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Autismo, nel Lazio dieci nuovi centri polivalenti per giovani e adulti

Sul piatto ci sono 5 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo Plus

by Paola Lorusso
14 Giugno 2026
in Salute
Un ragazzo seduto su una scala con le mani poggiate sulla testa

Autismo, nel Lazio dieci nuovi centri polivalenti per giovani e adulti. La Regione ha approvato le graduatorie definitive dell’avviso pubblico per i “Centri polivalenti 2.0 per giovani e adulti con disturbo dello spettro autistico e altre disabilità con bisogni complessi”. Si va avanti, dunque, dopo la prima esperienza del biennio 2022-2024.

Sul piatto ci sono 5 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo Plus per aprire o rafforzare dieci centri collegati alle Asl del territorio. L’obiettivo è seguire adolescenti, giovani e adulti in una fase della vita spesso lasciata troppo scoperta: quella del passaggio dalla scuola all’età adulta, dall’assistenza alla partecipazione sociale e, quando possibile, al lavoro.

Locandina della 33ª Conferenza Europea dei Servizi Sociali del 2025
Locandina della 33ª Conferenza Europea dei Servizi Sociali del 2025

Graduatorie definitive: l’avviso regionale entra nel vivo

Con la pubblicazione delle graduatorie definitive, l’avviso della Regione Lazio esce dalla carta e si prepara a diventare servizio. Non è solo un passaggio amministrativo. Da qui dipende l’avvio dei centri polivalenti 2.0, pensati per persone con disturbo dello spettro autistico e per persone con altre disabilità segnate da bisogni complessi. La prima fase, quella sperimentale del 2022-2024, aveva mostrato una richiesta molto concreta da parte delle famiglie: luoghi vicini, preparati, non limitati alla sola presa in carico sanitaria, ma capaci di lavorare su autonomia, relazioni, abilità sociali e vita quotidiana.

La Regione, attraverso l’assessorato all’Inclusione sociale e ai Servizi alla Persona, ha scelto di proseguire su quella strada. L’assessore Massimiliano Maselli ha richiamato i risultati positivi della prima fase e ha indicato la volontà di portare il modello su scala regionale. Il nodo è importante: molti servizi per l’autismo si concentrano sull’età evolutiva, mentre resta più fragile tutto ciò che viene dopo. Il passaggio all’età adulta, con la fine della scuola e il cambio dei riferimenti, può diventare un salto nel vuoto. Queste graduatorie servono proprio a costruire una rete più stabile in quel tratto delicato.

Cinque milioni dal FSE+ per dieci presidi nelle Asl del Lazio

Il finanziamento è di 5 milioni di euro e arriva dal FSE+, il Fondo Sociale Europeo Plus, destinato a interventi su inclusione, lavoro, formazione e coesione sociale. Le risorse serviranno per dieci centri polivalenti, uno per ciascuna Asl coinvolta in partenariato. L’idea è rendere i servizi più distribuiti nel Lazio, senza lasciare tutto il peso su Roma. Nelle province, infatti, distanze, tempi di accesso e minore presenza di strutture pesano spesso sulle famiglie più di quanto dicano le statistiche.

I centri dovranno lavorare insieme a servizi sociali, sanità, terzo settore, scuole e mondo del lavoro. “Polivalente”, in questo caso, significa proprio questo: non una struttura con una sola funzione, ma uno spazio dove costruire percorsi diversi, in base ai bisogni della persona. Per giovani e adulti con autismo potrà voler dire laboratori per l’autonomia, attività abilitative, esperienze sociali guidate, orientamento professionale e partecipazione alla vita della comunità. La prova vera, però, sarà nei risultati concreti: non solo quante persone entreranno nei centri, ma quanto quei percorsi riusciranno a migliorare la vita quotidiana, sostenere le famiglie e aprire possibilità fuori dal servizio.

Dai 16 anni all’età adulta: inclusione sociale e lavoro

Una delle novità più significative è l’abbassamento dell’età minima dei beneficiari a 16 anni. Sembra un dettaglio tecnico, ma non lo è. Intercettare ragazzi e ragazze prima dei 18 anni permette di intervenire mentre si decidono percorsi scolastici, formazione, prime autonomie e orientamento al lavoro. Per molte famiglie, la maggiore età coincide con un cambio brusco di pratiche, servizi e punti di riferimento. Anticipare l’accompagnamento può evitare che quel passaggio diventi una frattura.

L’obiettivo dichiarato dalla Regione è sostenere percorsi di inclusione sociale e lavorativa, anche attraverso la nascita di start up produttive che coinvolgano giovani e adulti con autismo. È una sfida complessa. Il lavoro, per essere davvero tale, non può ridursi alla presenza in un’attività. Servono valutazioni attente, tempi graduali, tutor, ambienti preparati e mansioni adatte alle competenze, alle sensibilità e ai livelli di autonomia di ciascuno. Quando funziona, il lavoro diventa parte di un percorso di cittadinanza. Non una vetrina, ma un modo per avere un ruolo riconosciuto.

La fascia dei giovani adulti con autismo resta tra le più delicate. Finita la scuola, spesso si interrompono routine, relazioni e occasioni sociali. Il carico torna quasi tutto sulle famiglie. I centri polivalenti possono incidere proprio lì, se sapranno garantire continuità, orari adeguati, operatori formati e progetti personalizzati. La parola inclusione, abusata fino a perdere forza, qui torna a essere molto concreta: frequentare luoghi, imparare competenze utili, scegliere attività, mantenere relazioni, trovare uno spazio nella comunità.

Tecnologie, scuole e centri per l’impiego: il modello 2.0 alla prova dei territori

Il progetto viene definito 2.0 anche per l’uso di nuove tecnologie e per un rapporto più stretto con scuole, università e centri per l’impiego. La tecnologia può essere utile, se resta al servizio delle persone: strumenti per la comunicazione aumentativa, supporti digitali per organizzare le attività, ambienti simulati per preparare esperienze sociali o lavorative, piattaforme per seguire i percorsi. Ma non basta mettere dispositivi in una stanza per migliorare un servizio. Servono operatori capaci di usarli, famiglie coinvolte, obiettivi chiari e verifiche nel tempo.

Il legame con scuole e università può rendere meno brusco il passaggio dalla formazione alla vita adulta. Le scuole conoscono storie, competenze, fragilità e punti di forza degli studenti. Perdere queste informazioni alla fine del percorso scolastico significa ricominciare ogni volta da capo. Le università possono contribuire con ricerca, valutazione, tirocini e formazione degli operatori. I centri per l’impiego, se coinvolti davvero e non solo sulla carta, possono aiutare a costruire percorsi professionali più vicini al mercato del lavoro locale. Il coordinamento sarà decisivo: senza una regia, ogni soggetto rischia di procedere da solo.

Il progetto dei centri polivalenti ha ottenuto il primo posto nel contest nazionale della pubblica amministrazione “PA OK” ed è stato presentato come buona pratica alla 33ª Conferenza Europea dei Servizi Sociali del 2025, in Danimarca, davanti a oltre 700 partecipanti. Riconoscimenti importanti, ma ora la partita si gioca nei territori. Le famiglie guarderanno soprattutto alla facilità di accesso, alla qualità degli operatori, alla continuità dei percorsi e alla capacità di costruire prospettive dopo la scuola. Se i dieci centri riusciranno a tenere insieme welfare, lavoro e comunità, l’autismo nel Lazio potrà uscire dalla logica degli interventi isolati e avvicinarsi a una presa in carico adulta, stabile e riconoscibile.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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