San Giacomo, c’è il via libera ai fondi per la riapertura: 145 milioni di euro per riportare l’ex ospedale di via del Corso 499 dentro la sanità romana. La giunta regionale del Lazio, su proposta del presidente Francesco Rocca, ha approvato lo schema di accordo con il ministero della Salute e la Asl Roma 1.
Dopo anni di annunci, carte e attese, il complesso chiuso dal 2008 torna così al centro di un piano concreto. Non sarà il vecchio ospedale generalista ricordato da molti romani, ma una struttura dedicata a media e bassa intensità assistenziale, con ospedale di comunità, Rsa e lungodegenza.

San Giacomo, l’accordo sui 145 milioni tra ministero, Regione e Asl Roma 1
L’atto approvato dalla Regione serve prima di tutto a blindare il percorso dei fondi. Il nuovo accordo tra ministero della Salute, Regione Lazio e Asl Roma 1 stabilisce come saranno gestiti i 145 milioni destinati alla riapertura del San Giacomo. Soldi che serviranno per sistemare gli spazi, adeguare impianti e tecnologie, e cambiare la funzione sanitaria dell’intero complesso.
Non siamo ancora alle ruspe nel cortile, ma il passaggio pesa. Perché mette insieme i soggetti pubblici coinvolti e vincola le risorse. Dopo anni in cui il futuro dell’ex ospedale è rimasto sospeso tra richieste dei cittadini e programmi istituzionali, il dossier entra in una fase più concreta.
Rocca ha rivendicato l’obiettivo di “restituire il San Giacomo ai romani”, dentro il riordino della sanità territoriale. Il punto è questo: riaprire una struttura storica senza rifare l’ospedale di una volta. L’idea è usare quell’immobile per intercettare una parte della domanda sanitaria che oggi finisce, spesso anche quando non dovrebbe, nei pronto soccorso.
Prima del cantiere: gara di progettazione e protocollo con Invimit
Il via libera ai fondi si inserisce in un percorso già avviato dalla Asl Roma 1. A febbraio è stata bandita una gara da 3 milioni e 144 mila euro per la progettazione dell’intervento. È il lavoro tecnico che dovrà trasformare l’indirizzo politico in elaborati, tempi, impianti e distribuzione degli spazi.
Il prossimo passaggio sarà il protocollo d’intesa tra Regione Lazio e Invimit, Investimenti Immobiliari Italiani Sgr, indicata come stazione appaltante del progetto. Quel documento dovrà fissare le tappe: progettazione esecutiva, gara per i lavori e poi apertura del cantiere.
La Regione ha indicato più volte l’obiettivo di far partire gli interventi entro l’anno. Un traguardo non semplice. Il San Giacomo è un edificio storico nel pieno centro di Roma, con vincoli logistici, impiantistici e urbanistici pesanti. Non è un contenitore qualsiasi: si trova in una zona densissima, dove ogni lavoro dovrà fare i conti con accessi, sicurezza, tutela del patrimonio e vita quotidiana attorno a via del Corso.
Per questo la parte amministrativa non è solo burocrazia. È il terreno su cui si misurerà la credibilità dei tempi annunciati.
Ospedale di comunità, Rsa e lungodegenza: così cambierà il San Giacomo
Il progetto ridisegna il San Giacomo come presidio sanitario territoriale, con funzioni distribuite sui vari piani dell’edificio. Al seminterrato, su circa 3.605 metri quadrati, sono previste diagnostica per immagini, un blocco operatorio per piccoli interventi, centrali tecnologiche, depositi e spogliatoi centralizzati.
Il piano terra, con circa 4.150 metri quadrati interessati dai lavori, ospiterà fisioterapia, ambulatori, uffici amministrativi, una hall, una sala conferenze e anche uno shopping point. Al primo piano troveranno posto l’ospedale di comunità da 80 posti letto, la dialisi e la Residenza sanitaria assistenziale. Il secondo piano sarà invece destinato alla lungodegenza, con circa 1.835 metri quadrati e 60 posti letto.
La direzione è chiara: meno reparti per le urgenze acute, più assistenza dopo la fase critica della malattia, più continuità tra ospedale e territorio. In una città dove pesano sempre di più l’invecchiamento della popolazione e le malattie croniche, una struttura di questo tipo può diventare una valvola di sfogo per la rete sanitaria.
Il risultato, però, dipenderà da come il nuovo San Giacomo verrà collegato ai servizi della Asl Roma 1. Serviranno personale, procedure, rapporti con i medici di medicina generale, servizi sociali e reparti ospedalieri per acuti. Senza questa rete, anche un investimento da 145 milioni rischierebbe di produrre soprattutto muri restaurati, più che assistenza continua.
Senza pronto soccorso né Dea: il nodo della sanità nel centro di Roma
Il punto più delicato riguarda quello che il nuovo San Giacomo non sarà. Nel piano non sono previsti né pronto soccorso né Dea, il Dipartimento di emergenza e accettazione. Per molti romani, soprattutto nel centro storico, è il tema destinato a far discutere di più. L’ex ospedale è rimasto nella memoria collettiva anche come presidio vicino per le urgenze.
La Regione guarda però a un modello diverso. La nuova struttura dovrà dare risposte di media e bassa intensità, contribuendo ad alleggerire i pronto soccorso con ricoveri intermedi, assistenza post acuzie, dialisi, lungodegenza e servizi ambulatoriali.
È una scommessa organizzativa, non solo edilizia. Se funzionerà, il San Giacomo potrà accogliere pazienti che non hanno bisogno di un reparto per acuti, ma non possono nemmeno essere lasciati soli a casa dopo una dimissione complessa. Se non funzionerà, resterà aperta la domanda sulla copertura dell’emergenza nel centro di Roma, dove turismo, residenti anziani e grande afflusso quotidiano creano bisogni sanitari continui.
Il dossier procede accanto ad altri grandi cantieri della sanità romana, dal nuovo assetto degli ospedali cittadini al progetto per il Policlinico Umberto I, con gara prevista e lavori attesi nei prossimi anni. La riapertura del San Giacomo, però, avrà un peso simbolico diverso. Non riguarda soltanto posti letto e metri quadrati: riguarda il modo in cui Roma decide di usare uno dei suoi luoghi pubblici più riconoscibili.





