Tra novembre 2025 e maggio 2026, a Roma, una rete di presunti truffatori avrebbe ripulito i conti di decine di persone, soprattutto anziani romani, con un copione studiato nei dettagli: sms falsi, telefonate con numeri camuffati e perfino voci clonate con l’intelligenza artificiale per fingersi carabinieri, poliziotti o operatori di banca. Il bilancio, secondo i carabinieri della Compagnia Roma Centro, parla di 44 persone denunciate e del recupero di una parte del bottino, stimato in oltre 900mila euro.
Maxi truffa a Roma, i numeri dell’operazione: 44 denunciati e 39 casi accertati
I militari hanno ricostruito 39 episodi accertati, tra truffe riuscite e tentate, venuti fuori dopo mesi di verifiche partite dalle segnalazioni delle vittime. Alla fine i denunciati sono 44. Una parte della refurtiva, tra contanti, oro e gioielli, è stata recuperata.
Il valore complessivo supera i 900mila euro. Una cifra che racconta da sola la portata dell’inchiesta: non casi isolati, ma un sistema ripetuto e messo in piedi con metodo. Da via del Corso fino alle zone più periferiche della città, spiegano fonti investigative, il bersaglio era quasi sempre lo stesso: persone sole, spesso anziane, colte in un momento di fragilità. Bastavano pochi minuti al telefono e la pressione saliva subito.
Sms falsi, spoofing e voci clonate: così partiva il raggiro
Secondo quanto emerso dall’indagine, il meccanismo seguiva un copione preciso. Prima arrivava un sms o una chiamata all’apparenza credibile. Sul display compariva il numero della banca o di un ufficio delle forze dell’ordine, grazie allo spoofing, la tecnica che permette di falsificare il mittente e far sembrare autentica la telefonata.

In altri casi, hanno accertato i carabinieri, venivano usati programmi di intelligenza artificiale per imitare la voce di un parente, di un figlio o di un nipote. “Mi hanno chiamata e mi sembrava proprio lui”, avrebbe raccontato una delle vittime agli investigatori, secondo quanto raccolto negli accertamenti. Il punto era tutto lì: togliere tempo per pensare, mettere fretta, creare paura. E far passare come plausibile una richiesta di denaro che, a mente fredda, avrebbe mostrato subito tutte le sue falle.
Anziani romani nel mirino: finti allarmi e bonifici ai complici
Nel mirino finivano quasi sempre persone anziane della capitale. I truffatori, stando agli atti, parlavano di presunti pericoli per i risparmi, di anomalie sul conto oppure di incidenti stradali che avrebbero coinvolto figli e nipoti.
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Il tono cambiava a seconda della situazione. All’inizio rassicurante, poi via via più pressante, quando bisognava chiudere la telefonata con un’azione immediata. “Faccia subito un bonifico”, “trasferisca i soldi per metterli al sicuro”, “serve una ricarica urgente”. Frasi brevi, ripetute, senza lasciare spazio a domande. Così le vittime venivano spinte a fare bonifici o ricariche su carte intestate a complici, convinte di salvare i propri soldi o di dare una mano a un familiare in difficoltà. In molti casi, sottolineano gli investigatori, la chiave era proprio la pressione psicologica: pochi minuti, ma costruiti per non lasciare il tempo di verificare nulla.
L’inchiesta dei carabinieri: tabulati, tracciamenti e immagini per risalire alla rete
L’indagine dei carabinieri della Compagnia Roma Centro è partita dalle denunce delle vittime e si è allargata incrociando più elementi. Da una parte gli accertamenti bancari su carte prepagate, conti correnti e movimenti di denaro. Dall’altra l’analisi dei tabulati telefonici, delle immagini di videosorveglianza, delle banche dati e anche dei profili social.
Un lavoro lungo, fatto di riscontri continui, che ha permesso di collegare episodi diversi e di seguire il percorso del denaro. Non tutti i passaggi dell’inchiesta, per ora, sono stati resi noti nel dettaglio. Il risultato però è chiaro: 44 persone denunciate e una parte del maltolto recuperata. Resta anche un dato che vale come avvertimento: quando sul telefono compare il numero della banca o di una caserma, quel numero da solo non basta. Può essere un travestimento. E a volte anche la voce dall’altra parte della linea non è quella che sembra.




