A Roma, davanti alla stazione Termini, il cantiere di piazza dei Cinquecento sembra non finire mai. A giugno 2026 una parte dei lavori partiti per il Giubileo è ancora aperta e, intanto, alcune zone già riconsegnate mostrano i primi danni: pavimentazioni consumate, lastre rotte, rattoppi. Anas assicura che la chiusura arriverà entro l’estate, ma davanti alla principale porta ferroviaria della Capitale restano transenne, percorsi obbligati e molti interrogativi.
Piazza dei Cinquecento, il nodo dei lavori ancora aperti
Chi esce da Termini verso piazza dei Cinquecento trova ancora la scena di un grande cantiere: transenne, teli scoloriti, passaggi stretti per pendolari e turisti, cartelli ormai segnati dal tempo. Su alcuni teloni compare ancora il riferimento al 2025, l’anno del Giubileo già passato, mentre la piazza continua a reggere ogni giorno il flusso di migliaia di persone tra autobus, taxi, metro e ingressi della stazione.
«Ormai ci passiamo facendo lo slalom», racconta un lavoratore della zona, fermo alle 8 del mattino vicino al capolinea dei bus. Il punto non è solo l’immagine del principale accesso ferroviario alla Capitale. C’è anche il peso di un intervento molto ampio, finanziato con fondi legati a Giubileo, Pnrr e programma Caput Mundi. Solo sull’area di Termini l’investimento sfiora i 50 milioni di euro: una cifra che spiega la portata dell’opera, ma anche le attese nate attorno alla sua conclusione.

Cronologia del cantiere: dall’avvio del 2023 alle promesse per l’estate 2026
I lavori per la riqualificazione di piazza dei Cinquecento, affidati ad Anas, sono partiti a metà ottobre 2023. Erano stati presentati come uno degli interventi più importanti tra quelli collegati al Giubileo romano. Il progetto copre circa 9 ettari di superficie: 30 mila metri quadrati di marmi e pietre, 20 mila metri quadrati di sanpietrini, 6 mila di asfalto, 10 mila metri quadrati di cemento architettonico e una quota simile destinata a giardini e aiuole. Una macchina enorme, insomma.
A gennaio 2025 sono stati inaugurati il piazzale e alcuni assi della viabilità, ma altri pezzi sono rimasti chiusi: l’area sotto la grande pensilina in cemento armato nota come “Dinosauro”, gli spazi vicino all’uscita della metro e il settore dove era previsto l’arboretum, il boschetto urbano poi non realizzato. Da Anas arriva una linea chiara: «Finiremo entro l’estate, come previsto». Il problema, però, non è solo la data indicata sul calendario. È anche quello che è successo nel frattempo nelle parti già riaperte al pubblico.
Il test dell’usura: asfalto, sanpietrini e lastre già danneggiati
La prova del traffico quotidiano, tra il passaggio continuo dei bus e il peso della mobilità attorno a Termini, ha fatto emergere in fretta diversi problemi. In più punti l’asfalto è sgretolato, i sanpietrini sono mossi o saltati, alcune lastre di basaltina risultano spezzate. Anche marciapiedi, pali e ringhiere portano i segni di urti e cedimenti. Sono danni che si vedono anche attraversando la piazza di corsa: una lastra sollevata vicino alle fermate, una fascia scura spaccata, un tratto rattoppato dove il passaggio degli autobus è più intenso.
Secondo le prime valutazioni tecniche emerse sul cantiere, il problema sarebbe legato soprattutto all’uso pesante dell’area come capolinea strategico del trasporto pubblico. Non una piazza qualsiasi, dunque, ma un nodo che deve reggere frenate, curve strette, vibrazioni e migliaia di passaggi al giorno. «Qui il materiale si consuma prima, lo vediamo tutti», ammette un autista in pausa vicino alla pensilina. Il risultato è che la riqualificazione, in alcune parti, sembra già aver bisogno di manutenzione prima ancora che il cantiere sia chiuso davvero.
Riparazioni in arrivo e rischio nuovi teloni davanti a Termini
Adesso il tema sono le riparazioni. Gli interventi sulle parti danneggiate, secondo quanto emerge, dovrebbero rientrare nelle garanzie previste per le imprese coinvolte nei lavori, spesso valide per alcuni anni dopo la consegna dell’opera. In teoria, quindi, non dovrebbe esserci un nuovo costo diretto per i cittadini. Resta però il nodo dei tempi. Per sistemare asfalto, lastricati in travertino, fasce di basaltina e tratti di marciapiede serviranno con ogni probabilità nuove delimitazioni, altri passaggi provvisori e nuovi teloni davanti alla stazione.
Esattamente ciò che residenti, pendolari e commercianti speravano di non vedere più. La promessa di chiudere entro l’estate 2026 resta in piedi, ma la fotografia di oggi racconta una piazza ancora sospesa tra fine lavori e manutenzioni già necessarie. Per Roma è una questione pratica, prima ancora che estetica: piazza dei Cinquecento è la porta d’ingresso della città per milioni di viaggiatori, e ogni transenna lì davanti pesa più che altrove.





