, il valore delle case e la presenza di professionisti o residenti facoltosi attirano gruppi più organizzati. In periferia possono cambiare i bottini, ma non sempre cambiano i metodi. Gli investigatori lo sanno: con il caldo le occasioni aumentano. Le famiglie partono, i condomìni si svuotano, molti affidano la casa a un vicino o a un parente. Può funzionare, certo. Ma solo se dietro c’è un controllo vero, non un messaggio mandato di fretta prima di mettersi in viaggio.
Serrature, grate e ponteggi: come si muovono le bande
Il repertorio è ampio e non si limita alla porta forzata. A Roma agiscono gruppi diversi: maghi della serratura, arrampicatori, ladri capaci di smurare grate, ma anche improvvisati che cercano il varco più facile. Alcuni entrano senza lasciare segni evidenti, lavorando su cilindri e serrature con strumenti sottili.
Altri puntano su finestre, balconi, lucernari, infissi vecchi o grate montate male. Poi ci sono i ponteggi, sempre più presenti per lavori di facciata e ristrutturazioni. Anche quando hanno allarmi e telecamere, restano un elemento di rischio: coprono interi prospetti e portano i ladri vicino a balconi e finestre che normalmente sarebbero difficili da raggiungere. Il caso di via Leonina, con un furto da 700 mila euro nell’abitazione di una professionista, è tra gli episodi più eclatanti.
Negli ultimi anni sono finiti nel mirino anche volti noti come Caterina Balivo, Rosario Fiorello, Massimo Ferrero, Franca Gandolfi, oltre a calciatori come Mattia Zaccagni e Neil El Aynaoui. Nomi che fanno rumore. Ma dietro ci sono centinaia di appartamenti comuni, senza alcuna notorietà.
Allarmi, sensori e videocamere: i romani corrono ai ripari
La risposta dei residenti passa sempre più dalla tecnologia. I vecchi allarmi sonori, da soli, non bastano più. Si cercano sistemi con sensori perimetrali, rilevatori volumetrici, sirene esterne, videocamere collegate allo smartphone e contatti diretti con centrali operative private. Le aziende propongono pacchetti su misura, pensati per chi vuole controllare casa anche da lontano e ricevere subito un avviso in caso di movimento sospetto.
In molti condomìni si discute delle telecamere sui pianerottoli, con un punto fermo: devono rispettare le regole sulla privacy e riprendere solo gli spazi consentiti. Cresce anche l’interesse per i sistemi nebbiogeni, apparecchi che riempiono gli ambienti di fumo artificiale e rendono difficile muoversi o individuare oggetti di valore.
Non sono più soluzioni solo per negozi e uffici. Entrano anche nelle case, soprattutto dove ci sono collezioni, gioielli, orologi o casseforti. La porta blindata resta importante, ma non basta più a far dormire tranquilli. La sicurezza, ormai, si costruisce a strati: ingresso, infissi, rilevamento, immagini, intervento.
Finestre a vasistas, pianerottoli e spioncini digitali: le mosse che aiutano davvero
La prevenzione comincia spesso dai gesti più semplici. Una finestra lasciata aperta a vasistas, anche di pochi centimetri, può diventare un invito per chi sa usare aste, ganci o piccole leve. Lo stesso vale per porte di servizio, balconi comunicanti, cantine e terrazzi condominiali. Lo spioncino digitale, ormai accessibile a costi contenuti, permette di registrare chi si ferma davanti alla porta e può fornire immagini utili in caso di tentato furto.
Le videocamere sui pianerottoli vanno valutate con attenzione, perché devono rispettare i limiti di legge, ma possono aiutare a ricostruire movimenti sospetti. Conta anche il modo in cui si gestisce l’assenza: evitare annunci pubblici sui social durante le vacanze, chiedere a qualcuno di ritirare la posta, non lasciare scatole di prodotti costosi accanto ai cassonetti del condominio. Le bande osservano, studiano, tornano.
Non cercano sempre lo scontro. Quasi sempre cercano il momento più facile. E spesso la differenza la fa una casa che sembra abitata, controllata, meno semplice da violare rispetto a quella accanto.
Fonte Dati Corriere Roma






