Le sostanze del tabacco entrano nel sangue, arrivano in tutto il corpo e, come ha ricordato l’oncologo Jacek Jassem in un’intervista a Medonet, non c’è un organo davvero protetto. Il rischio, spesso, cresce in silenzio e riguarda anche chi non fuma ma respira ogni giorno il fumo passivo.
Fumo e tumori, numeri che pesano: dal polmone alla vescica
I numeri che gli oncologi ripetono da anni restano durissimi: tra il 25 e il 30 per cento dei decessi per cancro è legato al fumo di sigaretta. Il legame più noto è quello con il tumore al polmone, e qui i dati parlano chiaro: fino al 90 per cento dei casi è collegato al tabacco. Secondo le stime richiamate dall’esperto, un fumatore può avere un rischio di ammalarsi di tumore polmonare da 15 a 30 volte più alto rispetto a chi non ha mai fumato. E non è tutto, perché anche il fumo passivo alza il pericolo: nelle persone esposte in modo costante, l’aumento del rischio può arrivare intorno al 30 per cento.
Ma l’elenco dei tumori legati al tabacco è molto più lungo di quanto si creda: bocca, laringe, gola, esofago, pancreas, stomaco, rene, vescica, cervice uterina, oltre ad alcune malattie del sangue come certe leucemie. Dire semplicemente che “fa male” quasi non basta. Il fumo agisce su più organi e, insieme al rischio oncologico, aumenta anche quello di infarto, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva, problemi di fertilità e disfunzione erettile. Nella vita di tutti i giorni, questo significa anche meno fiato, più infiammazione, recuperi più lenti, pelle che invecchia prima e un peggioramento di denti e capelli, molto prima di una possibile diagnosi di tumore.
Così il fumo colpisce il DNA e manda in crisi le difese del corpo
Il meccanismo, per quanto scomodo da accettare, è noto da tempo. Il fumo di tabacco è una miscela tossica di migliaia di sostanze e decine di queste sono cancerogene. Tra i composti presenti ci sono formaldeide, arsenico e polonio radioattivo. Il punto è questo: queste sostanze danneggiano il DNA delle cellule. All’inizio il corpo prova a riparare i danni, come fa continuamente anche in altre situazioni. Ma se l’esposizione continua ogni giorno, quei meccanismi non bastano più.

È a quel punto che alcune cellule possono iniziare a moltiplicarsi in modo anomalo. Ed è lì che si apre la strada al tumore. Non conta solo quante sigarette si fumano oggi: pesa anche da quanto tempo si fuma e a che età si è cominciato. Per questo i medici usano il parametro dei “pacchetti-anno”, che serve a misurare l’esposizione accumulata nel tempo. Resta però un messaggio che gli oncologi continuano a ripetere senza giri di parole: non esiste una quantità sicura di sigarette. Anche poche al giorno spostano il rischio, e spesso più di quanto molti fumatori vogliano riconoscere.
I segnali da non sottovalutare e il nodo screening
L’aspetto più insidioso è che il tumore al polmone può restare silenzioso a lungo. Quando i segnali compaiono, spesso vengono confusi con altro, soprattutto da chi convive da anni con tosse e catarro. I campanelli d’allarme sono una tosse che non passa o che cambia, la mancanza di fiato, il sangue nell’espettorato, la raucedine che dura settimane, il dolore al petto, la difficoltà a deglutire, le infezioni respiratorie che tornano spesso. Ma anche calo di peso non voluto, stanchezza persistente e febbricola.
Qui entra in gioco lo screening con TAC a basso dosaggio: nelle persone ad alto rischio può individuare la malattia prima, quando intervenire è più possibile. In Polonia, secondo quanto riportato nell’articolo di partenza, l’avvio dei programmi è atteso proprio quest’anno. Sullo sfondo resta poi il capitolo delle sigarette elettroniche, spesso raccontate come un’alternativa meno dannosa. Per ora il quadro è meno chiaro rispetto alle sigarette tradizionali, ma le ricerche già indicano la presenza di sostanze tossiche e di processi biologici che possono favorire infiammazione e danni al DNA. Anche per questo, su questo terreno, la prudenza viene prima di qualunque rassicurazione facile.




