Geek
di Mattia Nesto 21 Novembre 2022

Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto: Virtual Insanity

Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto vivono di paradossi: tra qualche passo in avanti e moltissimi, troppi, indietro.

L’open-world di Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto  L’open-world di Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto

Dopo la fuga di notizie una settimana, se non dieci giorni prima, l’uscita di Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto, i nuovi titoli per Nintendo Switch del franchise Pokemon, diciamo che da scoprire poteva esserci poco. E invece, durante le numerose ore che ho passato questo fine settimana in compagnia di Pokémon Violetto ho scoperto molte cose.  La prima cosa che emerge, lampante, agli occhi, anche del videogiocatore più appassionato, è come Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto non siano, in soldoni, giochi finiti. Un po’ alla stregua della versione console old-gen di Cyberpunk 2077, Scarlatto & Violetto vivono in una sorta di paradosso (concetto-chiave su cui ritornerò): nonostante siano, a conti fatti, gli ultimi titoli del franchise, e quindi in teoria quelli più avanzati tecnicamente, non lo dimostrano proprio. Infatti vi sono dei momenti, molto numerosi per altro, in cui più che titoli di una “nuova era“, l’era dell’open-world totale Pokemon, paiono una collezione di bug e glitch in serie. E dire che, dal punto di vista “filosofico” del setting, ci sarebbe stato da tantissimo materiale da sviluppare, con un mondo vasto e totalmente libero di essere esplorato in libertà e velocità grazie a una mount, i due leggendari Koraidon e Miraidon, che ci avrebbero permesso di raggiungere ogni punto della mappa di gioco.

Invece pad alla mano Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto, minati da una risoluzione non buona, un’ottimizzazione insufficiente e evidenti cali di frame ogni minuto, hanno minato, nel profondo, la mia esperienza di videogiocatore, videogiocatore che, come espresso qui, è un fan di lunga, anzi lunghissima data del franchise. Il rammarico c’è ed è evidente anche per un altro aspetto, di solito vero e proprio fiore all’occhiello dei giochi sviluppati da Game Freak (e confermato anche da Spada&Scudo): il monster-design, a questo giro, mi ha convinto veramente poco. Se vi sono creature che ho trovato letteralmente deliziose, Greavard ad esempio, altre le ho trovate veramente lontane, dal punto di vista proprio di canone e qualità estetica, dal classico e ottimo monster-design.

I tre starter di Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto  I tre starter di Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto

Avendo apprezzato, pur riconoscendo gli evidenti difetti, ancora una volta tecnici, di Pokémon Leggende Arceus mi sarei, insomma, aspettato decisi miglioramenti per il primo titolo main-line interamente 3D. E invece, sin proprio dai primissimi minuti di gioco, quando ancora ero all’intero della casa iniziale del protagonista, la telecamera si è rotta, mostrandomi, nel più classico dei glitch, i confini della mappa di gioco e bloccandomi in un geodata: questo solo perché avevo “osato” avvicinarmi a un muro per leggere la didascalia di un quadro. Figuratevi lottare in un overworld che, contraddistinto da un level-design pigro e senza guizzi, con le varie creature gettate senza molto senso (“come se gli sviluppatori avessero preso un pacco di patatine e poi, scuotendole, le avessero gettate sulla mappa”), dove ogni tre per due il Pokémon “scivolava” nell’acqua, con me giocatore, se affrontava un avversario in un laghetto oppure precipitava da un crepaccio senza apparente motivo. Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto è un gioco faticoso da giocare per i motivi sbagliati: non è un gioco impegnativo perché il livello di sfida è alto, no, tutt’altro ma perché proprio il software di gioco “rema” sempre contro il giocatore.

Tralasciando le scelte precipue di gampelay, tra cose a mio avviso positive, le tre diverse “strade” che il giocatore può intraprendere e altre molto meno buone, come la nuova gestione delle paletre, Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto sono titoli che, proprio dal punto di vista squisitamente tecnico, avrebbero avuto bisogno, come minimo, di altri nove se non dodici mesi di tempo di sviluppo e beta-tasting in più. E non è “colpa” di Nintendo Switch se girano tanto male: esempi come Monster Hunter Rise o la trilogia degli Xenoblade dimostrano come con il “poco” di Switch si possa fare tanto. E anche Shin Megami Tensei V fa cose egregie in tal senso. Ecco perché Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto non possono, per il mio modo di vedere il mondo del gaming, ricevere un voto superiore al 5.8: sono titoli anziani nel concept e pessimi nell’ottimizzazione, con qualche guizzo interessante rappresentato dalle forme paradosso.

Dopo una campagna marketing spenta e senza guizzi, infatti, siamo venuti a conoscenza che in Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto avremmo potuto osservare, e catturare, forme “paradosso” dei Pokémon: ovvero “ipotesi di creature” primitive e futuristiche alla maniera dei Flinstones. Ne gli Antenati, come ha avuto modo a più riprese di ricordare lo stesso Cydonia, si vede una macchina, quindi un qualcosa di moderno e contemporaneo, interpretato come se fosse nel passato: ciò è un cortocircuito logico, un’auto che “va a piedi”. Ecco, le forme-paradosso sono proprio questo: ipotesi di creature impossibili che però sono in mezzo a noi. Chiaro e evidente come questa innovazione sia tra le cose più interessanti di Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto, anzi per me proprio “la” cosa più interessante. Soprattutto le motivazioni che portano questa o quella creatura a diventare un paradosso le ho adorate. Ho invece apprezzato molto meno la teracristallizazione, ovvero la “mossa proprietaria” della nona generazione Pokémon: non bella da vedere, interessante sì nel gameplay ma di fatto solo per il competitivo. Anche a livello di scrittura, sceneggiatura e trama lo sforzo è stato minimo e, dopo Leggende Pokémon Arceus, per me insufficiente. 

Comunque ho scelto Quaxly in Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto  Comunque ho scelto Quaxly in Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto

Insomma un passaggio a mio avviso a vuoto per Game Freak con due titoli che rischiano di passare alla Storia come i peggiori della serie. Nonostante tutto questo, e un’accoglienza tiepida, per usare un eufemismo, di critica e pubblico, Pokémon Scarlatto & Pokémon Violetto hanno venduto, solo per quanto concerne i pre-order, “come il pane“. Segno di come, evidentemente, la passione Pokemon abbia travalicato i confini della “religione pop” e sia tracimata in una forma di “fanatismo fandomistico”. Continuerò ad amare i Pokémon anche dopo Scarlatto e Violetto però questi due titoli sono dei paradossi: sembrano appartenere al passato, un passato che non sarebbe dovuto più tornare, e invece rappresentano il presente, e futuro (a livello competitivo), del franchise. Una vera e propria forma di “virtual insanity”, insomma.

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