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di Mattia Nesto 23 Settembre 2019

The Legend of Zelda: Link’s Awakening è una festa per gli occhi

Il remake del fortunato gioco per Game Boy del 1993 uscito per Nintendo Switch è dolcissimo e esteticamente impattante

La serie delle avventure dei Legend of Zelda, con protagonista Link armato di scudo e spada, è, come sappiamo tutto, una specie di caposaldo dell’intera arte dei videogiochi. Eppure, nonostante ogni capitolo abbia sempre spinto più o meno sull’innovazione, forse uno degli episodi meno canonici e singolari (in senso positivo) di tutti è stato The Legend of Zelda: Link’s Awakening, gioco uscito nel 1993 per Game Boy (che, qualche tempo fa, “ha compiuto” trent’anni tondi tondi).

Già perché al contrario della classica impostazione da “operazione di salvataggio della principessa Zelda”, qui Link sarà, letteralmente, catapultato in un orizzonte molto diverso dal solito, ovvero l’isola tropicale di Koholint dove spalleggiato dal saggio Tarint e dalla canterina Marin, dovrà tentare in tutti i modi di destare il Pesce Vento, che si trova addormentato su di un colossale uovo proprio in cima del monte che domina l’intero atollo, impedendo al nostro eroe ogni possibilità di riprendere il viaggio verso casa. Collegandosi direttamente dopo i fatti di A Link to the Past (titolo del ’91) Link’s Awakening era stato accolto da pubblico e critico in maniera molto positiva, giudicandolo un ottimo “episodio di mezzo”, dal feeling vacanziero e, giustappunto, tropicalista e con qualche chicca, come ad esempio l’importanza della musica e di suonare gli strumenti, che troveranno la loro massima ispirazione nel successivo Ocarina of Time. Bene fin qui il passato, ma oggi Link’s Awakening è ritornato in una nuova, scintillante e dolcissima versione per Nintendo Switch che noi abbiamo provato e di cui, ancora una volta, ci siamo perdutamente innamorati.

Già perché se di fatto il gioco è, tutto sommato, “quello” (e quindi potremmo definirlo, a tutti gli effetti, un vero e proprio remake del titolo del 1993), questo nuovo Link’s Awakening si segnala per un’estetica molto particolare. Infatti abbandonando lo stile di Breath of the Wild, la “killer application” uscita all’esordio di Switch e che recentemente il Guardian ha decretato come secondo miglior gioco del 21° secolo (qui la classifica completa ), il titolo abbraccia una grafica a “diorama” che rende Link e tutti i vari protagonisti delle specie di, dolcissimi, pupazzetti/statuine che si muovono in un mondo vibrante e super colorato contraddistinto da diversi ambienti e biomi l’uno molto diverso dall’altro (sia dal punto di vista dello stile che da quello della specifica ost, tutte quante deliziose).

Supportato da una visuale isometrica (telecamera dall’alto che ci mostra su schermo una buona porzione della mappa ma senza la possibilità della free cam tipica dei giochi contemporanei) che dona immediatamente una sensazione vintage e old-school che scalda i cuori, Link’s Awakening è, sostanzialmente, quel delicato action con elementi di dungeon crawler che ci ricordavamo, supportato oggi dalla modernità di Nintendo Switch (che, proprio in questi giorni, ha lanciato sul mercato anche il modello lite, ovvero una console più compatta e prettamente portatile). La possibilità di realizzare poi i propri dungeon “fatti in casa”  rende questo gioco una sorta di versione “zeldesca” di Super Mario Maker e aggiunge profondità e durata all’intero gameplay (che certamente in quanto a varietà risente un po’ di staticità dei tempi andati visto che, a parte i puzzle e gli enigmi, alla fine bisogna saltare, proteggersi con lo scudo e muovere fendenti con la spada e poco altro).

Giocando con Link e andando avanti nei vari dungeon ci siamo lasciati coinvolgere totalmente dall’ambientazione: l’isola Koholint è abitata infatti non soltanto da simpaticissimi npc che ci forniranno maggiori strumenti per affrontare l’avventura ma anche da tutta una serie di creature nemiche realizzate con una grafica che definire adorabile è dire poco (perfino i boss, nonostante ci mettano sempre i bastoni tra le ruote, sono talmente pucciosi che viene proprio voglia di abbracciarli da quanto sono teneri!). Dai piccoli polpi che sputano noci ai soliti boblin armata di lancia o ascia fino, attraversare il mondo di Link’s Awakening è veramente una festa per gli occhi. E quando si trova una certa ocarina beh, i feels scoppieranno letteramente nei vostri petti. Se siete dei cuori di panna come noi forse è il caso di prendervi una vacanza, ventisei anni dopo, su quell’isola tropicale assieme a Link. 

The Legend of Zelda – Link’s Awakening

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Senza Titolo Serigrafia di Giò Pistone

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Kit semi misti “MI AMI Festival 2020”, grafica disegnata da Alkanoids. Il desiderio che avresti voluto piantare. Il kit ufficiale contiene: Mimosa Pudica Denominata anche la Sensitiva, la Mimosa Pudica è così casta che basta sfiorarla per innescare una timida reazione nei suoi rami. Al minimo tocco, infatti, le foglie si ripiegano su se stesse, mentre il picciolo si abbassa, creando un danzante movimento con i suoi leggeri fiori rotondi. Oltre a fuggire da incontri hot con oggetti e persone, questo comportamento la caratterizza nelle ore notturne, evitando così incontri ravvicinati. Pisello Viola Désirée Il Pisello Viola è un varietà molto antica, dall’aspetto affascinante per il suo insolito colore, al suo interno, invece, conserva la sua tipica tinta verde. Come ogni varietà è un simbolo -oltre fallico- lunare, nei sogni infatti è sinonimo di fecondità. Molto apprezzato per il suo sapore delicato è l’ideale per zuppe e principesse dal gusto raffinato e desiderose di riposare su un raro ortaggio. Salvia Rossa Famosa per essere utilizzata da Cleopatra come afrodisiaco, la Salvia è una pianta carica di proprietà. Oltre ad accendere la libido negli amanti, è portatrice di sogni profetici, piacere fisico e fertilità. La forma e l’aspetto rugoso del fogliame le donano la nomina di lingua vegetale, per gli animi più romantici la Salvia Splendens, o Rossa, ricorda la sagoma di un cuore. Contiene desiderio, come è giusto che sia fatene l’uso che preferite. Gli ordini verranno evasi dopo il 20 luglio.
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Senza Titolo Serigrafia di Roberta Maddalena

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Senza Titolo Serigrafia di Martina Merlini

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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