Roma centro, lo scontro sui b&b entra nel vivo. Gli operatori dell’extralberghiero respingono l’accusa di essere il motore dell’overtourism e contestano la stretta del Campidoglio. Sul tavolo ci sono numeri, mappe e letture opposte dello stesso fenomeno: da una parte la fuga dei residenti e la trasformazione dei rioni storici, dall’altra chi sostiene che il problema non possa essere caricato solo su b&b, case vacanze e affittacamere.
Campidoglio, la stretta sull’extralberghiero resta sul tavolo
La giunta guidata da Roberto Gualtieri da mesi indica l’extralberghiero come uno dei fronti da regolare per frenare la trasformazione del centro storico di Roma. La parola chiave è contenere, soprattutto nel Municipio I, dove la pressione dei turisti si vede di più e la convivenza tra residenti, visitatori e attività economiche mostra crepe ormai evidenti.
L’obiettivo politico è evitare che sempre più appartamenti vengano trasformati in strutture ricettive, con il rischio che interi palazzi perdano la loro funzione abitativa. Il nodo, però, è giuridico: uno stop netto alle nuove aperture, più volte evocato nel dibattito pubblico, deve fare i conti con competenze, leggi e margini reali di azione degli enti locali. Per il Campidoglio, comunque, la questione resta aperta. La perdita di residenti nel centro viene letta come un fenomeno da affrontare anche con regole più dure sulla ricettività turistica, soprattutto dove l’offerta si concentra in poche strade e in pochi rioni.

I numeri di Albaa: letti pieni, letti vuoti e presenze reali
La replica di Albaa extralberghiero Roma, associazione guidata da Federico Traldi, parte dai dati. Gli operatori ammettono che i posti letto dell’extralberghiero superano quelli degli hotel, ma contestano il modo in cui quel numero viene usato nel dibattito. Secondo l’indagine citata dall’associazione, gli alberghi contano 104.724 posti letto e hanno un tasso medio di occupazione dell’85,59%.
L’extralberghiero arriva invece a quasi 150 mila posti letto, ma si ferma a un tasso medio di occupazione del 34,47%, con circa 18,7 milioni di presenze. Per gli operatori, questa differenza cambia molto: un letto autorizzato non significa automaticamente un turista presente ogni notte, né una pressione continua sul territorio. Traldi insiste proprio su questo punto: la ricettività alberghiera resta la struttura portante del turismo romano, soprattutto nelle zone più frequentate dai flussi internazionali. Albaa sostiene inoltre che la pressione turistica complessiva riguardi circa lo 0,1% del territorio comunale, dato che, secondo l’associazione, ridimensiona l’idea di un’emergenza diffusa in tutta Roma. Il problema, semmai, è la concentrazione in alcune aree, dove gli effetti si sentono molto di più.
Centro storico sotto pressione: Trevi, Monti e Castro Pretorio in prima linea
Il dossier non nega che alcuni rioni del centro siano sotto forte pressione. Trevi, Monti, Colonna, Parione e Castro Pretorio vengono indicati tra le zone dove le strutture ricettive pesano di più sulla vita urbana. Il caso di Trevi è il più evidente sul fronte extralberghiero: qui, secondo i dati richiamati dagli operatori, si arriva a 31,61 abitazioni a uso turistico ogni 100, una quota che racconta bene quanto sia cambiato il mercato immobiliare locale.
A Castro Pretorio, però, il quadro è diverso: il rione registra 18.808 posti letto alberghieri contro circa 5.859 posti letto extralberghieri. Per Albaa, è la prova che la presenza dei turisti non coincide sempre con la crescita dei b&b. Nel Municipio I, spesso indicato come l’area più esposta, il peso medio degli alloggi extralberghieri sulle abitazioni viene stimato al 14,85%, con punte più alte in singoli rioni ma, secondo l’associazione, non oltre il 17,86% in alcune zone considerate.
Su tutta Roma, invece, gli alloggi a uso extralberghiero rappresenterebbero in media il 2,26% delle abitazioni. È questo scarto tra media cittadina e concentrazioni locali a rendere difficile una risposta unica: Roma non è tutta uguale, e nemmeno il centro storico vive ovunque la stessa pressione.
Residenti in fuga: affitti, servizi e colpe che non stanno solo nei b&b
La parte più politica della replica riguarda la fuga dei residenti. Per Federico Traldi, attribuirla soprattutto ai b&b Roma centro significa semplificare una crisi più larga. Nei rioni storici pesano affitti sempre più alti, costi di gestione elevati, servizi di quartiere che arretrano, scuole che si svuotano, negozi quotidiani sostituiti da attività pensate per i visitatori.
Chi vive stabilmente in centro si trova spesso davanti a una città bellissima ma scomoda: fare la spesa, parcheggiare, iscrivere un figlio a scuola o trovare un presidio di quartiere diventa più complicato. In questa lettura, l’extralberghiero è una parte del quadro, non l’unico motore della trasformazione. La frase più netta degli operatori è questa: non siamo noi i responsabili del fatto che in centro scappano i residenti. Il punto, sostengono, è che la mappa dei pernottamenti non coincide per forza con la mappa del turismo vissuto ogni giorno: un visitatore può dormire in un rione e passare la giornata altrove, oppure arrivare da alberghi, pullman, crociere, visite giornaliere e piattaforme di prenotazione.
Regolare i posti letto può incidere su una parte del fenomeno, ma non basta a ricostruire una comunità residente. La sfida, per Roma, resta questa: evitare che il centro diventi un fondale senza abitanti, senza trasformare ogni piccolo operatore in un capro espiatorio. Servono regole, certo. Ma anche politiche per la casa, servizi veri e un commercio capace di riportare vita normale dove oggi domina il consumo turistico.






