The Medium: il primo next generation game è stata una delusione — e vogliamo dirlo subito, senza troppi fronzoli. L’esclusiva Microsoft approdata su Xbox Series X, Series S e PC ha tenuto occupati streamer, content creator e giocatori di tutto il mondo, eppure il titolo di Bloober Team ha mancato il bersaglio su quasi tutti i fronti che contano. È una colossale occasione persa, per almeno tre ragioni concrete: una storia che non riesce mai a decollare, un sistema di gioco che non premia il giocatore e, soprattutto, un horror che non spaventa quasi mai. Andiamo con ordine.
La trama di The Medium: un incipit promettente che non mantiene le promesse
The Medium è la storia di Marianne, una ragazza in grado di entrare in contatto con i defunti. Raggiunta da una misteriosa telefonata, decide di recarsi in un albergo abbandonato di stampo dichiaratamente sovietico, nella Polonia degli anni Novanta, per fare luce su un oscuro intrigo. L’incipit della trama, pur non brillando per originalità, lascia margine di interesse: la direzione artistica è curata e il sound design — firmato in parte da Akira Yamaoka, storico compositore di Silent Hill — è uno dei punti più alti dell’intera produzione. Ma è qui che si esaurisce gran parte del potenziale narrativo del gioco.
La vera “superbia” tecnica di The Medium risiede nella sua meccanica più pubblicizzata: numerosi momenti in cui lo schermo è diviso in due, con il giocatore chiamato a controllare simultaneamente due versioni di Marianne — quella che abita il grigio e reale mondo post-sovietico e quella immersa in una dimensione infernale e distorta. Un’idea ambiziosa, sulla carta. Nella pratica, molto meno.

La meccanica del doppio mondo: perché non funziona davvero
Al di là del fatto che il gioco non raggiunga mai i 60 fps stabili — i frame vengono di fatto divisi tra le due porzioni di schermo — e che su console la fluidità lasci a desiderare, quello che non convince è proprio la trovata dello split-screen. Contrariamente a titoli ben più datati in cui le azioni di un mondo non potevano essere replicate nell’altro, spingendo il giocatore ad adottare strategie differenti, in The Medium non vi è quasi mai vera disparità fra i due piani. L’unica differenza è spesso una questione di sequenza temporale: per raggiungere una rampa di scale nel mondo reale, bisogna usare la magia nel mondo etereo per attivare un meccanismo che, di ritorno nel mondo reale, sblocca il percorso. Un loop ripetitivo che impoverisce il gameplay invece di arricchirlo, rendendo l’esperienza molto meno varia di quanto ci si aspetterebbe da un titolo presentato come “il primo gioco della nuova generazione”.
Combat system, puzzle e personaggi: i tre pilastri che cedono
Il combat system è il punto più critico dell’intera produzione, in special modo nelle sezioni stealth contro il nemico Fauci: le animazioni sono imballate, il controllo del personaggio è rigido e non si ha mai la sensazione di muovere un essere umano quanto un fantoccio digitale. In un thriller psicologico che dovrebbe fare leva sull’immedesimazione, questo è un problema strutturale. Marianne stessa, anche solo a livello di scrittura, risulta piatta: i suoi ragionamenti sono prevedibili, le sue reazioni poco credibili.
Gli enigmi e i puzzle ambientali poi sono davvero poco ispirati: generano un senso di frustrazione sordo e soffocante nel giocatore, che si ritrova spesso a dover compiere una sola azione possibile per avanzare, senza alcuna libertà interpretativa. In un genere che ha in titoli come Silent Hill o Amnesia i suoi punti di riferimento, questa linearità nervosa pesa doppio.
Il verdetto: perché The Medium rimane una delusione next-gen
Nonostante molte riviste e siti specializzati abbiano assegnato voti generosi al titolo — e nonostante le vendite si siano rivelate solide — la delusione resta cocente. The Medium è un gioco che promette la next generation e consegna un’esperienza che si sarebbe potuta realizzare anche sulla generazione precedente, senza che nessuna delle sue trovate tecniche giustifichi davvero il salto. Il merito principale del titolo di Bloober Team, almeno per noi, è stato quello di accendere la nostalgia per Silent Hill: Shattered Memories: quando si pensa a un videogioco diviso in due mondi, la mente e il cuore corrono a quel mondo ghiacciato molto prima che al piano etereo di The Medium. E questo, per un titolo che ambiva a ridefinire il genere, è forse il giudizio più impietoso di tutti.
FAQ su The Medium
The Medium è davvero il primo gioco next generation?
È stato presentato e commercializzato come tale da Microsoft e Bloober Team, ma nella pratica le sue meccaniche di gioco — dallo split-screen al combat system — non offrono un’esperienza che giustifichi pienamente l’etichetta “next gen”. La tecnica dello schermo diviso è interessante ma non sfruttata a pieno potenziale.
The Medium è un buon gioco horror?
Purtroppo no, almeno secondo la nostra analisi. Nonostante la direzione artistica curata e un sound design di qualità, il gioco non riesce quasi mai a generare vera tensione o paura nel giocatore. Il combat system debole e i puzzle poco ispirati tolgono ulteriore credibilità all’esperienza horror.
Su quali piattaforme è disponibile The Medium?
The Medium è disponibile su Xbox Series X, Xbox Series S e PC. È stato uno dei titoli di punta del lancio della nuova generazione di console Microsoft.
Vale la pena giocare a The Medium oggi?
Se si è appassionati del genere e si è disposti ad accettarne i limiti strutturali, The Medium può offrire qualche ora di intrattenimento grazie all’atmosfera e alla colonna sonora. Chi cerca un horror capace di spaventare davvero o un gameplay profondo resterà probabilmente deluso.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






