L’ultima sfida burocratica è caduta. Il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria del Lazio aveva presentato reclamo contro la riduzione di pena concessa a Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, dal Tribunale di Sorveglianza. Quel reclamo è stato respinto, e la data di uscita dal carcere di Rebibbia è ora definitivamente fissata al 24 giugno 2026. L’avvocato difensore Edoardo Albertario ha commentato il provvedimento parlando di “piccola grande vittoria” e definendo il ricorso del DAP “totalmente inconsistente” e un semplice “dispetto” dell’amministrazione nei confronti del suo assistito.
Francesco Storace, ex presidente della Regione Lazio, ha scritto su Facebook: “Finisce una tortura durata troppo tempo. Rebibbia addio.”

La condanna, la misura alternativa e il ritorno in cella
La storia giudiziaria di Alemanno nasce dall’inchiesta “Mondo di Mezzo”, il procedimento che negli anni Dieci ha coinvolto un vasto sistema di relazioni tra criminalità organizzata, politica e appalti pubblici a Roma. Alemanno è stato assolto dalle accuse principali, quelle di associazione mafiosa e corruzione, ma è stato condannato in via definitiva a 1 anno e 10 mesi per traffico di influenze illecite.
Dopo la sentenza definitiva era stata concessa una misura alternativa con servizi sociali, ma la notte del 31 dicembre 2024 era stato riportato a Rebibbia per aver violato le prescrizioni di quella misura. Da allora si trovava in cella nel carcere romano.
I 39 giorni di sconto: le condizioni inumane di Rebibbia
La riduzione di pena si basa sull’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario, lo strumento che consente ai detenuti di ottenere un ristoro quando la pena è stata scontata in condizioni contrarie alla dignità della persona, in violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha riconosciuto che le condizioni detentive subite da Alemanno a Rebibbia integravano questi requisiti, concedendo una riduzione di 39 giorni sul residuo di pena. La decisione non interviene sulla responsabilità penale già accertata: riguarda esclusivamente il modo in cui la pena è stata eseguita. Il reclamo del DAP, che contestava questa valutazione, è stato giudicato infondato.
Dal carcere, le battaglie di Alemanno
Nei mesi trascorsi a Rebibbia, Alemanno ha trasformato la detenzione in una piattaforma di denuncia pubblica sulle condizioni carcerarie italiane. Ha scritto lettere diffuse anche sulle testate online descrivendo sovraffollamento, docce fredde e caldaie rotte, ha collaborato con il detenuto Fabio Falbo alla stesura del libro “L’emergenza negata: Il collasso delle carceri italiane”, e ha contribuito a segnalare la situazione di Antonio Russo, detenuto 88enne che si trovava nel suo stesso braccio di Rebibbia e che poche settimane fa è stato tra i tre detenuti graziati dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Cosa succede dopo l’uscita: il nuovo asse con Vannacci
Sul piano politico, la scarcerazione di Alemanno coincide con una fase di riorganizzazione a destra del centrodestra. Stando a quanto emerge, ad accoglierlo fuori da Rebibbia il 24 giugno potrebbe esserci Roberto Vannacci, eurodeputato e fondatore del progetto Futuro Nazionale, con cui Alemanno sta costruendo un asse politico nell’area sovranista.
Una convergenza che, nel quadro delle elezioni comunali di Roma previste nel 2027, potrebbe avere implicazioni sugli equilibri dell’intera coalizione di centrodestra nella Capitale.





