Il mercato immobiliare della Capitale stringe sempre più la morsa sulla cosiddetta “fascia grigia” della popolazione, ovvero quel limbo sociale ed economico composto da cittadini che si trovano in una situazione paradossale.
Da una parte, hanno un reddito troppo alto per poter accedere alle graduatorie dell’edilizia residenziale pubblica (Erp); dall’altra, le loro entrate non sono assolutamente sufficienti a sostenere i canoni proibitivi del libero mercato privato.
Per dare una risposta concreta a questa emergenza, Roma Capitale ha deciso di cambiare marcia, siglando in Campidoglio un accordo strategico di assistenza tecnica con la Banca Europea per gli Investimenti (Bei). L’intesa, firmata dal sindaco Roberto Gualtieri e dalla vicepresidente della Bei, Gelsomina Vigliotti, punta alla nascita di una struttura finanziaria inedita per la città: il Fondo per l’Abitare Accessibile.
L’obiettivo dichiarato è quello di stimolare lo sviluppo del Piano di edilizia residenziale sociale (Ers) attraverso una sinergia tra risorse pubbliche e capitali privati, offrendo finalmente alloggi a canoni sostenibili a chi rischia di rimanere senza un tetto.
Il ruolo della Bei: consulenza gratuita per attrarre gli investitori
L’intervento della Bei non si tradurrà, almeno in questa prima fase, in un prestito diretto, bensì in un’attività di advisory totalmente gratuita per le casse comunali. Gli esperti dell’istituto europeo affiancheranno i tecnici del Campidoglio per disegnare la mappa giuridica, finanziaria e gestionale del nuovo Fondo.
La sfida principale sarà quella di costruire un modello di partenariato pubblico-privato che risulti “bancabile” ed efficiente, ovvero capace di attrarre l’interesse e i capitali di investitori istituzionali e player privati, garantendo al contempo il pieno rispetto delle normative sugli aiuti di Stato e sulla contabilità pubblica.

La Bei metterà a disposizione il proprio know-how per la modellizzazione finanziaria delle varie opzioni sul tavolo, che spazieranno da possibili garanzie pubbliche a strumenti di sostegno mirati per gli affitti.
Lo scopo è creare una “pipeline” di progetti cantierabili e avviare una fase di market sounding per testare la risposta dei potenziali partner finanziari. La cabina di regia e le scelte strategiche sulle politiche abitative rimarranno, in ogni caso, saldamente nelle mani del decisore pubblico.
Un vuoto da 30mila alloggi: l’identikit dei nuovi esclusi
I numeri del fabbisogno abitativo a Roma sono imponenti e delineano i contorni di una crisi strutturale. Secondo le stime fornite dal sindaco Gualtieri, la richiesta per l’edilizia residenziale sociale tocca quota 30.000 alloggi. Un vuoto enorme che il nuovo veicolo finanziario pubblico-privato dovrà provare a colmare attraverso l’acquisizione, la rigenerazione urbana e la costruzione ex novo di immobili destinati a canone calmierato.
L’identikit di chi beneficerà di questa misura è stato tracciato dall’assessore alle Politiche abitative, Tobia Zevi, che ha ricordato come la crisi colpisca fasce sociali un tempo ritenute sicure. Il Fondo si rivolgerà principalmente a giovani in cerca di emancipazione, studenti e lavoratori fuorisede, famiglie monoreddito e nuclei schiacciati da salari stagnanti a fronte di canoni di locazione in costante ascesa.
Da Bruxelles, la vicepresidente della Bei, Vigliotti, ha ribadito l’impegno dell’istituzione nel sostenere le grandi città europee in quella che è ormai considerata una delle sfide sociali più urgenti del decennio: garantire il diritto alla casa in un’ottica di coesione sociale e transizione climatica.





